MOSTRA PRESEPI, UN CHIOSTRO SILENZIOSO E INCUSTODITO-foto

30 dicembre, ore 19… è sera, la porta di Palazzo San Domenico è socchiusa. Nel chiostro buio e deserto il silenzio denso e greve è interrotto da un canto natalizio soffuso… distante, proviene da uno dei presepi, anch’esso racchiuso in un surreale, mediatico contenitore: il tubo catodico di una televisione anni ’70, originale creazione di Francesco Biferno. Mulini, macine, scale a pioli, ponti e rocce su cui pascolano minuscole pecorelle ed altrettanto minuscoli personaggi. A fatica si scopre il luogo in cui è arroccata la natività, distratti dal brulichio affaccendato in una così insolita e minimale cornice.
I clamori festosi dell’inaugurazione di qualche giorno prima, l’allegra confusione ed il vocio delle scolaresche presenti, un lontano ricordo di cui si è spenta anche l’eco.
All’ingresso due alberi di Natale decorati, per coniugare le due tradizioni, con messaggi stellati tratti da scritti di Madre Teresa di Calcutta, dal Vangelo,
aforismi di autori famosi e riflessioni attestanti fede e amore.
Gioia soccorso ha affidato ad un geometrico percorso di luci – lampioni tra neve farinosa e sabbia il compito di illuminare un presepe suggestivo e curato nei dettagli, dalle casupole in cartapesta alle tende di tela bianca, lussureggiante di vegetazione su più livelli.
Per il Centro di Ascolto “Dal silenzio alla parola” la natività è vissuta nel contesto sociale in cui ope
ra. Non pastorelli, artigiani e pecorelle, ma operatori che distribuiscono cibo e pane per i poveri, che “vestono la dignità”, che assistono gli ammalati di Alzheimer, che servono nella mensa dei poveri ed offrono un tetto a chi non l’ha. Casupole di carta – tante quanti i luoghi “abitati” dal centro – hanno interni arredati con cura. Qua e là messaggi disseminati sulla paglia e al centro una natività che domina per dimensioni e semplicità.
Per il Corpo Forestale dello Stato una piccola grotta sovrastata da un albero che la natura ha addobbato di bacche rosse, protetta da colonne di fieno, sullo sfondo un suggestivo tricolore in velo.
Particolarmente originale e raffinato nella disposizione dei soggetti e delle piante, il presepe allestito dalla Polizia Municipale, cui va il plauso ed un virtuale premio della critica, davvero mol
to bello!
Uno sterminato deserto… domina il beige in tutto, anche nel cielo, interrotto da un drappo blu, dal verde di piante grasse, alternato ad erbe e ramoscelli secchi disposti con cura e dai colori delle statue. Tocco di classe, la pietra “rosa del deserto” e Gesù adagiato su un prezioso ricamo in chiacchierino, suggestiva anche la scelta delle luci dorate, disseminate ad arte.
Decisamente imponente per mole e spazio occupato, il presepe del Comitato Festa Patronale capeggiato da un San Filippo in preghiera con lo sguardo perso verso tanta magnificen
za.
Più che un presepe un villaggio colmo di arredi e oggetti in miniatura, con anfore, forno, pane, pozzi con secchielli e catene in alluminio, ponti, scale e pastorelli in riposo sotto gli alberi, ochette, pecorelle… anche in questo contesto la natività appare smarrita fra tante presenze.
Roccia, pietra e case colorate stile naif per il presepe dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Domina la grotta “hangar” ricoperta di muschio sotto cui si intravede il supporto in rete metallica. Gesù è poggiato su bianco tulle, un corteo festante di gente gli rende on
ore. Nel cielo di raso blu si è persa la cometa.
Per l’Associazione Arma Aeronautica un presepe futuristico, nel cielo un planetario, sulla Terra alieni verdi, astronauti, navicelle spaziali e persino un ufo. Unica nota reale in una così surreale rappresentazione, la natività sotto tegole di ardesia.
Il presepe della Losapio, con originali statuine in creta lavorate e dipinte a mano, si presenta colorato, allegro, “pensato” con ingenua freschezza, così come il fiume in carta alluminio e la sterrata di bianchi sassolini tra muschi
o e paglia.
Ed ancora il presepe in carta e foto delle prime classi della San Filippo Neri in “continuità” con la scuola d’Infanzia del II Circolo e dell’Immacolata. Una miriade di angioletti di carta rosa, verdi, gialli e celesti, con aureole di porporina dorata e visini sorridenti ritagliati da foto, mani giunte per i più piccini, per i “grandi” parole importanti scritte con grafia incerta: pace, solidarietà, amicizia, umiltà, speranza…
Gesù Bambino e la sua Mamma, San Giuseppe, il bue e l’asinello in fogli di carta disegnati restano in estasiato ascolto del coro angelico.
“Petali di Pietra” ha allestito un presepe – tempio molto ad effetto, tra colonne in stile romano – greco scolpite con cura e poste su costruzioni in pietra chiara sovrastate da una stella, anch’essa in pietra. La natività – un dipinto in decoupage – appare a suo agio incorniciata da un così importante e artistico supporto storico.
Il presepe di Domenico Maurizio con fanciullesco entusiasmo ricorda che “da duemila anni non si vede una notizia più interessante di questa” mentre quello della Croce Rossa, complice una falce di luna rossa di orientale rimando, si presenta fastoso e sontuoso nel suo oro e bianco, con drappi di seta candida per cielo e grappoli di stelle cadenti, raso per ricordare la coltre di neve, arabeschi dorati, cuscini, abeti e persino steccati di oro. Un’opulenza che si confronta, (o scontra?) con
l’immagine della povera grotta in cui il Figlio di Dio scelse di nascere.
Il canto proveniente dalla televisione, al pari di un carillon, continua a ricordare che è Natale, ma nessuno pare accorgersene, nel surreale ed incustodito silenzio del chiostro.
Scatti fotografici a cura della Redazione di GioiaNet con la collaborazione di Mario Di Giuseppe.