LICEALE GIOIESE VINCE TAPPA REPUBBLICA@SCUOLA

“Indignato”. Penso di aver sempre disprezzato questa parola. Sempre mi è parsa così limitata e ipocrita. Il suo significato infatti è “non ritenere degno”. Ecco, qui tutto si interrompe. O meglio si interrompeva. Ora questa parola non riesco più ad associarla, come facevo prima, a delle povere comari intente solo a storcere il naso dinnanzi a qualsiasi cosa, con un’espressione di disgusto finalizzato solo a dare al Paese l’impressione di essere gente “per bene”. Ora essa ha un nuovo significato rivoltoso, non-indifferente, rivoluzionario.
Personalmente, sono indignato: dalla perdita dei valori morali della nostra società, dalla stampa monopolizzata, dai Tarantini, dai Lavitola, da Arcore, dalle uova sulla Bocconi, dalla Tav, dai Black Bloc, dalle veline-ministre, dal pranzo a 3 € in Parlamento, dai tagli all’istruzione pubblica, dai condoni fiscali, dal finto perbenismo, dai monaci tibetani suicidi, dalla mafia, dall’espulsione
degli immigrati, dai preti pedofili, dai cervelli face-lobotomizzati di migliaia di adolescenti e adulti, dalle droghe, dal prezzo del pane, dalle morti bianche, dall’inquinamento, da chi mi consiglia di emigrare, dai congiuntivi inesistenti, dagli anziani che invece di crescere i nipoti e di tramandare quel poco di cultura che ci è rimasta, saltellano arzilli per i salotti televisivi, dal grana padano, dai vitalizi, da Paolini che vende di più di Carofiglio, dagli studenti picchiati nelle piazze, da Obama che cancella tutte le sue promesse con la crisi, dagli U2 che evadono il fisco in Olanda, dalla meschinità dell’Uomo, dalle pensioni di 600€ mensili, dalle barzellette al limite dell’indecenza, dal “do ut des” assoluto generale, da Londra disprezzata della Lonely Planet, dal Chiapas conosciuto solo per le crociere, da chi leggendo del Chiapas, pur non conoscendolo non si sforzerà neppure
di googlarlo, dai valori “sbagliati” che “inculcano” a scuola, dal Tg1, dai quattro televisori nelle case di chi si lamenta del figlio semi-analfabeta, dalla gente che definisce un paese “tranquillo” non capendo che in realtà è “morto”, dai neofascisti, dalle lauree acquistate come l’insalata, dallo spread, dai bulli, dall’omertà, dal linciaggio di Ghedaffi, dagli Scilipoti, da chi preferisce la coerenza all’intelligenza, dall’impotenza del governo nei confronti del mercato, dalla nostra passività nel subire tutto questo, dal fatto che ho già superato 2500 caratteri.
Ora è arrivato il momento di fare. Di far scomparire quell’espressione indignata dai nostri volti, senza voltare lo sguardo in un altro luogo. Forse anche perché ora qualsiasi sia il luogo a cui volgiamo lo sguardo troveremo sempre e solo la desolazione e il vuoto, ma poco importa, perché noi finalmente, soli, colmeremo tutto questo Vuoto.
(Indignati nel vuoto – di VITO ALBERTO LIPPOLIS del Liceo Classico Virgilio Marone di Gioia del Colle, Bari – fonte repubblica)