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“IL TORTO DEL SOLDATO”, ACCATTIVANTE RECENSIONE

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Erri De Luca-Il torto del soldato-front web“Nessun altro libro tra la vastissima narrativa dello scrittore Erri De Luca ha un titolo così accattivante. Traspare limpida dal titolo l’essenza del libro, che presenta al lettore un universo attaccato inverosimilmente a una sorta di astrattezza ardente che finisce solo per consumare coloro che la inseguono nel Mondo vero, concreto, palpabile.

La campagna pubblicitaria attorno a questo libro è stata immane. Dalla carta stampata ai telegiornali al web, ogni volta l’autore ha saputo ripresentarlo senza mai essere banale e ripetitivo, mostrandone ogni volta aspetti diversi in maniera diversa.

Un altro importante elemento dello scritto è sicuramente la novità del tema. Dopo la madre e dopo il mare e dopo la montagna, temi cari allo scrittore e trattati in vari titoli come “In nome della madre”, “L’isola è una conchiglia” e “Il contrario di uno”, che sempre sono stati capaci di accendere nel lettore una vivida scintilla di riflessione, ne “Il torto del soldato” l’ottica viene trasmigrata totalmente in una storia del rapporto tra una figlia che non è mai voluta essere totalmente figlia e un padre, criminale di guerra ormai dolente e delirante.

Diviso in due parti il libro riporta due diverse focalizzazioni di uno stesso incontro. La prima parte è affidata a un uomo immerso nelle sue riflessioni mute, che lo fanno vagare sognante attraverso l’alfabeto yiddish, antico alfabeto ebraico, che si ripete nelle forme del mondo e che porta l’uomo a conoscerlo e a tradurlo.

Poi, seduto in una locanda a Ischia, incontra lo sguardo e il sorriso di una giovane donna, seduta ad un tavolo vicino, che lo inebria in un’ammaliante cordialità. Il loro idillio muto finisce con l’arrivo di un uomo, più anziano, probabilmente il padre, con il quale termina anche la prima parte.

La seconda parte è più articolata e racchiude le angosciose riflessioni della giovane donna sorridente, che si ritrova a essere prigioniera del torto del padre.erri de luca autografa

La figura del padre è la più interessante. Soldato tedesco, è logorato dalla paura di essere scovato e di dover pagare lo scotto del suo torto di soldato: quello di essere stato sconfitto. Allora cerca la sua causa nelle scritture yiddish, dov’è sicuro di trovare l’oracolo che ha salvato gli ebrei dallo sterminio.

Padre e figlia hanno un rapporto fondato sull’ambiguità. Lei ha scoperto di essere sua figlia troppo tardi e ha sempre assecondato il padre senza mai comprenderlo davvero. Vuole essere semplicemente “un effetto senza causa”.

Alla fine le angosciose sensazione hanno la meglio sul soldato, lasciando allo stesso tempo alla ragazza la possibilità di cancellare per sempre tutto e ricominciare. Ricominciare proprio da quel tavolino.

vito alberto lippolisTrama ottima, personaggi di grande spessore emotivo e come sempre una penna invincibile.

Un’unica pecca: il ritmo.

Per tutta la prima parte, densa di riflessioni e fluidi pensieri, la lettura risulta scorrevole e veloce e si lascia teneramente accarezzare dal lettore.

La seconda parte invece -soprattutto dal punto di vista del ritmo narrativo- è singhiozzante. Abbonda di digressioni e pensieri contorti in quello che dovrebbe essere un tormentato flusso di coscienza della protagonista. Inoltre, a differenza della prima parte, è preferita l’ipotassi, rallentando enormemente il lettore impacciandolo e facendolo invischiare tra le lettere.

La mia personale ipotesi su tale sgradevole confusione è che comunque tutto ciò è una scelta stilistica che l’autore ha scelto di utilizzare come mezzo per esprimere il tormento della ragazza. E pure rimane singhiozzante.

Breve, ma profondo: è una perfetta lettura estiva. Otto e mezzo”.

 

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