INTERVISTA AGLI ATTORI DI “TEATRALMENTE GIOIA”
4 e 5 maggio, al Cineteatro Cuore “D come… Donna, Danno, Divorzio”.
Per i ragazzi di “Teatralmente Gioia” tanta emozione e voglia di condividerla con il pubblico. Nonostante siano tutti, ma proprio tutti impegnati su altri fronti: studio, lavoro, famiglia e comunità, non si sono sottratti alla sfida proposta dai registi Augusto Angelillo e Giustina Lozito, ovvero proporre un divertente commedia in “siciliano stretto” di Aldo Lo Castro.
Abbiamo pensato di rivolgere alcune domande aperte agli attori.
A pochi giorni dal debutto di “D come… Donna, Danno, Divorzio, teatro è “T come…”?
Per Tina Difonzo (in scena Diana) è “T come tentazione di voler stringere in un unico abbraccio il pubblico”. Per Marica Girardi (Vincenzina Cardaci), T come “… tanta energia e affiatamento tra lo staff, elementi preziosi per la riuscita di una rappresentazione teatrale, oltre – ovviamente – all’impegno, alla concentrazione e al vestire i panni di un personaggio caratterialmente molto diverso da sé.”
Qual è l’emozione che vi domina quando siete sul palco e come la trasmettete al pubblico?
Per Marco Addati (Giovanni Santonocito) “… è un mix di emozioni difficili da esprimere…bisogn
a viverle sul palco per capirne l’intensità!”. Vincenzo Donvito conquista il premio “sincerità” affermando che in scena prevale “l’esserci” e quindi “…soddisfa la mia voglia di mettermi in gioco, stando al centro dell’attenzione…”, per Marica (perfezionista, precisa e affidabile anche in veste attoriale) “…inizialmente tanta tensione, poi predomina la voglia di far divertire il pubblico e di trasmettere l’entusiasmo e la passione che nutriamo verso il teatro.”
Filosofica la riflessione di Tina: “Le emozioni che ti offre il palco, e più in generale la possibilità di poter rappresentare la coscienza del reale, sono molteplici: al primo posto l’indossare una maschera ed essere “altro da sé”, mettendosi alla prova. C’è anche la paura di non riuscire a farcela, un timore che ha dei risvolti positivi, perché ti obbliga a dare il massimo. Infine l’emozione che condividi con il pubblico, del quale capti l’interesse, il grado di attenzione, la pia
cevolezza dello spettacolo….”
Per Elena Milano (Gabriella Santonocito) l’emozione ha un nome: “adrenalina, mi carico come non mai… ho scoperto che durante la prima riesco ad immedesimarmi nel personaggio meglio, rispetto alle prove, e do il massimo”
Alla terza domanda “Il teatro amatoriale è bello perché…?”, nessuna incertezza per Vincenzo: “… Perché permette libertà di espressione!”
Anche Marica sottolinea “…la possibilità di mettersi in gioco e di mettere a disposizione i propri talenti”, condividendoli e contribuendo al successo della rappresentazione.
Per Marc
o Addati il “bello è” potervi approdare indistintamente, senza preconcetti e soprattutto senza “aspettative” ed ansie “da prestazione”.
Tina ne pone in luce la funzione sociale, “… il teatro amatoriale unisce attori e registi, tecnici e pubblico proprio come una grande famiglia… insegna ad esser complici, a costruire sinergie, a rispettare i tempi altrui, questo senza trascurare l’aspetto ludico e comico che rende più “leggera” la fase di preparazione alla rappresentazione. E’ prima di ogni cosa una “scuola”, un laboratorio sociale.”
Elena, infine, afferma con convinzione che “…il teatro amatoriale crea complicità tra di noi, una complicità che si riflette nella vita, inoltre ti allontana dalla realtà, spesso meno piacevole e libera la mente dalle preoccupazioni e dagli affanni quotidiani…”
Una visione teatrale particolarmente “terapeutica”, che di certo produce non solo adrenalina ma anche un bel po’ di endorfine e soprattutto che contagia di entusiasmo e non potrebbe esser diversamente con dei ragazzi così! In bocca al lupo (e crepino gli invidiosi)!