INTERVISTA A GIOIESE GIUSEPPE GASPARRE, RICERCATORE

Qualche mese fa grazie alla pubblicazione della ricerca sul gene mutante bifronte – divenuto famoso con il nome di “Onco-Giano” – su Cancer research, il ricercatore genetista Giuseppe Gasparre ed il suo staff sono assurti agli onori della cronaca (GIOIESE, GIUSEPPE GASPARRE, SCOPRE GENE ANTITUMORALE).
Il 28 marzo Gasparre si è aggiudicato una prestigiosa borsa di studio di 90.000,00 € assegnata dalla Fondazione Umberto Veronesi “per progetti di ricerca di elevato profilo scientifico e ampia ricaduta sulla salute pubblica” (GIUSEPPE GASPARRE PREMIATO DALLA FONDAZIONE VERONESI).
La cerimonia di consegna delle 95 borse di studio è avvenuta al Campidoglio, sotto lo sguardo commosso di papà Giorgio e mamma Annamaria.
Abbiamo chiesto a Giuseppe quali caratteristiche deve avere un progetto per essere “vincente”.
“Un progetto vincente? Per me è uno con una gran dose di innovazione, uno che rivisiti anche concetti già noti ma che li contestualizzi diversamente. Deve avere una solida strategia sperimentale basata su anni di pubblicazioni precedenti che ne abbiano dimostrato le fondamenta. E poi oggi vanno per la maggiore, ed io sono favorevole a questa tipologia, i progetti ad alto rischio/alto impatto, come credo sia il mio. I finanziamenti europei vanno in questa direzione ed anche l’Italia pare si stia adeguando. Il finanziamento sarà investito tutto nella sperimentazione pre-clinica delle applicazioni dell’Onco-Giano, non c’è dubbio. Il progetto è su questo argomento. Uno o due ragazzi riceveranno una borsa grazie alla somma ricevuta e il resto servirà a pagare gli elevatissimi costi della ricerca, in Italia ancora paghiamo l’IVA per intero sui reagenti, non si fa da nessun’altra parte!
E’ opportuno precisare che le borse di studio “individuali” sono state assegnate a giovani ricercatori provenienti da 11 paesi, i finanziamenti invece sono ben diversi. In generale la fondazione è una cosa tutta italiana, perciò il bando è rivolto ad italiani, un discorso di dimensione europea non si può fare in questo caso”.
La ricerca italiana, come tutti sanno, non versa in buona “salute”, come viene vissuta questa realtà dai suoi protagonisti?
“Il futuro della ricerca italiana. Bella domanda, quanto impossibile da rispondere. Non vorrei fare la “Cassandra” della situazione, l’argomento merita approfondimento… L’intervento del ministro Profumo e quello del ministro Balduzzi hanno accennato poco e niente alla ricerca italiana, questo per dare una dimensione di quanta verve ci sia sull’argomento. Senza le pochissime charity italiane come AIRC, Telethon, e qualche fondazione, la ricerca sarebbe quasi morta, di certo non sono i fondi ministeriali a mandarla avanti e siamo poco competitivi sui fondi europei. In più, quando il finanziamento è affidato a organizzazioni italiane, trovare una vera “peer review”, cioè una valutazione tra pari meritocratica, è cosa rara. Insomma, tempi non duri, durissimi”.