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LEO PALMISANO: “L’ITALIA É UN PAESE DA RICOSTRUIRE”

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dopo di lui libro leo palmisanoSi nomina Berlusconi, e si potrebbe quasi parlare dell’autobiografia di una Nazione. E quando si parla di un’autobiografia si va lontano nel tempo cercando le radici remote della più acuta nevrosi della storia d’Italia. Nevrosi che investe il sistema politico ed economico, ma maggiormente un sistema di valori morali e culturali che sprofondano sempre più. Trattasi di una catabasi, di una caduta della storia verso il basso.

Trattasi di una nevrosi psichica che si cerca di analizzare in un dibattito attivo, avuto nella serata di mercoledì 22 febbraio, presso Spazio Unotre, location dedita al confronto artistico e culturale, e messa gentilmente a disposizione dalla generosità di Mario Pugliese.

Incontro durante il quale si è avuta la presentazione del libro: ‘DOPO DI LUI – cosa sarà dell’Italia dopo Silvio Berlusconi’, inchiesta giornalistica restituitaci dalla penna del sociologo barese Leo Palmisano, ed edito Caratteri Mobili, interessante casa editrice barese.

Molteplici le tematiche discusse durante l’appuntamento, nato dall’inedita collaborazione del circolo Arci Lebowski e Meters-Studi e ricerche per il sociale. Si parte dal 1994, data dalla quale la storia della politica italiana è legata a Pier Silvio Berlusconi “Presidente del Consiglio per molto tempo, e soprattutto governatore dell’immagine nazionale”, così si esprime Leo Palmisano in un momento del dibattito. Ed è a quell’immagine che è strettamente legato quel fenomeno infimo che va sotto il nome del berlusconismo.

leo-palmisano-unotre-2Fenomeno che non risparmia nessuno, senza esclusione di colore e partito, perché frutto della più becera comunicazione di massa, tesa al rovesciamento e allo sgretolamento di ogni valore morale e culturale. Si parla di come l’interesse privato sia entrato in politica, e in proposito l’autore del libro asserisce: “[…] Bene, questo è il berlusconismo. Berlusconi ha fatto in modo che l’interesse privato potesse entrare in politica, e nutrirsi di questa”. A ciò si aggiunge l’aver lanciato il messaggio che non servono meriti e competenze se chiunque può raggiungere cariche istituzionali di rilievo.

Parla del ruolo della donna ridotto a mera merce di scambio, iniziando dai programmi televisivi come Drive in: “È qualcosa che viene da molto lontano”. E di rimando chiede sarcasticamente all’uditorio: “Ma quel valore quanto è diffuso anche a sinistra?”. La domanda sa di retorica, perché i valori, ahinoi, vengono introiettati, ed assunti come una seconda natura.

Silvio Berlusconi – continua l’autore – si attesta come un uomo politico che ancora detta le condizioni in questo Paese”. E alla domanda postagli sul se il berlusconismo è un fenomeno alimentato non solo dalla sua presenza, ma anche dalla sua assenza”, Leo risponde in tono amaro: “L’Italia è un paese che procede per rimozione”.

Altra tematica scottante, come sottolinea Piera De Giorgi che, assieme a Giovanna Magistro, ha condotto la serata, è quella del disincanto, della disillusione dei giovani, leo-palmisano-unotre-3della generazione denominata ‘TQ’, dove ‘TQ’ sta per trenta-quaranta, come afferma con malinconica ironia l’autore barese.

Leo Palmisano crede fermamente che l’Italia sia un Paese da ricostruire, e con veemenza sostiene: “[…] Solo il rispetto delle regole democratiche garantisce il rispetto del Paese, e il dibattito democratico dovrebbe nascere all’interno dei Partiti che dovrebbero tornare ad essere delle palestre di idee”.

Si richiama a Gramsci, il quale credeva che solo la sovrastruttura culturale è in grado di renderci realmente liberi. Un incontro che si rivela essere un momento di autorganizzazione realmente proficuo, perché, detta con Gaber, “la libertà, non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.

 

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