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MICHELE FASANO, REGISTA GIOIESE, OSPITE AL BIF&ST-video

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Michele-FasanoGrande soddisfazione per il regista gioiese Michele Fasano invitato, per domani martedì 27 marzo 2012, al BIF&ST International Film Festival per presentare il suo ultimo lavoro dal titolo “In me non c’è che futuro”, un documentario fuori concorso scelto per la prima assoluta della sezione “Cinema&Storia”.

Una Produzione Sattva Films production and school srl, con la Sceneggiatura il Montaggio e la Fotografia di Michele Fasano, Musiche a cura di Marco Dalpane.

L’anteprima del documentario, introdotta dallo stesso regista, sarà proiettata alle ore 22.15 presso il Multicinema Galleria, Corso Italia 15 a Bari.

La prima parte del film, “Alle origini di un modello” (72 min.), pone attenzione alla poliedrica quantità di fonti di ispirazione di Adriano Olivetti e alla radice paterna delle sue attenzioni plurali, il che fa del padre Camillo, per il figlio Adriano, l’accesso diretto non solo ad una disciplina e ad una metodoloadriano-olivetti fotogia professionale, ma anche ad un atteggiamento tipico degli ambienti più avanzati della ricerca politico sociale del socialismo riformista degli inizi del secolo XX, da cui Adriano di certo prende avvio (da Turati e Prampolini, frequentazioni del padre, fino a Salvemini, Rosselli, Gobetti, amici di Adriano). Accanto alla descrizione delle origini della “idea olivettiana”, man mano si chiarisce la complessità del “modello olivettiano”, nella sua concretezza e compiutezza, per coglierne il nesso con le cause remote, meno immediatamente evidenti. Come dire, nella prima parte del film si parla del seme e del germoglio.

 

La seconda parte del film, “Il modello comunitario concreto” (72 min.), completa il quadro tramite un intreccio analogo a quello della prima parte. Qui, però, si alternano la adriano e operaidescrizione del pensiero politico più ampio e del progetto costituzionale federalista di Adriano Olivetti, affascinato intanto dal Personalismo di Maritain e Mouneir, con la descrizione della fase matura del modello comunitario applicato nella fabbrica di Ivrea. In tal modo si offrono quelle suggestioni che permettono allo spettatore di intendere la visione dello Stato Democratico che aveva in animo Adriano Olivetti. Si comprende come, arrivando da lontano, nella fabbrica trovarono concreta realizzazione esemplare dinamiche politico sociali che intendevano essere applicabili su più ampia scala, in definitiva, ad uno Stato Italiano che altrimenti non avrebbe potuto essere definito davvero democratico. Come dire, nella seconda parte del film si parla delle diverse fioriture derivanti dal seme originario… e dei loro frutti, purtroppo non colti, se non nella piccola grande enclave olivettiana.

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