LUCILLA PELLEGRINO, L’ARTE IN UNO SCATTO FOTOGRAFICO

Lucilla Pellegrino, ventunenne esperta in grafica e fotografia, nel cassetto un corso per tatuaggi e piercing, punta il suo obiettivo sull’educazione allo sguardo e alla lettura dell’immagine fotografica.
Le sue foto non sono mai scontate.
Arte e tecnica si fondono nelle geometrie di immagini “scolpite” di cui si avverte la fisicità, la tensione, dotate di una possente aura. Lo stigma dello “scatto d’autore” è un copy right inciso a fuoco e d’istinto sulle sue foto, che indossano il bianco e il nero con fresca e sobria eleganza, vestendo l’audacia dei soggetti di provocante poesia. Nel “non” colore la determinazione di chi sa di poter “osare”, sfidando ogni ingessata ipocrisia tatuandosi un artistico tattoo – seducente mantra di iconografico disdoro – o ferendosi con impossibili piercing prima ancora che sulla
pelle nell’anima. Nel colore tutti i gradienti di una inconfessabile fragilità.
Sconcertanti e sconvolgenti scelte comunicative possono svelare una conflittualità irrisolta tra l’essere e l’apparire, un intimo disagio da esorcizzare sfidando e provocando lo sguardo, per catturare l’effimero, lasciar sbiadire banalità e ovvietà e creare “Arte”.
La realtà è un pretesto. E’ la luce, l’angolazione, il taglio a rendere reale il virtuale e virtuale il reale. L’illusione tende agguati “digitali”, ma è analogica la mente progettuale, la scelta di esaltare un particolare e sfocare uno sfondo, rendere evanescente un dettaglio e rimarcarne un altro.
“L’inquadratura non è mai scontata. La luce non è accessoria. Il soggetto non è mai casuale. Nel momento dello scatto – afferma Lucilla – nella mente ne ho già “impressionato” l’idea, scaturisce da un’emozione che contestualizzo attraverso l’immagine e posso condividere con tutti”.
Reale e virtuale dialogano ininterrottamente, si confrontano. La mente focalizza il sottile confine tra i due orizzonti, l’uno riflesso nell’altro, per coglierne l’estemporanea, mutevole essenza.
Un brivido in superficie, un tremulo, tribale baluginio, l’eco di correnti tumultuose e sconvolgenti tempeste agite nelle profondità oceaniche dell’Io. Un tormento che si placa nella ricerca della più intima e fugace emozione racchiusa in un gesto casuale, nell’obliquità di uno sguardo, nel soffuso chiaroscuro di un’ombra.
La fotocamera – magia tecnologica cui Lucilla ricorre per catturare istanti di eternità – si rivela un potente talismano attraverso cui conquistare il mondo ed il futuro ed al contempo un burqa dietro cui nascondere “analogiche” insicurezze da mutuare – con virtuale assertività – in ardite certezze.
(tratto dal bimestrale “la Piazza”)