GIACOMO LERONNI – “RICERCATO” POETA
Che la poesia non conosca confini è noto, che imperversi in web è una piacevole sorpresa… e Giacomo Leronni è tra i poeti più “ricercati” del momento.
Le sue poesie viaggiano letteralmente nell’etere e di recente un suo inedito, di seguito riportato, è approdato in http://www.larecherche.it/.
Il poeta gioiese, docente di lingua francese è vincitore di diversi premi nazionali di poesia, tra i tanti ricordiamo LericiPea nel ’98 ed “Ossi di seppia” nel ’99.
Di recente con la sua prima pubblicazione Polvere del bene (edizione Manni, 2008), presentata nello storico Caffè Letterario fiorentino “Giubbe rosse” è giunto semifinalista al Premio LericiPea 2009, risultando vincitore del premio speciale “Opera prima” nella 15a Edizione del prestigioso Premio Nazionale di Poesia “Alessandro Contini Bonacossi”.
Con “Dopo Monte Oliveto” ha, inoltre, conquistato per l’inedito il Premio Letterario Castelfiorentino 2009 e di recente un suo poemetto “I Colori del Fuoco” dedicato ai Martiri gioiesi del 1799, è stato rappresentato dalla compagnia DiversaMente nel teatro Rossini in “Memorie dal Fuoco”.
http://www.gioianet.it/notizie/cultura/783-memorie-dal-fuoco-inediti-atti-delleccidio-del-1799.htm
Questi i suoi versi, corredati da alcuni commenti:
Le parole da tenere a mente
Le parole da tenere a mente
il nastro ottuso o scialbo
che riga l’ombra e la piega
sorpresa, vizio
nel cono acre di uno sguardo
che approda poi ad altri detti
a storie non concluse
aggetti chiusi dall’istinto
parole che non hanno padroni
chiodi senza pareti
mani che nessuno taglierà
crude, oscene
in agguato fra i giunchi
arse per rigettare la tenebra
e poi ancora sognate, disperse
le abbiamo rincorse per poco
ansimanti, arresi
al petto che le ha tese come un dio.
Franca Alaimo – 18/01/2010
Parlare delle parole è proprio di chi le ama ed, amandole, vorrebbe forse raggiungerne quel margine segreto di indicibilità e di mistero che le apparenta tutte al Verbo per eccellenza, del quale sono copie divine, specie se sono partorite dal “petto”, nobile sede dell’anima.
E’ una poesia molto raffinata, amabilmente ambigua anche nella sua struttura sintattica, che esprime una tensione interiore profonda.
Mi piace. E l’autore è giovane!
Loredana Savelli – 18/01/2010
Parole, comunque, “dette” e in quanto tali generatrici di un’altra vita autonoma fatta di ricordi, attese, vizi, bisogni, sogni…
Tutto, pur di “rigettare le tenebre” del “non-detto”.
Questo ho colto dal tuo testo raffinato.