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COMENIUS, GLI STUDENTI RACCONTANO VISITA IN CECA

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comenius-visita-ceca-docentIl nuovo progetto Comenius ‘Eat (inter)national’ che vede l’Istituto ‘Canudo’ in partenariato con Istituti della Repubblica Ceca, Francia, Inghilterra ha avuto l’inizio ufficiale a Chotebor nella Repubblica Ceca in una atmosfera calda e primaverile. Gli studenti degli istituti partner accompagnati dai docenti responsabili del progetto e da Dirigenti scolastici hanno compiuto una vera e propria full immersion nella cultura ceca, hanno infatti affinato le ‘key competences’ degli studenti non solo nella comunicazione in lingua inglese, la lingua franca degli incontri, ma anche nelle competenze digitali, ai ragazzi è stato chiesto di preparare una presentazione della propria città e delle tradizioni pasquali, gli studenti inoltre hanno avuto l’opportunità di affinare quelle competenze interpersonali che hanno consentito loro di raggiungere una certa comprensione della realtà europea in cui vivono i ragazzi e le famiglie della città ceca visitata.

Oleg, Yannick, Sarka, Drahomira, Jana, Pavel, uomini e donne europei dalle vite affascinanti e complesse, hanno collaborato per far sì che l’esperienza dei giovani europei provenienti da tante parti d’Europa fosse speciale, il programma del meeting ha previsto visite ufficiali alle autorità locali ed alle maggiori attività produttive della zona con una speciale attenzione però alle tradizioni e ai costumi locali perché nel Comenius la realtà europea non si misura attraverso la conoscenza di comenius-ceca-liceali-allocontenuti astratti ma attraverso l’esperienza condivisa scaturita dal sapere, dal saper essere e saper fare attività insieme.

Ci si è immersi nelle tradizioni pasquali con la decorazione delle uova, dei dolcetti, ci si è cimentati nella cucina tradizionale, la delegazione italiana ha realizzato i piatti della nostra tradizione locale: pasta e fave bianche, orzo con vin cotto e aromi mediterranei, tarallini il tutto finalizzato ad una ‘charity fair’, una raccolta fondi da destinare ad una famiglia bisognosa. ‘Eat (inter)national’, titolo del progetto, è stata anche una realtà condivisa, una realtà nuova per gli studenti che hanno scoperto le fasi della realizzazione, i sapori, gli odori dei piatti (inter)nazionali..

Il Comenius dunque come conoscenza, collaborazione, condivisione di esperienze, amicizia, comunicazione, pace, conoscenza delle radici, orgoglio nazionale, disposizione all’ascolto e alla comprensione delle differenze, voglia sempre, però, di trovare l’unità. Prossimo incontro in maggio in Francia nella regione di Bergerac.

GLI STUDENTI SI RACCONTANO

 

COSA C’É DI MEGLIO…. (Simone Ungaro I D Liceo Scientifico)

comenius-ceca-uovaCosa c’è di meglio di viaggiare per l’Europa, alloggiare per una settimana a casa di uno studente come me e conoscere gente proveniente da altri paesi? Semplice, solo il Comenius! Questo progetto curato da pochi anni dai rappresentanti di Italia, Francia, Gran Bretagna e Repubblica Ceca ha lo scopo di migliorare i rapporti tra studenti, la conoscenza approfondita della lingua Inglese e la cooperazione fra i quattro Stati partecipanti il tutto unito al buon cibo internazionale!

Il primo paese che ha ospitato il progetto di quest’anno è stata la Repubblica Ceca rappresentata dai simpaticissimi Sarka e Oleg Sejifi professori della Scuola di economia di Chotebor (paesino a circa 200 kilometri da Praga) capitale della regione Vysocina. Secondo il programma, inoltre, ogni studente della scuola, doveva ospitare uno studente proveniente dai restanti paesi per agevolare la permanenza e insegnare usanze e usi della propria Nazione e della propria città!

Personalmente io trovo che questo tipo di esperienza sia stata molto utile per noi studenti poiché oltre ad aver migliorato il nostro uso dell’Inglese, siamo stati in grado di intrattenere rapporti con ragazzi provenienti da ogni parte d’Europa e con tradizioni e costumi differenti dai nostri!

Giudizio finale? Direi super soddisfatto! E un 10 e lode agli organizzatori del progetto!

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ESPERIENZA INDIMENTICABILE (Vittoriana Lasorella – III D Liceo Scientifico)

comenius-ceca-cucinaNon avevo mai fatto un viaggio fuori dai confini dell’Italia. Ero molto spaventata ed eccitata allo stesso tempo, non vedevo l’ora di arrivare, contavo i minuti che mi separavano dall’arrivo a Chotebor, un paese per me ancora sconosciuto ma che presto sarebbe diventato la mia seconda casa. Non avendo mai viaggiato non sapevo cosa mi aspettasse, tutti così gentili, affettuosi e cordiali fin dall’inizio. Una sensazione piacevole, mi sentivo così a mio agio con loro. Ho tanti bei ricordi di soli pochi giorni, e già mi mancano le loro “strane” tradizioni a cui avevo cominciato ad abituarmi. Be strane per modo di dire, magari diverse. Ed è proprio questo il punto: “Comenius” non è solo riunirsi il pomeriggio dopo scuola, fare qualche esercizietto d’inglese e sperare di essere scelto per partire. No, affatto, è conoscere persone nuove e fare amicizia con loro, cercare di abituarsi alle loro abitudini confrontandole con le nostre, un miscuglio di sensazioni, emozioni che ogni giorno ti attanagliano la mente. Giorni in cui vorresti scappare perché magari ciò che cucinano non ti piace, non riesci a farti capire e hai bisogno solo dei tuoi veri genitori che ti conoscono talmente bene. e giorni in cui capisci di avere accanto una persona che cerca in tutti i modi di comprendere le tue necessità, di farti divertire nonostante tutto, una persona identica a te, con le tue stesse esigenze che cerca di aiutarti e volerti bene! E sei felice, vorresti non tornare per un bel po’ a casa, continuare a mangiare cibo “curioso”, a decorare uova a prima mattina, essere riempita di coccole e complimenti, andare in giro visitando nuovi paesi, piccoli e con pochi abitanti ma ricchi di usanze, tradizioni e paesaggi bellissimi. Sembra una pacchia ma non è così, anche tu devi fare la tua parte. Ho cercato così di parlare alla mia amica dell’Italia descrivendola come un posto da sogno e lei entusiasta mi ha risposto che non vede l’ora di venire da me il prossimo anno, di assaggiare il nostro cibo, visto che ne ho parlato così bene, di vedere il mio paese più grande del suo dal quale non è mai uscita, insomma, una nuova esperienza anche per lei. Il momento della partenza è stato di sicuro il peggiore, cercavo di rassicurare me stessa e lei dicendo “don’t worry, i’ll wait you in italy next year!” e così cercavamo di non piangere. Il prossimo anno dovrò quindi fare del mio meglio; chissà cosa penserà lei di me, della mia famiglia, delle tradizioni italiane e delle nostre abitudini. Un mondo totalmente diverso dal suo; ma sono sicura che riuscirò a farla sentire a proprio agio, come ha fatto con me e alla fine anche lei potrà parlare di “seconda casa”!

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DISCOVERING THE CZECH REPUBLIC (Cristina Taranto III D)

comenius-visita-cecaEd eccoci di nuovo qui! E chi l’avrebbe mai detto che i viaggi sono un po’ come le favole a lieto fine. Ricordo ancora la notte insonne prima di partire. E poi l’aeroporto, eravamo tutti li accompagnati dalla professoressa De Giorgi e il preside Rocco Fazio. Lì con il mio trolley mi guardavo intorno … mi sentivo parte del mondo, libera fra tutta quella gente ed era divertente vedere i nostri genitori che ci seguivano, quasi non volevano lasciarci … fortuna che decisero di fermarsi ai metal detector. Ero ansiosa, non vedevo l’ora di allacciare le cinture e volare. Indimenticabile come il primo viaggio in aereo. Arrivati a Roma ormai ci sentivamo come i tanti professionisti “costretti” a viaggiare per lavoro a differenza che loro avevano delle facce! Arrabbiate, stanche … invece noi ridavamo di continuo fra una battuta e l’altra, d’altronde il nostro motto era ‘for ever be positive’! La nostra meta era vicina. Solo due ore di volo a separarci. La stazione di Praga, magnifica, i nostri occhi sgranati. Eravamo finalmente arrivati … i sedili del treno cosi comodi! Credevo il peggio fosse passato! Chotebor sommersa nel buio, spaventosa! Ed ecco intravedere i nostri partners. Non mancava nessuno. Ad attendermi c’era una ragazza biondina, minuta, timidissima. Cercavo di incrociare il suo sguardo eppure era impenetrabile. Tutto si presentava così misterioso. Un momento agghiacciante, dovemmo dividerci, salutai i miei amici e in un lampo eravamo a casa. Non c’eravamo ancora dette nulla. Le chiesi di presentarmi i suoi genitori: c’ erano solo sua madre e sua sorella. Ci dicemmo solo un freddo “Hi”! Quanti pensieri quella notte affollarsi nella testa … chissà se saremmo diventate amiche, se ci saremmo capite. La mattina seguente dopo una tazza di caffè, di corsa prendemmo il bus. Che strano sentirsi stranieri, tutti mi osservavano, parlavano in Ceco ed io che inutilmente mi sforzavo di capire. E poi a scuola. C’eravamo noi italiani e poi inglesi e francesi. Il tempo passava così in fretta. Ci fu una breve presentazione del progetto Comenius e poi ci mostrarono l’istituto. Dopo, il pranzo nella mensa della scuola. E che pranzo! Nuovi sapori, del tutto diversi! Eccoci catapultati in nuove tradizioni. Tutto ci sembrava nuovo, distante. Ad accumunarci una sola lingua, l’inglese e il ricorrere al linguaggio gestuale per capirsi. Quel giorno lo trascorremmo interamente a scuola e nel pomeriggio decorammo delle uova caratteristiche nel loro Paese a Pasqua. La sera eravamo distrutti, tutti ‘’attrezzati’’ con i computer in mano, tutti connessi per chattar con amici e parenti. Genitori che per la prima volta vedevano i propri figli attraverso la webcam, occasione anche per loro per affacciarsi sul mondo tecnologico. Nei giorni seguenti visitammo una macelleria e assaggiammo dei salumi gustosissimi e poi una fabbrica in cui si produceva birra, il drink preferito dai cechi, e poi ancora una fattoria, e qui uno yogurt ai frutti di bosco squisito. Be può sembrar cosa da poco … però è proprio su questi settori che punta il loro Paese. Sabato e Domenica abbiamo trascorso la maggior parte del tempo con le famiglie dei ragazzi che ci ospitavano. I loro genitori sono venuti a scuola per assaggiare i piatti tipici preparati da noi italiani e poi dalla Gran Bretagna e dalla Francia. Durante il week-end alcuni di noi sono usciti, hanno visitato dei paesini limitrofi, altri sono rimasti in casa cosi a chiacchierare per conoscersi; abbiamo anche imparato alcune parole in ceco. Lunedì mattina ci siamo salutati per andare a Praga. Quante lacrime! Di sicuro nessuno di noi avrebbe mai immaginato di affezionarsi cosi tanto a loro, ai loro modi di fare, alle loro abitudini. La cosa più bella è stata confrontarsi con ragazzi di tutt’altra parte e scoprire come i problemi adolescenziali sono internazionali. Parlare con loro, conoscere nuove persone, sapersi adattare, parlare un’altra lingua è stata oltre che un’esperienza fantastica, formativa, fondamentale per crescere, per superare quelli che possono sembrarci degli enormi ostacoli, per conoscere noi stessi, i propri limiti e per sentirsi sicuri di se stessi. Inutile dire che Praga è bellissima. Gli edifici coloratissimi, le forme dei tetti, le chiese, l’orologio astronomico. La gente, le così tante persone e la loro diversità. Erano il cuore pulsante della città. Martedì mattina ormai era tutto pronto per il rientro, tranne noi. Non volevamo più rientrare anche se la nostalgia di casa era irrefrenabile. E ora eccoci “cambiati” da questo viaggio. a ricordare le nostre mille risate, tutto ciò che è successo, a chattare con i nostri “partners” all’inizio così misteriosi ed ora nostri amici, pronti per una nuova avventura!

 

 

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