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ANNA BARRATTA: A SPAZIO UNOTRE “I CONFINI DEL CUORE”

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anna_barratta_spazio_unotreDecisamente all’insegna della spontaneità e dell’interattività la serata dedicata a “I confini del cuore” di Anna Barratta, giovedì scorso a Spazio UnoTre.

Coinvolgenti i temi trattati, attinti nella quotidianità eppur mai banali, ed appassionata la lettura dei versi presentati dall’autrice, a sua volta emozionante ed emozionata, ad introdurla Giacomo Leronni, ad ascoltarla a distanza Filippo Paradiso, mentori di di poesia.

Osvaldo Angelillo, per l’occasione anche chitarrista e Giovanna Carelli hanno dato voce ai suoi pensieri, li hanno cullati, musicati, interiorizzati, resi roventi e frementi di pathos con la loro esperta e partecipata anna_barratta_osvaldo2interpretazione.

Pompeo Colacicco li ha traslati in geometrici significanti, dando volto e sembianze ad un’intimità che danza tra ombre e luci di chiaroscuri e la trasparenza di una luna riflessa nelle acque del cuore, rubando alla mente le immagini.

Fabrizio Tigri con i suoi interludi classici – esaltante ossimoro melodico – ha ammantato di “solennità” la levità di una poetica che trova nella semplicità e nell’immediatezza i suoi punti di forza.

Le poesie si sgranano negli anni, le lega il ricordo e l’amore, sia esso catarsi “adulta” di irrisolte controversie che adolescenziale trasporto mai appagato dal tempo. Un amore che nutre se stesso, che si autodetermina e del suo esistere – leitmotiv di un’intera vita – diviene taumaturgico vessillo.

Non è un caso che la prima poesia sia dedicata a Milena Bagordo, eterea fanciulla dal perlaceo incarnato che tanto affascinava Anna,… “[…] pallida, bellissima, occhi grandi e anna_barratta_musista2scuri, [..] spenti da un velo di tristezza”, rapita alla vita da un infausto destino.

“I sogni – scriverà la poetessa – non muoiono mai” anche quando “soli e disperati, diventano fantasmi di se stessi.”

Nell’agosto del 2001 gli argini del silenzio vengono travolti daAdesso basta”, la poesia sconfigge il letargico incantesimo degli affanni quotidiani, torna irrompente, eppur misura se stessa, “[…] se il tacere è l’urlo dell’anima, le mie parole coltiveranno il mio silenzio.”

E’ all’amore che occorre dar voce, è l’amore che soffre nei silenzi, che si lascia accarezzare e coccolare dalle parole. Quando gli occhi parlano, i versi ne trasudano.

E adesso, guardami come non mi hai mai guardato, ma nel tuo sguardo costringi il tuo dolore così che io possa leggerlo e possa farlo mio …”, le emozioni si abbandonano alle impetuose tempeste dell’ira, “il corpo si anna_barratta_pittoreperde, la mente lo segue”, poi “in un lampo si apre in frammenti, come piccole frecce, schegge impazzite …” per infine scoprirsi “manichino inanimato nel gran teatro che è la vita.”

La gioia di vivere torna nelle piccole cose, la si indossa così come si indossa la vita “un comodo abito da casa” o la si subisce “come un jeans attillato e sexy, ma tanto scomodo.”

La scelta, anche in tali contesti “può essere libera, ma la rassegnazione è un obbligo che si può tradurre in serenità o pazzia.”

Se nel ricordo di Milena riecheggiano leopardiane emozioni, “L’amore che conosco” è un tripudio di aforismi dispersi in paesaggi catulliani. “Ti amo perché sei forte quando io sono fragile, ti amo perché sei fragile quando meno me lo aspetto, […] ti amo perché sei l’uomo che è in me e sei la donna che io vorrei essere. Ti amo per come mi ami e mi amo perché tu mi ami.”

L’urgenza di narrarsi rende il ritmo incalzante, i versi si inanellano in sillogi brevi e meno brevigiacomo_leronni-barratta, si esplicano in un dialogico e coinvolgente filo conduttore, annodano emozioni incontenibili

L’amore diviene febbricitante passione, anela il contagio, “[…] scivolami dentro come un virus e ammalami ma non guarirmi” e quando la guarigione è in agguato “ammalami con i tuoi baci, contagiami con la tua anima e dammi ancora quella febbre che mi fa bruciare d’amore solo per te.”

Quando è inevitabile finire spiaggiati ai confini del cuore, è il momento di trarre ispirazione dalla luna,  “argentea signora” che conserva memoria e scorte d’amore in tiepide grotte.

Ma è la lettura di “Uno dei tanti” ad incrinare la voce, ricordando quel soldato che ha “guardato negli occhi la guerra” e conosce “il grigio del suo sguardo”.

Termina con un imperativo, “Voglio”, la rassegna poetica che Mario Pugliese ha ospitato nel suo artistico Spazio UnoTre.

“Non mi serve più tutto questo dolore, questo accartocciarsi del mio cuoranna_barratta_buttiglionee su se stesso. Voglio l’inquietudine del risveglio improvviso […], voglio tornare alla sorgente del mio continuo, e risalire la montagna della mia intima essenza; e voglio riprendere il mio cammino, ma questa volta, con la consapevolezza della mia meta, qualunque essa sia.”

Fortunato Buttiglione nella sua attenta esegesi traccia un profilo poetico, non a caso fotografico ed a tratti anche psicologico, della positività di Anna Barratta, “una persona – a suo dire – semplice, positiva, istintiva, molto loquace, eppur profonda, lo si evince dalla scelta non casuale del titolo “I confini del cuore”, sede naturale di palpitanti sentimenti delimitato da confini, luoghi di inizio e fine.”

anna_barratta_pubblicoUna donna che pur provata dalle disillusioni, continua ad aver fede anche nel momento in cui sembra allontanarsene per colorare il futuro con le sue scelte.

Anna Barratta a chi le domanda perché scrive risponde con un sorriso:“Perché mi fa star bene e non potevo permettermi uno psicanalista. Sono una persona che si ribella, non accetto passivamente quel che mi riserva il destino, ho sempre un sogno da realizzare, e se non l’ho, me lo invento.”

Cinzia Eramo sottolinea la semplicità con cui ha confessato le sue fragilità e la complicità che trapela dai suoi vissuti d’amore.anna_barratta-spazio_unotre

Vito Di Fino nell’apprezzare la delicatezza, la sensibilità e la semplicità di una poetica esplicita, che parla al cuore e non necessita di arzigogolate interpretazioni, le chiede se nel futuro ci sarà un salto di qualità che renderà le sue poesie più ermetiche e complesse.

Anna non ha incertezze, lei è così come scrive, la poesia continuerà ad esprimerla nel tempo e lei continuerà ad esprimersi attraverso la poesia. Alcuni suoi scritti saranno a breve pubblicanna_barratta_copertina_libroati nell’antologia “Profumo di rose”, per altre avventure “editoriali” si vedrà.

Non che le manchino gli strumenti creativi per aver successo anche nell’arte culinaria! Un ricco buffet “made in casa” ha deliziato i presenti che in quel di Sammichele potranno ammirare decoupage, oggettistica in pasta di mais, bijoux ed altro ancora, confezionati rigorosamente a mano. Ma i “gioielli” più preziosi, tirati su con sacrificio ed educati con amore (e non poteva esser diversamente), l’opera “prima” di Anna sono i suoi figli Vito, Anna Sara e Michele, la sua musa suo marito, il suo uomo, Giovanni.

Di seguito “Insostenibile”, cifra di una personalità poetica molto più complessa di quanto possa apparire a primo acchito, in grado di esprimere e concettualizzare il disagio di un “rinnegato” presente, unica alternativa possibile ai naufragi del passato e all’incertezza di un sempre più evanescente, complicato, imprevedibile futuro.anna_barratta_declama_poesie

Insostenibile
Per assurdo, o solo per difesa,
spingo la mia mente
fino ai confini del mio reale
e trangugio sorsi di possibile
fino ad averne la nausea,
fino a vomitarmi l’anima addosso,
fino a voler desiderare
di tornare a quell’insostenibile
e tanto rinnegato presente.
Nel ringraziare Fabio Gugliersi per aver prestato le splendide foto inserite nell’articolo, ricordiamo ai lettori che stasera, alle 19.30, il “Presidio del Libro Polifonie” di cui è presidente Orietta.

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