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FESTA FEDERICIANA GIOIA DEL COLLE – GIOIE E DOLORI-foto/video

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100 3159Ci sono sfide, nella vita e nella storia, che temprano “a ferro e fuoco” l’entusiasmo, rendendolo forte e scintillante come l’acciaio. Ogni “martellata” inferta dalla sorte (sia essa rappresentata da burocrati di turno, esercenti astiosi e avari, contributi promessi e poi negati, imprevisti della ultim’ora…), sortisce l’esatto effetto contrario: fortifica la volontà, aguzza l’ingegno e crea una salda rete di solidarietà e condivisione.

Ed è con sciabolate di energia che l’associazione “Petali di Pietra” sgombra ogni ostacolo incontrato nel sottobosco dell’organizzazione e resiste alle lusinghe e alle insidie della multiforme Eris, dea della discordia. Al suo fianco tutta la città, amici “storici” venuti anche da lontano per allestire stand ed accampamenti e tante, tantissime associazioni pronte a mettersi in gioco e donare il proprio talento con appassionata e totale gratpetalidipietralogouità. Ad eccezione dell’assessore alla Cultura Piera De Giorgi, presente nei giorni che hanno preceduto la festa, assenti “illustri” le istituzioni a tutti i livelli.

I contributi offerti in tempi di crisi possono anche esser pochi, ma ciò non giustifica né assolve la mancanza di “attenzione”, di quel senso di “genitorialità” che – a maggior ragione – non dovrebbe mai venir meno in tali contesti. Non è che si pretenda che sindaco, vicesindaco, assessori, consiglieri provinciali e regionali indossino abiti medioevali e sfilino in corteo (anche se altrove accade), ma che all’inaugurazione di sabato, all’annullo filatelico della prima cartolina del 15 luglio e alla chiusura della Festa federiciana nessuno di loro fosse presente  “investito” in rappresentanza degli consiglio-giunta-povia-ppassenti, è davvero una pesante sconfitta per quanti “credono” nel ruolo delle istituzioni ed una pessima caduta di stile dei politici gioiesi al cospetto dei loro amministrati e dei “forestieri”.

Non sanno… cosa si sono persi!

Raramente Gioia ha vissuto un così alto momento di condivisione e solidarietà associativa all’interno di una manifestazione curata in ogni dettaglio e dal punto di vista culturale, DSC00554folcloristico e spettacolare di indubbia qualità.

Si respira “Medioevo” ovunque: nello stand degli archi e delle balestre, dove il templare di turno spiega ad un bimbo la differenza tra freccia e dardo, in quello delle spade, anch’esse “narrate” ai numerosi presenti, evidenziando foggia, misura, usi e tecniche di combattimento, nella tavola rotonda in miniatura, circondata da cavalieri, in cotte ed elmi vuoti, in attesa di essere indossati. Dall’accampamento dei templari al loro giuramento, tanta seria ed attenta rivisitazione storica affascina anche grandi e piccini.

Desta non poca commozione osservare i diversamente abili dell’A.so.tu.dis. intrecciare ghirlande con edera e fiori aiutati da “Le ombre”, cingersi reciprocamente il capo per poi DSC00763passeggiare rivolgendo domande ai figuranti sul Medioevo, “festa di colori” per usare un termine caro al professor Raffaele Licinio.

Ed ancora emozioni “cinetiche” nella danza di alunni e maestri dell’Accademia di Danza all’Opera di Nicola Sasanelli, la prima sera nel Castello, la seconda in Piazza Livia, suggestive cornici in cui intrecciare nastri colorati, sciogliere girotondi e comporre ghirlande danzanti con movenze perfette. Le bimbe si alternano alle adolescenti ed alle maestre Arianna Nicastri e Marilena Recchia in quattro splendide danze. Insieme costruiscono fantasiose coreografie di complessa semplicità, disegnano arabeschi e interpretano con naturalezza quel gusto medioevale che profuma di terra e fiori. Tutte indossano tunichette di DSC00759spartana eleganza, una piccola ghirlanda tra i capelli sciolti, sandali e cinti di stoffa. Mimmo Linzalata con cronometrica precisione scandisce passi regali, rievoca Federico, e partecipa a girotondi-sirtaki per poi abbandonarsi ad una brevissima, sconvolgente, ancestrale break dance medioevale, tocco di classe che rende speciale ed unica qualunque sua esibizione.

Il professor Franco Giannini rivitalizza il centro storico con un’insolita “caccia al tesoro”, ovvero alle “Gioie di Bianca Lancia”. Oggetto della ricerca vere “perle” storiche e notizie poco conosciute sulla storia locale. Tra uno spettacolo e l’altro i falconieri mostrano barbagianni queruli con occhi color arancio, civette, aquilotti e falchi incappucciati, mentre Federico II e Bianca Lancia (la splendida Deborah Paradiso) passeggiano tra il pubblico cui riservano DSC00644cenni regali col capo e di tanto in tanto ammiccanti sorrisi.

Da sottolineare la compostezza dei reali e di tutti i figuranti, appesantiti da abiti, mantelli, stivali e armature con punte di 35° serali.

Nell’atrio del castello gli arcieri della Compagnia delle quattro frecce sfoggiano precisione e bravura, solo a loro – insieme ai combattenti dell’associazione Demiurgo, Stratos e Impuratus dalle cui spade si sprigionano scintille di fuoco – è consentito esibirsi nel maniero e sottrarsi ai dardi infuocati della polemica che vede “fuori dalla corte” Gino Donvito e le sue splendide opere in tema federiciano. Gli altri artisti, tra cui lo scultore Mario Vacca, hanno rinunciato a “bussar la porta” ove l’arte, evidentemente, non può più entrare, a DSC00806differenza delle precedenti edizioni.

Il direttore del Museo Archeologico di Gioia del Colle, dottoressa Angela Ciancio ha posto un inspiegabile veto alle mostre d’arte, alle esibizioni di danza e teatro e alle visite guidate gratuite ad opera delle socie dell’associazione, eventi fino allo scorso anno ospitati nel sito senza alcun problema.

Dando per scontato che le norme in materia non siano cambiate e che lo straordinario da pagare al personale in servizio al Castello (di poco al di sotto del totale dell’importo erogato per la manifestazione dal Comune), sia stato messo in conto, è evidente il fallimento del dialogo istituzionale (sempre che ci sia stato) tra il sindaco Sergio Povia, lo stesso presidente del Consiglio Provinciale Piero Longo ed il consigliere provinciale Claudio De Leonardis per tentare una “transazione” affinché il castello – simbolo federiciano per HPIM0799eccellenza – fosse “vissuto” dalla città. C’è da sperare che almeno uno di loro sia accanto alla presidente dell’associazione, perentoriamente convocata il 2 agosto dalla Ciancio, in questi giorni in ferie.

Mentre il Castello langue – desolatamente vuoto – e l’accidia regna sovrana, il borgo freme di vita.

Per le strade si incrociano giochi antichi ricostruiti con dovizia di particolari, affidati a giovani parrocchiani, catechisti, parenti ed amici, tutti in costume. Impossibile resistere alla tentazione di far scivolare la moneta nell’antesignano “flipper” chiodato, guidare la pallina nel labirinto di legno o far cadere la sfera in bilico tra due rami nel cerchio di ferro sottostante senza ferirsi i piedi, ed ancora schiacciare al volo la mandorla che scivola nel tronco, o colpire i barattoli con palle di stracci, andare a segno nelle le ceste appese, HPIM0798tentare la sorte con gli astragali, giocare con le cinque pietre ed altro ancora…

Neanche don Tonino Posa e don Innocenzo Mondelli resistono a così tante, ludiche tentazioni e si sfidano all’Alquerque o Filetto, su una scacchiera medioevale.

Splendide le sagome intagliate e decorate da Sheila Linzalata, petalina D.O.C. nonché scrivana: centinaia di adulti e bambini si fanno fotografare, mettendoci letteralmente “la faccia” e portando con sé il ricordo di una straordinaria festa!

Poco più avanti Marilù Cardasciabravissima make up artist – cui è affidato lo stand “Trasformati in dama”, trucca dame, re, regine e pulzelle, creando anche realistiche ferite sui volti dei templari e sulle braccia dei bimbi, irresistibilmente attratti ed incuriositi dalla sua maril 6abilità, decisi a far scherzi e stupire genitori e conoscenti.

Banchetti di mescita e cibo per viandanti, treppiedi con pentolame appeso, tende e persino “stand” medioevali già predisposti per tutti gli esercenti e gli artigiani del legno e delle pietre. Alcuni mestieri rivivono sotto le abili mani del vasaio che dal vivo lavora al tornio i suoi vasi di argilla, mentre Giuseppe Pace Potenzieri fa cantare il suo martello sull’incudine. Nella fornace alimentata dal carbone, il ferro trattenuto con le pinze diventa incandescente, pronto ad esser modellato. Un’arte antica attraverso cui forgiare maestosi draghi, aquile, croci, scudi, spade, ciondoli, amuleti, collane ed oggetti di rara bellezza. Disseminati tra lame e tenaglie alcune sculture in ferro particolarmente originali, moderne e al contempo antiche. Poco più avanti, in uno dei locali a ridosso del castello, la “sala delle torture” allestita dall’artista sgomenta gli astanti con oggetti talmente verosimili da ingannare lo sguardo più esperto, corredati da indicazioni storiche sul periodo e sull’uso di così brutali strumenti.

Giuseppe e sua moglie Sabina a breve saranno ad Ascoli, esporranno e lavoreranno il ferro in occasione della Quintana, quindi al palio di Siena e poi in Umbria alla “Corsa dei ceri”. La loro presenza è garanzia di successo!

DSC00613“Ero al corrente delle difficoltà in cui versava l’associazione – afferma Giuseppe Pace Potenzierisono tutte ottime persone, molto volenterose ed oneste. La Festa federiciana è davvero una bella iniziativa e loro la organizzano con il cuore e con tanta passione, senza protagonismi. In quattro anni ti rendi conto con chi hai a che fare e loro sono a posto! Anche per questo ho deciso di aiutarli portando il banco, la fucina e allestendo la camera delle torture, per cui di solito chiedo un contributo, per loro a titolo gratuito. Ho anche invitato amici che incontro in altre occasioni, i due maestri di spada dell’associazione Impuratus di Bitonto, ed altri espositori… tra di noi facciamo un passaparola, ci conosciamo un po’ tutti. La sfida di Elvira Pedone, dei suoi soci è anche la mia sfida, non possiamo lasciarli soli. Quel che sono riusciti ad organizzare con poche risorse e tante avversità da parte di chi doveva aiutarli è un miracolo. Ho visto la presidente e le ragazze dell’associazione fare anche i facchini e DSC00903trasportare attrezzature, lo stesso i loro amici. Questo tipo di rappresentazioni, portate nel centro e nel nord, farebbero furore e diventerebbero un appuntamento fisso istituzionale, non lasciato alla buona volontà degli operatori. Altamura ha il suo Federicus, lì il discorso è più commerciale ma questa festa, a mio avviso, è ancor più bella e sentita.

Mentre la fucina arde, all’ingresso del Castello “Storie di draghi e serpenti” ipnotizzano i bambini e non solo… Guido Leronni si lascia accarezzare dalle fiamme, gioca con il fuoco, lo mangia e lo sputa come un vero drago sotto gli occhi incantati dei piccini, poi tira fuori da una cesta Wudy, un’iguana molto socievole che si lascia accarezzare mentre lui racconta fantastiche gesta di draghi e cavalieri. Poco prima con Ezia Castellaneta della Ludo&tek e Annamaria Longo di Obiettivo Gioia era in Piazza Livia a dar vita ad uno spettacolo di burattini con re, principessa e pretendenti Tommasino, Tommasone e Tommasetto distinti dai nasoni colorati. Dopo lo spettacolo un piccolo laboratorio animato dalle due associazioni ha coinvolto i bambini.

Nella stessa piazza torna in scena “Federico II in musical” di Marco Addati, regia di Cinzia (Sissi) Clemente dell’Accademia Obiettivo Successo e Augusto Angelillo per Teatralmente Gioia, presentato in anteprima e “in pillole” nel Chiostro il 12 luglio (http://www.gioianet.it/attualita/5146-federico-ii-musical-di-maddati-aangelillo-e-sclemente.html) in occasione della presentazione dell’opera “Il naso del templareDSC01114(http://www.gioianet.it/attualita/5170-storie-di-templari-a-gioia-con-raffaele-licinio-foto.html).

L’originalissima rappresentazione pensata per la Festa federiciana e ideata in meno di un mese da Marco Addati, autore di soggetto, sceneggiatura e testi musicati da sua sorella Veronica, è andata in scena in tempi da guinness. Prove massacranti in Pro Loco sotto “Minosse”, ballerine reclutate frettolosamente tra amici e familiari, coreografie inventate lì per lì da Sissi, che tra l’altro ha coordinato anche il trasporto degli attori (Altamura, Gioia, Santeramo, Gravina), tanto impegno e al momento di andare in scena… manca la corrente elettrica!

D’estate se non fa buio il timer non parte, per cui fortemente penalizzati sia in generale che DSC00972per le prove microfoni, solo grazie alla gentilezza di un residente hanno potuto venirne a capo collegando casse, microfoni, lettore CD e service alla rete elettrica di un privato.

Orecchiabili e come sempre indovinate le musiche dei fratelli Addati.

Nel regno di Joha” – simpaticissima ballata medioevale – apre e chiude lo spettacolo, solista Sissi Clemente. Scandiscono i vari momenti della recitazione “Il grande Federico” marcetta eseguita da Vincenzo Donvito, “Il canto del falco” dolce e romantico brano cantato da Marco Addati, “In quel castello”, ninna nanna suonata dal menestrello Luke Langiulli (bravissimo, intonato ma davvero sfortunato con i microfoni wireless che misteriosamente smettevano di DSC00984funzionare alla prima nota), “Tormenti d’Amore” melodica e struggente confessione d’amore cantata a due voci da Marco Addati e Angela Milano, il divertente e scanzonato “Scale”, solisti Marco e Luke, “Prigioniera” con Angela (Bianca Lancia) circondata da sogni e fantasmi ed il corale “Stupor Mundi”. (Il video amatoriale suddiviso in otto parti lo si può visionare su http://www.youtube.com/watch?v=cHr2o_aecq8&;list=UU4lTCj0k9nDClJZLlm54Wqg&index=1&feature=plcp).

La festa si è conclusa con uno splendido corteo cui hanno partecipato tutti, inclusi gli sbandieratori e i musici. Peccato che il percorso sia stato “deviato” a causa del mancato rispetto dei divieti di sosta sul percorso prestabilito e non aver potuto ascoltare lo squillo di trombe dall’alto del Castello in saluto del re e della regina, come nelle precedenti edizioni.

DSC01263Un grazie di cuore ed un plauso a tutti i “petalini”, alle loro famiglie, agli amici, alle associazioni già citate e ad Arte a scuola, WWF, Associazione Ricreativa Chiesa Madre, Officine fotografiche, Collettivo Culturale, Le Radici ritrovate, Gioia soccorso, Rugby Federiciana, a tutti gli sponsor “fotografati” nella gallery (da notare la clamorosa assenza dei commercianti a ridosso del Castello, ad eccezione della Pizzeria “Al Castello”, “Bear Shop 57” e “La Botteguccia”) e a tutti coloro che a vario titolo hanno collaborato a questa quarta edizione, cui dedichiamo a mo’ di aforisma, una frase di Franco Cardini tratta da “Il naso del templare”, affinché sin da oggi – con un atto di fede – si metta in cantiere la quinta edizione della Festa federiciana.

“…Nulla ci garantisce che le cose abbiano un significato ultimo, e che un significato ultimo esista e che abbia un senso cercarlo. Resta, certo, la fede: ma questa, come diceva il DSC00980vecchio Kipling, è un’altra storia…” ancora da scrivere, magari affidandola a “editori istituzionali” più seri.

Un particolare ringraziamento a Mario Di Giuseppe che con i suoi scatti continua a “fotografare” la storia di Gioia del Colle. In questo articolo e nella gallery compaiono ben 523 sue foto selezionate tra le oltre mille scattate ed altre tratte da facebook (cliccando in basso a sinistra della gallery, sul triangolino e poi in alto a destra, dove compare la scritta “festa federiciana”, compariranno in sequenza le 523 icone delle foto tra cui scegliere, ingrandire ed eventualmente da salvare). Un’impresa “titanica” anche… inserirle! Un grazie di cuore anche a Donato Stoppini che vi ha dedicato ore e ore di appassionato e gratuito lavoro di impaginazione e inserimento!

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