UN CONCORSO PER RIBELLARSI ALLA CRIMINALITÁ

Racconti, poesie e cortometraggi, questi gli “strumenti” attraverso cui gli studenti delle scuole medie e superiori gioiesi esprimeranno nella più “legale” delle competizioni, ovvero in concorso, la loro idea di legalità e appartenenza allo Stato.
Il concorso “Lo Stato siamo Noi” bandito dal dall’Istituto d’Istruzione superiore “Ricciotto Canudo” in collaborazione con l’Associazione Libera di Gioia, pr
esentato il 26 ottobre nell’aula Magna del Liceo Classico P. V. Marone invita gli studenti ad ispirarsi a donne e uomini che hanno osato ribellarsi alla criminalità per comporre racconti, poesie e cortometraggi da inviare entro il 31 gennaio 2012 presso la segreteria del Liceo Classico.
Nel corso della premiazione che si terrà il 29 marzo alle ore 18 nel Chiostro del Comune, ai primi classificati andrà un premio di 200,00 euro (per le medie inferiori) e di 300,00 (per le medie superiori), mentre al 2°, 3° e 4° classificato sarà attribuita una segnalazione di merito con targa personalizzata.
Il dirigente professor Rocco Fazio in occasione della presentazione del progetto saluta i presenti e sintetizza le motivazioni legate al concorso.
La professoressa Grazia Procino confessa di aver da tempo accarezzato l’idea di un concorso sulla legalità. L’incontro con Pino Masciari organizzato presso la Carano dal preside Giovanni Stano e dal professor Giorgio Gasparre e le riflessioni da esso scaturite sono state decisive.
“Mi sono chiesta da cittadina e educatrice cosa potevo fare per dare un segno di cambiamento – afferma la professoressa -, dall’incontro con Pino Masciari, primo testimone di giustizia ad aver detto “NO” alla mafia, sono scaturiti concetti quali la liberazione dal giogo oppressivo, la scelta di dignità, di non solitudine. Ho visitato il suo blog e scoperto che in tanti stan
no combattendo una silenziosa lotta civile, da qui l’idea di un concorso e di un premio letterario su uomini e donne che hanno osato ribellarsi a tutte le mafie che coinvolgessero gli studenti verso un percorso di consapevolezza dei diritti.”
Un’idea sostenuta dal professor Leopoldo Attolico il quale dà voce alla sua profonda emozione rievocando incontri importanti. Primo tra tutti quello con Michele Prestipino, il magistrato che curò la cattura di Provenzano, nel corso di un progetto su mafia tra letteratura e cinema con il professor D’Amato, l’incontro con il magistrato Giovanni Colangelo e il collegamento telefonico con Giovanni Impastato, fratello di Peppino. Ha scoperto attraverso Masciari e la sua storia che ci sono uomini e donne vivi che lottano contro la criminalità e “organizzano il coraggio”.
Pino Masciari è titolare di un’impresa florida presa di mira dalla mafia, nel’94 decide di difendere i suoi diritti, non si lascia intimidire né scende a compromessi e denuncia i suoi aguzzini.
Il suo coraggio non viene però premiato e si ritrova abbandonato a se stesso dalle stesse istituzioni cui si era rivolto per ricevere protezione e chiedere giustizia, senza scorta, solo con la sua famiglia costretta a condividere questa scelta e “scendere negli inferi”…
“A lui e non a magistrati titolati, nei nostri cuori per sempre, illuminati dalla luce della sconfitta ed uccisi dalla mafia – afferma il professor Attolico -, abbiamo dedicato questo premio. La prima difficoltà è stata finanziare questa iniziativa, la scuola non ha denaro. Nasce così una trade union tra scuola e territorio senza
della quale avremmo dovuto rinunciare al nobile tentativo di costruire una coscienza diffusa antimafia. Abbiamo trovato chi, senza una ragione commerciale, ha partecipato, aderito e creduto nel valore morale, etico, affettuoso di questa iniziativa. I nostri sostenitori sono Nicola Savino, l’onorevole Pinuccio Gallo, Giancarlo Castellano e i gestori dell’albergo Svevo cui va il nostro più sentito grazie.”
“Una pagina significativa di contatto tra territorio e scuola – ribadisce Giorgio Gasparre nel ricordare che gli stessi sostenitori hanno contribuito all’allestimento del laboratorio informatico della scuola Carano – educare alla legalità vuol dire far crescere l’economia di una società.”
“L’associazione Libera – continua Attolico – è al nostro fianco nella parte organizzativa. In questa prima edizione il concorso è esteso solo a Gioia, non avevamo il tempo e la forza di pensare a qualcosa di
più alto. Come coniugare un tema di grande concretezza alla creatività e sollecitare i giovani a pensare che si costruisce pezzo per pezzo l’Italia? Abbiamo quindi pensato ad una prima sezione dedicata alla poesia, una seconda alla narrativa, ovvero ad un racconto anche di fantasia su una figura che combatte l’illegalità ed infine a brevi cortometraggi. Abbiamo scelto un approccio estetico, di bellezza e valore da opporre allo squallore della illegalità attraverso iniziative che hanno senso se si parla al cuore e alle menti dei giovani.”
“La commissione tiene conto non solo delle sensibilità del territorio, ma anche delle intelligenze e delle disponibilità. Abbiamo in giuria il senatore Ferdinando Pappalardo, i professori Dina Montebello e Rocco Fazio, operatori della comunicazione quali Patrizia Nettis e Dalila Bellacicco, un ex alunno Giuseppe Procino e la poetessa Hafida Faridi. Il 29 marzo e non come inizialmente progettato il 21, data in cui si terrà la marcia di Libera a Genova, nel chiostro del Comune avverrà una bella festa, una giornata di allegria. Il vescovo di Locri Giancarlo Bregantini ha detto: “Occorre creare legalità giorno per giorno. Se le mafie arriveranno al punto di farci perdere il sorriso, allora avranno vinto”, una riflessione su cui riflettere e quanto mai esaustiva.”
Dina Montebello rimarca l’importanza dei Pon sulla legalità, “… un seme cresciuto grazie alla capacità di “far rete” delle scuole, di collegarsi insieme a Libera, una associazione delle associazioni fondata da don Ciotti il 25 maggio del 1995 cui aderiscono 4.500 scuole e che avvia progetti sulla legalità, sui beni confiscati, sull’impegno contro la corruzione. Anche Gioia ha una sua vittima illustre, Donato Boscia, forse una delle più giovani vittime della mafia. Legalità, trasparenza, giustizia, impegno contro la corruzione sin dalla scuola alla famiglia, sono queste le pietre per costruire l’edificio della legalità. Lo stato siamo noi, ed invito i sostenitori ad esporre nelle loro aziende il nostro motto: “Io sto con Libera”.
Nicola Savino, invitato ad intervenire, afferma di essere guidato dalla passione.
“Io lavoro con i ragaz
zi, la funzione dell’impresa è creare un percorso che la coniughi con la solidarietà. Sono stato un privilegiato, ho avuto genitori straordinari, faccio un lavoro straordinario… lo sento come un peso questo privilegio, così come sento di dover prendere degli impegni ed operare nella solidarietà…”.
Per Giuseppe Gallo che ricorda i fasti di quand’era studente del Classico, i valori della legalità sono quelli fondanti di una società che deve lottare contro non solo la mafia ma anche la delinquenza, la corruzione, la violenza.
Il signor Giovanni Falcone il cui nome rievoca più di un ricordo, sottolinea l’importanza di partecipare al concorso non per vincere ma per coinvolgere studenti e famiglie, alle imprese un monito: il primo esempio di legalità è dare dignità ai lavoratori.
Concludono Giorgio Gasparre, il quale auspica che questo progetto possa incidere anche nel quotidiano, scoraggiando quei comportamenti mafiogeni che adulti e ragazzi assumono anche inconsapevolmente ed Esther Celiberti che suggerisce di allargare il confronto ed invitare sociologi dello spessore di Renate Siebert che nei suoi saggi ha scandagliato il familismo ed i rapporti tra mafia e società.
(foto Donato Stoppini)