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SARAH SCAZZI, MELANIA REA, OMICIDI DIVENTATI SHOW

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televisione e show omicidiSono le vittime di efferati omicidi, ma sono anche l’oggetto di un accanimento mediatico che le trasforma in personaggi pubblici, nella cui vita e nella cui morte lo spettatore si insinua attraverso l’occhio della televisione, in grado di fornirgli informazioni dettagliate tanto sulla loro vita privata quanto sui più macabri particolari del delitto.

Da “La Vita in Diretta” a “Porta a Porta”, da “L’Arena” a “Pomeriggio Cinque”, da “Matrix” a “Quarto Grado”, la consuetudine di conversare in tv sui più eclatanti casi di cronaca nera, iniziata dieci anni fa con l’attenzione mediatica che ha investito Annamaria Franzoni per l’omicidio del piccolo Samuele, si è diffusa a macchia d’olio.

Il delitto, soprattutto se la vittima è una donna o un bambino, diventa un caso di Tv e Sarah Scazzidiscussione collettivo nell’ambito di talk show dove, mediante opinabili ricostruzioni dei fatti, si avanzano sterili ipotesi sulle dinamiche dell’omicidio, sui possibili moventi, sulle persone implicate nell’uccisione della vittima e quant’altro.

Il tutto, spesso, a indagini ancora aperte. In uno studio televisivo che funge da salotto di conversazione, conduttore e ospiti, tra i quali si contano giornalisti, scrittori, criminologi, psicologi, psichiatri e presunti opinionisti, discutono del delitto in questione fino a sviscerarne i particolari più raccapriccianti.

Il dialogo viene impreziosito dalla proiezione di montaggi di video e foto della vittima ancora viva, colta nei suoi attimi di spensierata quotidianità. Fa da sottofondo una colonna sarah scazzi quarto gradosonora ad hoc, funzionale a emozionare lo spettatore. Il crimine, in questo modo, viene “serializzato” in una sorta di “horror show” a puntate a cui lo spettatore si appassiona, come se stesse guardando un episodio di C.S.I. o leggendo un giallo di Agatha Christie, in cui la suspense appositamente creata lo spinge e voler saperecome andrà a finire”.

Ma se è vero che il diritto di cronaca è sacrosanto, può quest’ultimo giustificare l’eccessivo interesse mediatico dedicato negli ultimi anni ad alcuni casi di cronaca nera? Dove finisce il diritto all’informazione e inizia la spettacolarizzazione dell’orrore? Fin dove ci si può spingere per non violentare ulteriormente una vittima nella cui intimità ci si introduce con sempre più facilità, insinuandosi nei suoi diari, sul suo profilo facebook, fraporta a porta melania rea gli sms sul suo cellulare? E quanto, discuterne nei salotti televisivi, è funzionale alle indagini?

Il caso di Sarah Scazzi e quello di Melania Rea, ancora una volta oggetto d’attenzione della trasmissione “Quarto Grado” nella puntata di venerdì, 11 maggio, sono esemplificativi (insieme a quelli di Elisa Claps, Meredith Kercher, Yara Gambirasio, solo per citarne alcuni) di come la comunicazione mediatica abbia travalicato i limiti dell’informazione di cronaca per spingersi nel territorio dell’infotainment, ossia dell’informazione-spettacolo, dell’intrattenimento.

Di un’informazione, quindi, che in una folle rincorsa allo share, infrange il limite tra notizia e merce e fa del crimine un prodotto commerciale, violando così anche il confine tra pubblico e privato.

La televisione italiana sembra aver intrapreso dei veri e propri “processi mediatici” quarto-gradi-melania-rea-300x225per avanzare ipotesi su delitti irrisolti, ergendosi ad aula di un tribunale in cui lo stesso spettatore è chiamato a esprimere la propria opinione, a partecipare alla caccia all’assassino. Il risultato è un “circo mediatico”, per dirla con l’avvocato francese Larivière, che nel suo libro “Il circo mediatico-giudiziario”, affronta il tema fondamentale del delicato equilibrio fra Giustizia e Comunicazione.

Soffermandosi sulla barbarie dei processi-spettacolo e sulle gogne televisive, Larivière insiste sulla necessità di attuare un riequilibrio fra libertà di espressione e tutela della persona. Solo il processo non contaminato dal gossip e dagli scoop dei talk show, infatti, serve a perseguire la giustizia.

 

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