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MICHELE FASANO: SUCCESSO DI CRITICA PER “ADRIANO OLIVETTI”

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Michele-FasanoE’ a firma del regista gioiese Michele FasanoIn me non c’è che futuro…”, un libro e due DVD ieri – 12 ottobre – presentati in conferenza stampa ad Ivrea, per narrare la storia di Adriano Olivetti, un imprenditore ed ancor prima un uomo che della “responsabilità” sociale dell’impresa e del benessere della Comunità in cui essa si innesta, ha fatto il suo vessillo.

Indimenticabile il profilo dell’imprenditore tracciato dal regista, per altro produttore indipendente, laureatosi presso la Dams di Bologna ed allievo di Tonino Guerra.

Sua la “Sattva Films production and school”- produzione cui deve i natali questo terzo progetto filmico – editoriale, preceduto da “Filo di luce” nel 2004 e “Otranto, il Mosaico, il Viaggio di Seth” nel 2009 – su cui è possibile acquistare il cofanetto (libro e DVD) a breve in distribuzione nelle librerie nazionali.

L’opera patrocinata dall’Università di Bologna “Alma Mater Studiorum” con il contributo della Provincia e della Camera di Commercio di Torino, da Piemonte e Marche Doc Film Fund, dal Comune di Serra San Quirino, dalla Fondazione Guelpa Ivrea e dall’Associazione Spille d’Oro Concessionari “Olivetti Italia”, è stata presentata in anteprima presso l’Istituto Italiano di Cultura di Vienna e l’Università di Innsbruck in aprile, ed il 7 settembre a Venezia, al  FOSCARI3 / THE CULTURE BUSINESS PLACE ad una platea di giornalisti e addetti ai lavori dopo la conferenza stampa di presentazione del BIOGRAFILM FESTIVAL, rassegna giunta all’ottava edizione che avrà luogo a Bologna dall’8 al 18 giugno 2012, nell’ambito della quale un’intera giornata sarà dedicata ad Adriano Olivetti.

Il Focus, a cura di Michele Fasano, prevederà una ricca e selezionata filmografia olivettiana, spettacoli teatrali e momenti di dibattito politico di altissimo profilo, organizzati attorno alla visione del lungometraggio.

Di seguito il calendario delle presentazioni del film che vede tra gli ospiti e i relatori illustri personaggi del mondo accademico, culturale, politico e imprenditoriale, ed una recensione dell’opera tratta dal bimestrale “la Piazza” di In-me-non-c-che-futuroottobre 2011.

Le presentazioni in calendario

Ieri, mercoledì, 12 ottobre 2011, a IVREA, ore 17,00 presso l’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa (Cineteca Nazionale), in viale della Liberazione n.4, si è tenuta una conferenza stampa con proiezione del film ai giornalisti; comunicazione di Sergio Toffetti (direttore dell’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa), Michele Fasano, Daniele Segre (Torino Piemonte Film Commission), Beniamino de’ Liguori Carino (Fondazione Adriano Olivetti)  e Italo Cossavella (distributore del Libro / Home Video).

Venerdì, 14 ottobre 2011, prima nazionale a IVREA, ore 17,00 presso il cinema Politeama, in via Piave n.3, in collaborazione con “Slow Cinema” e Libreria Cossavella (Ivrea), con il patrocinio di Comune di Ivrea, Fondazione Guelpa e Fondazione Adriano Olivetti; a seguire incontro con il regista Michele Fasano e Laura Olivetti (Presidente della Fondazione Adriano Olivetti).

Giovedì, 20 ottobre 2011, a ROMA, ore 17,00 presso la Casa del Cinema, Largo Marcello Mastroianni n.1 a Villa Borghese, in collaborazione con Associazione Bruno Trentin (CGIL), Confindustria Nazionale, Fondazione Adriano Olivetti; introducono il film la prof.sa Melina Decaro (docente di Diritto Pubblico Comparato presso la Facoltà di Scienze Politiche della Luiss Guido Carli, nonché Segretario Generale della Fondazione Adriano Olivetti) e Michele Fasano. A seguire discutono del film Guglielmo Epifani (Presidente dell’Associazione Bruno Trentin), Susanna Camusso (segretaria generale della CGIL), Eugenio Scalfari (giornalista e scrittore, fondatore del quotidiano La Repubblica) e Innocenzo Cipolletta (in rappresentanza di Confindustria).

Venerdì, 21 ottobre 2011, a TORINO, ore 17,30 presso Palazzo Cisterna, in via Maria Vittoria n.12, nell’ambito della rassegna “Libri e Cioccolato” presentazione del libro «In me non c’è che futuro…» a cui il film è allegato in dvd. Incontro con Michele Fasano (editore), Marco Maffioletti (autore) e Italo Cossavella (distributore del Libro / Home Video).

Lunedì 24 ottobre 2011, a TORINO, ore 20,30 presso il Cinema Massimo, in via Verdi n.18, in collaborazione con Museo del Cinema di Torino, Fondazione Adriano Olivetti, ISMEL (Istituto per la memoria e la cultura del lavoro, dell’impresa e dei diritti sociali) e AIACE (Associazione Italiana Amici Cinerma d’Essai); a seguire discutono del film Gianni Volpi (critico cinematografico) e Goffredo Fofi (saggista) con Michele Fasano e Laura Olivetti..

Mercoledì, 26 ottobre 2011, a SIENA, ore 18,00 presso il cinema Nuovo Pendola, in via San Quirico n.13, a cura del Campo & Controcampo Siena Film Festival, nell’ambito della rassegna “Nuovo Cinema Italiano da Venezia a Siena” a cura dell’Ass. Amici del Cinema in Terra di Siena. Introduce il film Roberto Barzanti (presidente della Società Giornate degli Autori Venice Days che organizza l’omonima rassegna all’interno della Mostra d’arte cinematografica di Venezia).

Giovedì, 27 ottobre 2011, a PIACENZA, ore 21,00 presso il Teatro Comunale Filodrammatici, via Santa Franca n.33, nell’ambito dell’iniziativa “Impresa_Cultura. Adriano Olivetti 1901-1960” a cura dell’Ass. “CittàComune”, presentazione della prima parte del film “In me non c’è che futuro / Alle origini di un modello”, a seguire incontro con Laura Olivetti.

Sabato, 29 ottobre 2011, a MILANO, ore 17,30 presso lo Spazio Oberdan della Fondazione Cineteca Italiana, V.le Vittorio Veneto n.2 angolo P.zza Oberdan, in collaborazione con Centro per la Cultura d’Impresa di Milano, Fondazione Adriano Olivetti e INAIL, in occasione della “Settimana europea per la salute e la sicurezza sul lavoro in Lombardia”. A seguire discutono del film Renato Rozzi (psicologo del lavoro), Roberta Garruccio (ricercatore di Storia Economica presso il Dipartimento di Scienza della Storia e della Documentazione storica dell’Università di Milano) e Alberto Saibene (saggista) insieme con Michele Fasano.

Giovedì, 10 novembre 2011, a PIACENZA, ore 21,00 presso il Teatro Comunale Filodrammatici, via Santa Franca n.33, nell’ambito dell’iniziativa “Impresa_Cultura. Adriano Olivetti 1901-1960” a cura dell’Ass. “CittàComune”, presentazione della seconda parte del film “In me non c’è che futuro / Il modello comunitario concreto”, a seguire incontro con Michele Fasano e Alberto Saibene.

Venerdì, 11 novembre 2011, a BOLOGNA, ore 18,00 presso  l’Auditorium del DMS, in via Azzo Gardino n.65, in collaborazione con Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Dipartimento Musica e Spettacolo dell’Ateneo bolognese, Fondazione  Adriano Olivetti, Cineteca del Comune di Bologna. Introducono il  film il prof. Ivano Dionigi (Magnifico Rettore dell’Università di Bologna), il prof. Guido Sarchielli (Prorettore, ordinario di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Bologna), il dott. Giuseppe Colpani (Direttore Amministrativo dell’Ateneo bolognese), la dott.ssa Laura Olivetti, il  dott. Gian Luca Farinelli (Direttore della Cineteca del Comune di Bologna), il prof. Guglielmo Pescatore (ordinario di Semiotica dei Media nel DMS dell’Università di Bologna) e Michele Fasano.

Ritratto di Adriano Olivetti nel film del regista gioiese Michele Fasano

“In me non c’è che futuro…”

Michele Fasano racconta…

adriano_olivetti_tesseraMichele Fasano apre il lungometraggio con un primo piano sullo sguardo limpido di Adriano Olivetti che pian piano di allarga mostrando la sua azienda e si chiude in perfetta struttura circolare, sulla stessa foto, mentre la voce fuori campo di Filippo Plancher così recita: “Crede nel valore della spiritualità, dell’arte, della cultura, crede nell’uomo, nella sua fiamma divina, nella sua capacità di elevazione e riscatto…” nel futuro di una umanità imprenditoriale migliore.

L’alternarsi di immagini e filmati con sottofondi musicali “meditati” ed inediti che ne esaltano la bellezza, a testimonianze – interviste in apparenza essenziali, in realtà impreziosite da aneddoti e riflessioni, rendono agile e mai statico l’ascolto.

Abili le cuciture ed il montaggio che rendono protagonista della narrazione l’interlocutore, spesso un ex dipendente, un conoscente, un amico dell’imprenditore, visibilmente a proprio agio nel suo studio o in casa, in un contesto che ne disegna il profilo ancor prima che le parole.

L’assenza di sollecitazioni “udibili” che pur aleggiano nella tessitura del discorso, crea una atmosfera di intima anticipazione, nella quale le emozioni, per quanto contenute, trapelano in un gesto, nell’accalorarsi rincorrendo un ricordo, nello sguardo perso in altri luoghi e altri tempi.

Nasce così un affresco, un composito mosaico che pone direttamente al centro della storia i valori, la bontà e la lungimiranza di un imprenditore poco conosciuto dalle nuove generazioni, ma che davvero tanto ha costruito in anni non facili.

L’accesso all’archivio della Fondazione Adriano Olivetti di cui è presidente l’ultimogenita dell’imprenditore, Laura Olivetti, e l’utilizzo del materiale documentario, di foto e filmati, composti con cura e raffinata arte al pari di una partitura melodica, hanno permesso al regista di restituire al futuro la storia, le speranze, l’esempio di un uomo che ha percepito e dato risposte concrete ai bisogni della sua comunità, ponendadriano-olivetti_fotoo dinnanzi al profitto il benessere del lavoratore, ascoltandolo, formandolo, sostenendo i suoi progetti di vita e di famiglia, il suo futuro.

Senza concedersi un più che legittimo trasporto emotivo, d’obbligo al cospetto di una figura così umanamente e intellettualmente coinvolgente, la narrazione si sgrana attraverso i 72 minuti della prima parte e i 72 della seconda, tenendo ben fermo ed allineato il sestante dell’oggettività storico – scientifica e, paradossalmente, proprio in questa disciplinata “regia” si annida l’emozione più vera: la speranza di un contagio valoriale, di una genesi di buone prassi ad ogni livello in cui le spore di responsabilità, idealità, fiducia possano riprodurre modelli d’impresa socialmente e culturalmente sostenibili come quello di Ivrea.

La Olivetti – afferma Michele Fasanocoprì un terzo del mercato mondiale nel suo settore, conservando un forte radicamento territoriale. Una multinazionale atipica, caratterizzata da politiche sociali avveniristiche, formazione permanente e attività culturali di respiro internazionale, che furono il segreto del suo successo commerciale e non la conseguenza filantropica o mecenatistica dei suoi profitti.

La lettura delle pagine, anch’esse scandite ritmicamente da un’alternanza di voci che cesellano l’immagine di Adriano Olivetti osservandolo da diversi punti di vista, si rivela complementare alla lettura filmica, che tra l’altro si avvale di due supporti, nel primo il film documentario, nel secondo le testimonianze integrali.

In prefazione l’accorata lettera di Laura Olivetti al suo papà, quindi una breve nota dell’autore Michele Fasano, che riverserà in un più esaustadriano-olivetti-lapresse324x230ivo paragrafo il suo pensiero, e dei piccoli saggi-gioiello confezionati da Patrizia Bonifazio, Davide Cadeddu, Francesco Novara, Michele Menna, Beniamino De’ Liguori Carino, Marco Maffioletti, Marco Peroni, Renato Rozzi e Alberto Saibene.

Il ricordo si contamina di emozioni profonde. Benché talvolta esse tradiscano la propria vibrazione solo in filigrana – afferma Fasano –  si rivelano comunque preziose. Adriano Olivetti è un personaggio che attrae i giovani intellettuali, sa dar voce alle loro emozioni soffocate dalla spietata tecnocrazia che parrebbe non ammettere creativi progetti politici di giustizia e libertà. Egli usa il pensiero e lo agisce senza identificarsi con esso, le ideologie per lui sono strumenti, pratiche d’uso, culture. E’ una personalità polifonica, multiculturale, tendente all’armonia, che sa trascendere e comprendere le differenze, tenere insieme spiritualità e materialità, filosoficamente fiducioso in una ontologia dialogica, refrattario a una visione  dialettica che del conflitto sa dare solo un’interpretazione bellica in termini di vincitori e di vinti.“

L’essere umano – rimarca il regista – è chiamato a farsi interprete della creazione perpetua in un dialogo costante con l’alterità tra spiritualità, chiamata a materializzarsi e materialità, esortata a spiritualizzarsi. Il film è un invito all’ascolto, i contenuti spiazzano il senso comune e lo interpellano emozionalmente e cognitivamente. […] Mi sono posto due regole: non cedere alla tentazione di impostare la drammaturgia del film sfruttando qualsiasi tipo di pathos, evitando così mistificazioni e banalizzazioni e rendere visibile che il modello politico imprenditoriale è applicabile, ma manca una classe dirigente all’altezza e culturalmente adeguata.”

Non è stato semplice – conclude il regista – dare alla narrazione filmica una successione lineare senza perdersi nei dettagli, trovare la giusta misura tra omissioni e sottolineature per svelare la trama della proposta adrianea senza esclamativi e accenti emotivi persuasivi.”

Adriano Olivetti – Imprenditore illuminato

Non utopia ma geniale intuizione sociale – presagio di un illuminismo imprenditoriale di adriano_e_operaicui si sente ancor oggi l’esigenza – sostenere le spese degli studi dei figli dei dipendenti e ad essi stessi, se inseriti in un percorso di acquisizione di professionalità utili all’azienda, offrire lo stipendio esentandoli dal lavoro. Ed ancor di più scoprire che nella Olivetti vi sono psicologi, pedagogisti, umanisti accanto ad altissime professionalità tecniche, veri e propri inventori che riversano il proprio ingegno e la propria creatività in un’industria dinamica, processiva e proteiforme, pronta a conquistare i mercati italiani ed esteri puntando alla qualità del prodotto, al design e all’innovazione. La produzione in regime di monopolio può essere venduta a prezzo decuplicato, garantendo margini di profitto per tutti e servizi alla collettività.

Nel ’34 Adriano Olivetti inaugura il primo asilo aziendale, nel ’36 la mensa aziendale ed istituisce i primi convalescenziari per malattie professionali, nel ’37 viene istituito il trasporto gratuito per i dipendenti e le loro famiglie, negli anni ’40 le colonie estive per ragazzi fino a 14 anni e borse di studio anche per tipologie di studio non utili all’azienda, a copertura totale dei costi sostenuti dall’istituto superiore fino alla laurea. Nella sua “fabbrica” vi sono circoli ricreativi e una fornitissima biblioteca. Nelle due ore di pausa pranzo è possibile leggere, giocare a bocce, ping pong o tennis. Negli anni ’50 destina annualmente 500 milioni di lire ad un fondo di solidarietà interno affidato ad un consiglio di gestione istituito nel ’48 di cui fanno parte gli stessi lavoratori. E che dire della visione ecosostenibile attuata a protezione delle città che ospitano i suoi insediamenti industriali? L’azienda – a suo avviso – deve arricchire e proteggere il territorio, non deturparlo. Con competenze urbanistiche ed umanistiche non da poco, investe nella zona industriale, “pensata” a misura d’uomo.

367_standardphoto_1Le vetrate del nuovo stabilimento di Ivrea, ricostruito su disegno di giovani architetti tra cui Figini, Pollini, Zanuso ed altri, sono trasparenti per consentire ai lavoratori di godere del paesaggio e della luce naturale, i quartieri residenziali ed ogni costruzione sono progettati per il benessere del lavoratore. Adriano è il primo industriale in Italia a ridurre le ore settimanali portandole da 48 a 45 con uno stipendio superiore del 20% rispetto alla base contrattuale, a disporre che la maternità venga retribuita per nove mesi (sei prima e tre dopo la nascita del bimbo), senza alcuna sollecitazione sindacale e a fondare a Firenze una vera e antesignana scuola dimarketing e psicologia delle venditeper i suoi agenti.

La Olivetti in quegli anni è un cenacolo, un vero crocevia intellettuale. Tra i suoi collaboratori famosi sociologi, architetti, scrittori, scienziati, psicologi tra cui Franco Momigliano, Paolo Volponi, Bobi Bazlen, Luciano Gallino, Francesco Novara, Bruno Zevi, Luciano Foà, Furio Colombo, Franco Ferrarotti, Tiziano Terzani. Tutti i dipendenti vengono ascoltati, dal dirigente all’ultimo operaio assunto ed i loro suggerimenti presi in seria considerazione ed appuntati dallo stesso Olivetti nella loro cartella.

Sulla parete di una delle officine figura un grandioso affresco di Renato Guttuso e Luigi Nono vi dirige un concerto, numerose le mostre e i festival cinematografici organizzati in azienda.

adriano_a_coloriIn gioventù Adriano, frequenta ambienti liberali e riformisti, collabora alle riviste “L’azione riformista” e “Tempi nuovi” ed entra in contatto con Piero Gobetti, di cui è coetaneo e Carlo Rosselli.

Dopo aver conseguito a 25 anni la laurea in Ingegneria Chimica, lavora come operaio nella sua stessa ditta per ben cinque anni per comprendere – come suggerito dal suo papà Camillo – i processi di produzione ed i reali bisogni dei lavoratori.

In America, presso la Ford apprende le innovazioni sulla gestione del lavoro e le adatta alla realtà italiana. La sua è l’unica azienda a non licenziare neanche nei periodi più bui della crisi. In pieno regime è alla guida dell’auto che porterà Filippo Turati oltralpe, con l’aiuto di Parri e Sandro Pertini. Viene tacciato di essere sovversivo a causa di una lettera spedita in America ed è costretto dal ’44 al ’45 a rifugiarsi a Lugano in Svizzera, qui scrive “Ordine politico della Comunità”, un progetto organico di riforme istituzionali dello Stato definito da Altiero Spinelliopera feconda e originale”.

adriano_in_fabbricaNel ‘55 nel suo stabilimento nasce il primo calcolatore elettronico portatile, intuizione che darà origine ai personal computer, nel ’59 è la volta di Elea 9003, il primo mega computer su progetto Olivetti e negli stessi anni acquisisce l’azienda americana Underwood. La ditta conta 870 dipendenti nel ’33, 4.673 nel ’43, 6.247 nel ’53, 24.200 nel ’58 (14.200 in Italia e 10.000 all’estero) e ben 45.000 nel ’61 e tutti nutrono nei confronti dell’azienda un forte senso di appartenenza.

Il 27 febbraio del 1960, Adriano Olivetti è in treno, in viaggio verso Lugano quando un malore lo strappa alla vita, all’età di 59 anni. Nella sua borsa vi è il progetto della Fondazione Camillo Olivetti, il quale prevede che un 25% dei profitti dell’azienda siano destinati alle università per la ricerca, un 25% alla famiglia, un altro 25% a disposizione degli azionisti ed l’ultimo 25% per i lavoratori.

Non è un caso che sia inviso ed incompreso dai suoi pari, né che non si sia mai iscritto alla Confindustria, distante davvero anni luce – culturalmente ed umanamente – dai suoi ideali imprenditoriali. Alla sua morte suo figlio, Roberto Olivetti, ha minor fortuna. Pur condividendo le idee del padre si ritrova contro la famiglia e nel ’62, in un periodo di crisi e maggior esposizione di capitali, viene costretto, a seguito di accordi politici internazionali, a cedere il settore dell’elettronica alla General Electric americana. L’azienda inizia il suo declino, un epilogo che mai Olivetti avrebbe accettato.

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