RAFFAELE NIGRO INCANTA CON IL MAMMUT LUCANO -foto-
Incontro con l’autore, lo scorso 14 luglio, presso la suggestiva cornice di Piazza Luca D’Andrano. Raffaele Nigro, scrittore e giornalista di origini lucane, ha presentato “Fernanda e gli elefanti bianchi di Hemingway”, nell’ambito della rassegna “Luglio 2011 a Gioia – Incontri e Riflessioni nelle piazze e negli archi del paese”, ideata dall’assessorato alla cultura in collaborazione con la Biblioteca Comunale Angelilli e la libreria Minerva.
L’avv. Lucio Romano ha accolto con stima e affetto un autore orgoglioso di essere meridionale e curatore di diverse ricerche condotte nell’ambito della cultura lucana e della storia del sud. Ed è proprio tra Puglia, Calabria e Lucania che si dispiega il fantasmagorico viag
gio di cui Nigro narra nella sua fatica letteraria, nata da un racconto che Fernanda Pivano, divulgatrice della letteratura statunitense, fece a Nigro durante un viaggio in taxi da Milano a Roma.
“Nanda ci parlava continuamente dei mostri sacri della letteratura americana”, racconta l’autore, “e tra questi c’era Hemingway”. Incuriosito dalla “sfortuna” che aveva colpito Hemingway e la sua famiglia, Nigro decise di farne, al momento opportuno, un simbolo, una metafora di qualcosa.
In “Fernanda e gli elefanti bianchi di Hemingway” lo scrittore americano
affianca l’amica Nanda in un singolare viaggio alla ricerca di un mammut tra i boschi della Lucania. È un percorso allegorico, quello compiuto da Nigro nel suo romanzo, perennemente sospeso fra aspirazione alla felicità e desiderio di morte, caratteristiche specifiche tanto della personalità di Hemingway quanto della letteratura novecentesca.
Un racconto in cui il mammut non è che una metafora della vita, della memoria e di un passato in via di estinzione. “Il mammut interpreta la mia concezione della letteratura”, sottolinea l’autore, “che è letteratura non reale”. Innamorato dei racconti orali, Nigro trasferisce la fiabistica nella narrativa italiana che, da Manzoni a Verga,
dal neorealismo alla letteratura post-industriale, è sempre stata intrisa di verità, di aspirazione al realismo estremo.
L’autore lucano attribuisce invece alla fantasia un ruolo cruciale nel dar forma a immagini portatrici di concetti, di significati. Come il mammut, appunto, incarnazione di una cultura in estinzione, quella della grande letteratura italiana ormai sparita, eppure viva nel ricordo di quanti l’hanno conosciuta. Si fa chiaro, quindi, l’intento dell’autore di ridare centralità ad una narrativa magica ed epica, a lungo trascurata a vantaggio di una scrittura essenziale e minimalista.
Si ringrazia Mario Di Giuseppe per l’indispensabile apporto fotografico.