LIBIA: LA GUERRA È FINITA, MA GLI INGLESI RESTANO, A GIOIA

Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, volato a Tripoli per celebrare la conclusione dell’intervento militare in Libia, cessato ufficialmente alla mezzanotte di ieri dopo sette mesi e quasi 27mila missioni aeree, oltre un terzo d’attacco, ha offerto la disponibilità ad aiutare la Libia a costruire le nuove istituzioni nel campo della sicurezza e della difesa anche se la Nato «non ha alcuna intenzione» di installare basi militari in Libia.
Un’ipotesi percorribile probabilmente da alcuni Paesi alleati nell
‘ambito di relazioni bilaterali con Tripoli, tenuto conto che il Cnt non dispone dei radar e velivoli indispensabili a controllare gli ampi spazi aerei nazionali. Londra ha ottenuto di poter mantenere i propri velivoli sulla base di stanza qui a Gioia del Colle nell’ambito delle iniziative militari discusse la settimana scorsa in Qatar dai Paesi “amici della Libia”.
Dopo mesi di silenzio sull’impegno bellico italiano, la Marina militare ha reso noti i dati sull’impiego dei jet Harrier che tra marzo e luglio hanno volato s
ulla Libia dalla portaerei Garibaldi. Alle celebrazioni dei 20 anni del Gruppo aerei imbarcati, il 27 ottobre a Grottaglie (Taranto) un depliant distribuito agli ospiti evidenziava che dal 18 marzo al 19 luglio «i velivoli hanno effettuato 273 missioni operative, ripartite in 12 missioni di difesa aerea, 176 di ricognizione e sorveglianza, e 85 di attacco al suolo» per un totale di 560 sortite e 1.200 ore di volo. Si tratta dei primi dati ufficiali (ma mancano quelli dell’Aeronautica) del contributo italiano che secondo i indiscrezioni avrebbe complessivamente superato le 8mila ore di volo in circa 2.300 sortite.
Altre rivelazioni sul ruolo dell’Italia nella guerra sono emerse ieri da un articolo del Washington Post che attribuisce a Hillary Clinton il merito di aver saputo placare l’ira di Silvio Berlusconi dopo che la Francia aveva inviato quattro suoi jet Rafale a colpire una colonna di tank in Libia tre ore prima dell’inizio ufficiale della campagna aerea internazionale, il 19 marzo.
Anche se la guerra sembra conc
lusa la situazione in Libia resta instabile. Ieri a Tripoli si sono affrontate, a colpi di mitragliatrice che hanno provocato due feriti, bande di miliziani di Zintan che occupano alcuni quartieri. Ridimensionato invece l’allarme lanciato dal dimissionario premier del Cnt, Mahmoud Jibril – a cui proprio ieri è subentrato Abdul al-Raheem al-Qeeb – per il ritrovamento di armi chimiche e «nucleari» nei depositi dell’esercito di Gheddafi.
(fonte il sole24ore)