“VIAVAI ED ALTRE ANOMALIE”
Mercoledì, 31 marzo 2010, si è avuta, presso il Teatro Comunale Rossini, la messa in scena di “Viavai ed altre anomalie”, a cura di DiversaMente – società di cultura e teatro -; studio teatrale sperimentale su vari autori contemporanei, tra i quali Samuel Beckett, scrittore, poeta e soprattutto drammaturgo irlandese, riconoscibile per il suo minimalismo e pessimismo di fondo, e legato al “teatro dell’assurdo”.
Con “Viavai ed altre anomalie” assistiamo ad uno spettacolo molto particolare e a tratti surreale che mette assieme elementi del teatro e del cinema con una fusione perfetta. Si apre il sipario e non ci sono gli attori, ma il grande schermo con il consequenziale effetto spiazzante e straniante di chi è lì, e sembra non sapere più il luogo in cui si trova.

Le immagini iniziano a scorrere velocemente, il protagonista – Vito Osvaldo che è anche regista – si abbandona alla musica, la voce è fuori campo. Proseguiamo e lo schermo pian piano diventa trasparente, lasciando intravedere al di là gli attori protagonisti – il citato Vito Osvaldo, Fiorella Cardilli e Giovanna Carelli – in carne ed ossa e capaci, quindi, di renderci la caratteristica dell’immediatezza e dell’unicità del momento, peculiari al teatro.
Ci sarà sempre durante la rappresentazione l’alternarsi degli elementi cinematografici con quelli tipici del teatro dando vita ad una nuova arte, creatura, detta “teatronica” o “teatrocinema”. Si avvale di elementi cinematografici e computerizzati anche per l’allestimento scenografico.
Quest’opera è il terzo episodio di una “trilogia della follia” e discende direttamente dalle due opere precedenti, “Memorie di un
pazzo” di Gustave Flaubert e “Orgia” di Pier Paolo Pasolini. È un viaggio all’interno dei meandri oscuri della mente, si perde nei labirinti dell’anima, ritorna alla dimensione infantile e cerca di andare indietro fino alle origini …
La storia presenta dei risvolti interessanti …
Vi è il ritorno al grembo materno quel luogo che tutto contiene e che inesorabilmente, inevitabilmente e, forse un po’ spietatamente, ci separa dal tutto.
Del resto “L’ARTE NON SI RIVOLGE ALL’AVVENIRE, MA AL PASSATO. COME L’ISTINTO E’ RETROGADA, VIVE – ANCHE