PRO.DI.GIO.: “NO AD ALLEANZE CON PARTITI E COALIZIONI”

Un acronimo accattivante – “Pro.Di.Gio.” – per dar vita ad un progetto cittadino condiviso nella cornice del cine-teatro del Sacro Cuore.
Sono in ventuno coloro che hanno deciso “di metterci la faccia” per realizzare un sogno e progettare la città del futuro.
Ad apertura della convention – “regia” di Donato Colacicco, protagonisti Annamaria Longo, Pierluigi Mancino e lo stesso regista, direttore tecnico e di scena Piero Romanizzi – un “fuoco incrociato” di aforismi in antitesi concettuale sulle buone e cattive prassi sociali e politiche, recitato da Annamaria e Filippo Ripa
.
Un approccio ad effetto che pone sin dall’inizio l’accento sulla contraddizione di fondo vissuta dai cittadini divisi tra idealismo e cinismo, rispetto delle regole e negazione delle stesse, altruismo ed egoismo. Sottofondo quanto mai indovinato “It’s wonderful” di Paolo Conte.
Prende la parola Donato Colacicco, ricorrono due termini nel suo discorso “a braccio”, diretto e in alcuni casi – in riferimento alla politica e ai politici “fallimentari” – anche spietato: sogno e visione.
Racconta di aver avuto dei sogni sin da ragazzo e di essersi impegnato per realizzarli, e di averne ancora all’età di 41 anni. Di contro, con disappunto, ammette che oggi i ragazzi di 20, 30 anni “sono arrabbiati dentro”, non credono più in nulla, non hanno alcuna fiducia nel futuro, non sanno più sognare…
“In tanti – a detta di Donato Colacicco – ci incoraggiano ad andare avanti, ma non se la sentono di unirsi “ufficialmente” e
d esporsi. Sono artigiani, commercianti, piccoli imprenditori che temono “rappresaglie” o comunque di non poter lavorare tranquillamente, se osano contraddire i poteri forti della politica. Ma se il politico di turno sbaglia è dovere dei cittadini sottolinearlo e pretendere – nel momento in cui spreca denaro pubblico – che se ne vada perché ha fallito […]. L’unica vittoria è per la comunità, tutto il resto è sconfitta”!
“Se maggioranza e opposizione non vanno nella stessa direzione, se continuano a rimpallarsi le responsabilità – rimarca Colacicco -, non si va da nessuna parte. Occorre confrontarsi con le realtà di altre città, di altre nazioni”… allargare gli orizzonti e condividere un progetto di più ampio respiro.
Passa, quindi, la parola al colonnello Pierluigi Mancino, direttore di Amministrazione dell’Aeronautica in distacco a Bari con incarichi a Roma e in altre città, il quale definisce “temerario” il progetto che si andrà a presentare per diversi motivi. Primo tra tutti convincere una parte dell’elettorato ad appoggiare “Pro. Di. Gio.”, un gruppo di persone provenienti dalla società civile, apartitico, non schierato, con obiettivi ben delineati e proiettati nel tempo.
“Se tra un mese la base non sarà cresciuta, lavoreremo comunque per il futuro, non saremo contro nessuno ma per tutti, manterremo la nostra identità e autonomia e punteremo sul gioco di squadra”.
Ha le idee chiare: perché un progetto abbia presa, convinca e si radichi sul territorio
occorre del tempo e le elezioni sono ormai alle porte. Un “prodigio” può sempre avvenire, soprattutto se in tanti – disgustati dalla mal politica – vorranno accordargli fiducia, d’altra parte astenersi potrebbe solo favorire il ritorno sugli scranni dei politici di sempre e in tal caso “tempo due anni e si tornerà a votare, e noi saremo pronti”.
Una slide con i vari punti all’ordine del giorno ben elencati sottolinea i concetti espressi.
“E’ la base che proporrà gli obiettivi da raggiungere – continua Mancino – obiettivi controllabili, trasparenti e coerenti con le risorse. Non ha senso proporre progetti faraonici se non si hanno le risorse per realizzarli, se ci sono difficoltà, bisogna farle presenti al cittadino e non prenderlo i
n giro”.
Conclude il suo intervento con un pensiero di Kennedy che sente di condividere a pieno: “Non pensare a quello che lo Stato può fare per te, ma a quello che tu puoi fare per lo Stato”.
Anche per Annamaria Longo il bene comune è prioritario e la politica ha il dovere di perseguirlo.
“Tra di noi non ci sono persone che abbiano fatto politica, io e Piero abbiamo delle esperienze marginali, lui come candidato in una lista civica, io con un breve incarico assessorile, non ci sentiamo di certo politici navigati, semmai inesperti… La parola “politica” viene spesso percepita con accezione negativa, ma non è così. Essa ha il dovere di porre al centro di tutto il bene comune e garantire la libertà come valore assoluto. Le persone devono essere al centro dell’attenzione prima, durante e dopo
nel progetto della città. Occorre programmare azioni che migliorino la vita di tutti, il rispetto della persona è prioritario. Chi sta al potere non deve far passare per favori quelli che sono diritti. In tanti pensano che le liste civiche siano inutili, destinate a durare poco, anche quando raccolgono consensi, in quanto non possono essere appoggiate a livello provinciale, regionale e nazionale. E’ un luogo comune assolutamente sbagliato. Anche in questo settore ci sono delle regole, occorre insistere, mettersi in gioco… Non c’è peggior scommessa di quella non giocata!”.
Vengono quindi presentate le linee programmatiche, dei veri e propri imperativi sine qua non:
- attuare una democrazia partecipata attraverso forum periodici quadrimestrali per informare la comunità su appalti, spese, affidamenti ed incarichi;
- rilevare criticità e bisogni;
- condividere le scelte strategiche.
“I cittadini devono sapere come viene speso il loro denaro – precisa Donato Colacicco – capire perché una persona riceve un incarico, e non ritrovarsi nei posti strategici chi è stato trombato ma va accontentato lo stesso. Togliamo di mezzo la gente incompetente…”.
Come per ogni programma che si rispetti, va attuato anche un “modus operandi”, in particolare va definita sin dall’inizio la squadra del governo.
Nelle slide “Pro. Di. Gio.” si impegna a dire NO ad alleanze con partiti e coalizioni, NO ad apparentamenti per il ballottaggio, NO ad appoggi esterni alla maggioranza, SI’ a supporto di decisioni a favore della comunità, SI’ a proposte di idee e progetti.
Colacicco precisa a coloro che lo han visto “andare di parrocchia in parrocchia” di essere stato invitato e di aver ascoltato tutti gli “attori” politici, da Longo a Povia, dal PD al PdL. A tutti ha chiesto perché mai avrebbe dovuto dare il beneficio del dubbio a chi in otto anni ha fallito.
“Non sono rimasto convinto – dichiara – non c’è nessun progetto o non lo vedo… manca una visione della città. Spesso non ho la percezione di chi ha la responsabilità di una struttura di cui non conosco il servizio che sta offrendo o offrirà… Parlando della Spes e dei due milioni di debiti, non mi si può dire ‘ma Gioia è pulita’ perché un buon lavoro che ci toccherà pagare così caro non è un obiettivo raggiunto ma un fallimento “amministrativo” per l’intera collettività e non sarà indolore. Invito tutti, chi vuol sognare, progettare, costruire la città del futuro e lasciare il segno, mettendoci le idee e la faccia, a venire domenica 5 febbraio alle 17 nella struttura di fronte al Penny Market, saremo ospiti di Piero Romanazzi”.
A fine serata capannelli di politici (ce n’eran davvero tanti s
e non tutti o chi per loro!) hanno commentato a caldo l’arrivo di questa nuova realtà politica e “tastato” il polso ai suoi protagonisti, alcuni – a onor del vero – con inquietante sollecitudine, altri con paternalistici apprezzamenti, fondamentalmente convinti che difficilmente ci sarà un futuro a lungo termine per “creature” non protette da scudi e colori. Altri ancora sono restati nelle retrovie, in paziente attesa… forse poco convinti che dietro così bei discorsi non ci sia un progetto “apparentato” e quindi pronti – da esperti franchi tiratori – a prendere le dovute “misure” e difendere strenuamente il consenso acquisito negli anni, pensando, tra l’altro, sia atto dovuto.
Perché il progetto sia vincente è sulla gente comune, quella più lontana dalla politica e dai suoi interessi trasversali che Pro.Di.Gio. dovrà puntare, conservando fermi il timone e gli obiettivi.
Una per quanto impercettibile forza “vettoriale” agita sia pure in nome del bene comune ma diversamente percepita da un elettorato sempre più disincantato ed esigente, potrebbe fare e non poco la differenza, senza il “collante” di carismatici leader o di una fede politica che a tutto e tutti assolve.
Scatti fotografici a cura di Maria Castellaneta che ringraziamo per la cortese collaborazione.