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11 FIRME, “CERCASI”, PER SFIDUCIARE PIERO LONGO

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minoranzaE’ di questi giorni la voce che sul Palazzo municipale si stiano cercando affannosamente e alacremente tra i consiglieri di minoranza e di maggioranza le 11 firme necessarie per sfiduciare la giunta guidata dal sindaco Piero Longo. Una corsa frenetica contro il tempo che, ne siamo convinti, non porterà da nessuna parte.

Teoricamente, considerando quanto accaduto negli ultimi tempi in Consiglio Comunale, ma solo lì perchè parte dei consiglieri dissenzienti con la linea politica del sindaco non hanno alcun partito di riferimento (segreteria), i numeri ci sarebbero ma, in assenza di clamorose smentite, siamo convinti non se ne farà assolutamente niente.

I nostri rappresentanti politici, sindaco in testa, non hanno il “fegato” né l’interesse, sia personale che di “entourage”, non solo immediato ma soprattutto futuro, a porre in atto una azione così eclatante quanto conclusiva. Un “dilemma” assolutamente trasversale che attanaglia diverse “anime”, e di non poco peso, presenti anche tra i banchi della minorpiero_longoanza.

Si continua ad ululare alla luna ma senza costrutto, con il solo intento di ottenere qualche minimo cambiamento favorevole, consapevoli che il sindaco, come ha più volte fatto capire, non tanto a parole quanto nei comportamenti e nei continui silenzi oltre che nelle prolungate assenze dall’aula consiliare, non si dimetterà mai.

Infatti, lui aspetta fiducioso il deposito di un atto (aleatorio) che pur continuando ad essere sulla bocca di tanti esperti o informati dei fatti, ad aleggiare minacciosamente sulla sua testa, non sarà mai sottoscritto.

Una situazione politica tale che rende più che attuale, nonostante sia stato scritto diversi mesi fa, un articolo, a firma di Donato Stoppini, che proponiamo all’attenzione dei lettori.

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La maggioranza lo critica ma non lo … scarica

UN SINDACO IN DIFFICOLTA’

piero_longo_sindaco_gioiaDopo appena tre anni di governo il sindaco Piero Longo sembrerebbe in difficoltà ma, orgoglioso com’è e nonostante l’evidenza, continua a non volerlo ammettere. Attaccato su tutti i fronti, compreso quello interno, cerca in tutti i modi di procrastinare lo scontro frontale, sia con i suoi detrattori istituzionali e naturali, i consiglieri dei partiti di minoranza, che con i suoi stessi alleati di coalizione nella quale si annida un nutrito gruppo di consiglieri di maggioranza, che in più di una circostanza gli hanno apertamente manifestato il loro dissenso sulle scelte amministrative da lui operate.

Una situazione in cui paradossalmente più che dai consiglieri avversi si è dovuto difendere dal fuoco amico, i cui attacchi si sono subito dimostrati ben mirati, oltre che determinati. Al punto da convincere il sindaco Longo, pur di sbloccare la situazione di stallo creatasi all’interno della sua amministrazione, a modificare l’assetto della sua Giunta, non tanto negli uomini, a suo tempo accuratamente scelti e chiamati ad operare al suo fianco per le “riconosciute capacità” nei settori che avrebbero ricoperto, di cui ha sempre elogiato pubblicamente l’operato, quanto nella redistribuzione degli incarichi con relative deleghe.

isdareleUna rotazione, così era stata definita, per sua stessa ammissione, già “programmata”, che però non ha soddisfatto gli amici consiglieri recalcitranti, sempre più convinti della inutilità di questa decisione che risultava essere più di facciata che sostanziale. Una evidente e mal celata insoddisfazione che ha determinato un ulteriore deterioramento nei rapporti, sia politici che interpersonali, se non addirittura professionali, tra loro e gli stessi assessori, a cui Piero Longo non è riuscito ancora a porre rimedio.Una conflittualità in itinere che a lungo andare e di questo passo, secondo alcuni osservatori, potrebbe far cadere prematuramente la giunta Longo, ma non per noi. Un tiro alla fune che dura da troppo tempo, quasi due anni, per pensare che ciò possa accadere oggi.

Infatti, sempre più frequentemente si assiste in sede di consiglio comunale ad una “competizione” in cui i contendenti cercano di mettersi reciprocamente in difficoltà, senza però affondare i colpi. Tutto è ben studiato, calcolato, così come, in sede di votazione, le astensioni o i pochissimi voti contrari manifestati sui vari punti posti all’ordine del giorno. Anche le continue richieste di sospensioni del consiglio o di rinviare le decisioni su determinati punti in discussione, le assenze dei consiglieri, le interrogazioni, fanno parte del gioco, un gioco ovviamente al rialzo, in cui ognuno cerca di omunicipio_bandierettenere il massimo risultato consentito, ben attento a non “ferirsi” con la lama (o spada di Damocle?) di drastiche lacerazioni.

E il prendere e perdere tempo, in questi casi, allontana l’ipotesi di una sfiducia nei confronti dell’amministrazione Longo, soprattutto se la minoranza continuerà a non approfittare di questi assist che parte della stessa maggioranza ha concesso e continua a concedere a piene mani. In molti, dando già per certo ad oggi, 23 marzo, che i consiglieri dissidenti continueranno a fare ostruzionismo, sostengono che il bilancio di previsione comunale sarà il nodo cruciale per la futura sopravvivenza di questa amministrazione, al punto da ventilare l’ipotesi, quasi certa, stante i presupposti, di una sua mancata approvazione.

Ipotesi che escludiamo, perché aprire una crisi istituzionale a due anni dalla fine del mandato sindacale di Piero Longo, potrebbe rivelarsi un boomerang per l’attuale maggioranza, proprio perché tutti sono consapevoli, consiglieri di maggioranza dissidenti compresi, in assenza in questi tre anni di loro governo di una seria e valida programmazione amministrativa, che rischiano di non essere più rieletti.

maggioranzaPer cui si guarderanno bene dal decidere di mandare tutti a casa. Una consapevolezza di cui Piero Longo è a conoscenza e da cui trae la sua forza, tanto da sorvolare, quasi passivamente, se non addirittura “furbescamente”, su quanto accade e viene detto in consiglio comunale dai suoi alleati. Ben sapendo che gli basterà poco per tenerli a freno. Male che vada il solo ventilare le sue dimissioni sarà motivo, di una sia pure forzata “quiete” interna.

Ma al suo arco ha altre frecce. Potrebbe utilizzare le ulteriori deleghe in suo possesso per “tranquillizzarne” alcuni. Oppure, agevolando e accelerando alcune pratiche sospese (polo logistico, area intermodale, interramento binari, area mercatale, urbanistica, Piano Regolatore o Spes), accontentarne altri. Così come, nella peggiore delle ipotesi, sollevando o ruotando ulteriormente alcuni assessori e/o alcuni dirigenti, soddisfare le richieste di altri, anche di minoranza, che lo aiuterebbero a risalire la china, magari assentandosi in alcuni strategici consigli comunali o astenendosi nelle votazioni che contano.

Una caduta che anche loro, i rappresentanti della minoranza, ancora una volta, tutto sommato, non vogliono e non forzano più di tanto perché, aldilà delle richieste di auto convocazione di consigli comunali, dellSergio_Poviae interrogazioni consiliari, o degli esposti alla Corte dei Conti e alla Magistratura, anche loro, come i colleghi di maggioranza, non sono poi così sicuri, non solo di essere rieletti ma di vincere le eventuali successive elezioni.

Una paura avallata dalla consapevolezza di far parte, a distanza di tre anni dalla debacle, di una coalizione ancora alla ricerca di una propria identità coesa, che nonostante i proclami e i tentativi (a vuoto, stante i pessimi risultati ottenuti), si presenta sempre più divisa oltre che litigiosa e individualista. Una forza di opposizione in cui continuano a manifestarsi troppe e solitarie fughe in avanti o inopportuni veti all’ingresso in coalizione di questo o quel partito, alla possibilità di questa o quella alleanza, soprattutto in considerazione di una situazione politica venutasi a creare, suo malgrado, insperata, fin troppo favorevole e su cui fino all’altro ieri nessuno avrebbe mai scommesso un centesimo.

Dissidi interni determinati soltanto dalla paura o dalla sicurezza fin troppo eccessiva in alcune componenti di sinistra di vincere? Oppure, dopo tre anni di “purgatorio”, da una loro congenita miopia mista a incapacità politica?

(Tratto da “la Piazza” n. 2 di marzo 2011 a firma di Donato Stoppini)

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