“ZAHIR” DI CARRIERI E RE DAVID TRA CRONACA E POLEMICHE

“Zahir”, pensieri ossessivi scanditi da note che intersecano lo Zenith dell’esistere. La musica argina e imbriglia quell’inquietudine – leitmotiv di cui è primigenia voce – da cui trae ispirazione, attraverso cui respira. Il pentagramma diviene tela su cui dipingere ritmi, frammentare linee melodiche, inventare nuove geometrie, far danzare i colori del deserto e le luci di Manhattan sulle coordinate di impossibili voli.
Su “Zahir” – prezioso e metaforico arabesco di luoghi e vissuti – palpitano singole note di cristallo, si inseguono, si ripetono, si cercano, si perdono, si infrangono in una struggente melodia.
Scivolano sulla pelle come gocce di pioggia per poi frangersi e trasfigurarsi in lacrime… Nel silenzio meditativo di una pausa – metrica d’istinto – nell’istante in cui la luce si arrende all’oscurità, nella risoluzione del giorno che si consegna alla notte, le note cambiano registro e si vestono di irruente poesia. Dal nulla diafano e rarefatto sgorga una musica densa di pathos che coinvolge, sconvolge, emoziona.
Dall’alba al tramonto, da “Levante” a Occidente, tra fragranze mediterranee di mirto e ginepro, preghiere di muezzin, raffinati francesismi e ritmi andalusi, la Puglia, stella polare cui Massimo Carrieri dedica “Terraross”, brilla, guizza e palpita di orgoglio.
In “Lost in her dance”, nel tribale tambureggiare di un piano “preparato”, gli esoterici albori di una spiritualità che profuma di magia, diastole e sistole di riti ancestrali.
“Il silenzio intorno” ancor più di “Zahir” esprime il senso, l’essenza di un progetto musicale di complessa bellezza, in cui tutto si compie. Nasce da poche note in cui si riverberano cimbali d’argento, aleggia in una inascoltata richiesta d’amore, si smarrisce nei fraseggi dell’anima, torna a interrogarsi, a graffiarsi il cuore con schegge di malinconia, per poi sorprendentemente varcare i confini dell’universo e intercettare una preghiera: l’adzan di Roberto Re David.
Il musicista gioiese – alchimia melodica tra passato e futuro – in “Zahir” suona bonghi e berimbau con la stessa disinvoltura con cui manovra al suo Apple il sound processing.
Il viaggio iniziatico, alla ricerca di sé ha inizio con “Levante” e si conclude in ciclica e melodica assonanza in “Under Manhattan sky” ed in un inaspettato “Inno alla gioia” ossessivamente riproposto a “tasti fermi”. Undici brani, undici melodie che sgorgano dallo spirito e si nutrono di silenzi per sedimentare emozioni. “Kundalini”, rosea alba di melodici risvegli, “Leaving”, l’abbandono, “Zahir”, inquieta ricerca del senso della vita, i nostalgici “Father” e “Carrousel d’hiver”, l’enigmatico “Labyrinth”, ossimoro di ritrovata libertà dopo aver smarrito l’orientamento nel labirinto dei ricordi.
“Zahir” – prodotto per la EFFE MUSIC e distribuito da Family Affair – non nasce da improvvisazioni, ma da una gestazione di ben nove mesi in cui si è strutturata l’architettura di un complesso percorso introspettivo, quattro anni dopo “Seven”. Un’architettura sorta su fondamenta storiche (uno Steinway del 1917 e formazione accademica di altissimo livello), contaminata da etnicismi e sedotta da modernismi che ben sintetizzano il processo evolutivo che si struttura in multi traccia con effetti davvero artistici e si avvale del contributo di Imma Gianuzzi (voce di pugliesità della Arakne Mediterranea) e Tommy Cavalieri per la scena sonora, oltre al nostro Roberto Re David (http://www.gioianet.it/attualita/4417-roberto-re-david-a-ueffilo-e-spazio-unotre-foto.html).
“Il concept grafico e visivo che accompagna il disco passa attraverso elementi simbolici e metafisici. Il titolo stesso del disco è la sintesi di tutto un processo introspettivo. Il pianoforte – afferma Massimo Carrieri – è uno strumento dalle mille risorse. A seconda del materiale utilizzato, legno, metallo o plastiche, può assumere dei caratteri che lo avvicinano ad uno strumento a corde pizzicate o a percussione. In “Zahir” questa procedura mi ha aiutato a ricreare gli ambienti, i luoghi in cui raccontare determinate storie.”
Terapeutico e riarmonizzante “Zahir” va ascoltato in live o su CD lasciando che le note rabbrividiscano sulla pelle e penetrino nel cuore, luogo da cui hanno origine e porto nel quale – quando si spegne la loro eco – cercano rifugio.
Nel CD brani, solchi che tracciano sentieri iniziatici nello spirito, “metafore di un movimento interiore che però non trascura geografie di spazi reali” esplorati attraverso strumenti percussivi e ritmici che viaggiano “su linee melodiche” persuasive, languide, malinconiche, cicliche a tratti frammentate, recise bruscamente per dare piena percezione della catarsi, dell’olocausto che precede la rinascita.
Un’anticipazione da non perdere, propedeutica alla comprensione di quanto scritto, nelle due tracce audio di seguito suggerite: “Il silenzio intorno”, nove minuti di suggestiva, intensa poesia nei meandri di una visione preziosamente intima di luoghi e incontri, (http://www.youtube.com/watch?v=ugmqU-yN6Bo&;feature=related) e “Lost
in her dance” (http://www.youtube.com/watch?v=VH2GetHabJI&;feature=relmfu), pura magia ritrovata nel respiro della vita.
LA CRONACA: ECHI DEGLI U2 CONTAMINANO ZAHIR
Effetti speciali non ricercati ma imposti da mera casualità e distratta e scoordinata gestione di spazi e tempi della città, non ispirano ma “contaminano” l’armonia del concerto introdotto da una sempre più brava, bella e professionale Maria Cristina De Carlo, giornalista gioiese da alcuni mesi autrice e conduttrice di programmi televisivi su Telebari.
Tutto questo lo si vive nella serata dell’8 agosto, sul sagrato della Chiesa Madre, ben oltre l’orario previsto a seguito del significativo ritardo (circa un’ora) causato dall’inadeguatezza del pianoforte, non rispondente alle caratteristiche tecniche richieste dai due musicisti. Riadattare lo strumento affinché possa offrire le ricercate e raffinate sonorità – alfabeto della scrittura di “Zahir” che a velature, coloriture e sfumature affida il suo messaggio spirituale – richiede un lavoro iniziato nel primo pomeriggio e durato per estenuanti ore al cospetto di un pubblico tanto paziente quanto ignaro.
Roberto nel concertare il “live” con Artensione avrebbe voluto offrire alla sua città indimenticabili emozioni vissute non in asettiche sale di registrazione in cui il sound è un bisturi che con chirurgica perfezione fende il silenzio, reso vivo dal trasporto dei musicisti e dal loro calore, ma a contatto con ogni singola vibrazione dello spirito dei presenti, in cui il frullio d’ali, la voce di un bimbo o il riverbero del vento nei microfoni divengono voci della magia condivisa.
Ed in parte l’alchimia si crea, nonostante clacson, vocii e il rockeggiante non richiesto contributo sonoro di sottofondo degli U2 Twilight Tribute Band che a ridosso del Castello, in linea d’aria a meno di 50 metri, si esibiscono in uno scatenato concerto commissionato dalla Pizzeria “Al Castello”.
L’assessore Piera De Giorgi, invitata da Maria Cristina ad un saluto “istituzionale”, auspica – senza la presunzione di grandi fasti al momento non alla portata del budget culturale – “momenti di relax e piacere” nell’ascolto di talenti pugliesi e gioiesi.
Quando gli U2 iniziano ad imperversare, costringendo Massimo Carrieri ad interrompere il concerto, la stessa De Giorgi si reca in pizzeria chiedendo un dovuto e rispettoso silenzio per gli artisti. Intercessione che garantisce poco meno di un’ora di “pausa”, non sufficiente a “coprire” i tempi dell’esecuzione che si conclude in un caotico, disorientato ed ossessivo (da “Zahir”) finale in cui “l’Inno alla gioia” di Beethoven – in versione “tecno” – si coniuga con la frenesia di uno scatenato brano degli U2, futura fonte di ispirazione per i due musicisti che non disdegnano modernismi sia pur concertati ad arte.
Le emozioni, in positivo e negativo, non sono certo mancate, a conferma che nulla accade per caso e da ogni casualità va tratto insegnamento.
BIOGRAFIA DI MASSIMO CARRIERO
Il musicista trentottenne, nato a Martina Franca si diploma al Conservatorio “G.Verdi” di Milano in Organo e Composizione Organistica sotto la guida del M° Giancarlo Parodi, studia composizione con i maestri Gianni Possio e Marco Tutino e si perfeziona in Italia e all’estero.
Tra le sue “frequentazioni” uno stage con il M° Renato Serio (Festival di Sanremo e Forum Music Village, Roma), e un incontro importante con Luis Bacalov in Musica per Film presso l’Accademia Chigiana di Siena. Nel 2004 si inserisce nella Dean’s List 2004 in occasione del Berklee College of Music di Boston, quindi consegue il diploma in musica Jazz.
Strumentista ed eclettico compositore, sceglie di spaziare al di fuori del classicismo, si sgancia dall’impostazione accademica conservando anche nelle più originali improvvisazioni, rigore, serietà e disciplina, imprinting di formazione classica e seconda “pelle” che
“protegge” da caustiche e chimiche contaminazioni in ogni contesto, a garanzia di progetti musicali di altissimo e indiscusso livello che fanno di Carrieri un musicista di gran lunga più valido dello stesso Allevi, nella cui musica e si percepisce il germe embrionale che troverà completezza e maturità nei brani del musicista pugliese.
Organista e pianista con diverse orchestre (l’Orchestra “G. Cantelli” di Milano, l’Orchestra Internazionale d’Italia, Festival della Valle D’Itria), da solista o in ensamble condivide il palco con Gianluigi Trovesi, Achille Succi, Oscar del Barba, Camillo Pace, Luca De Muro, Phil Rex, Sam Bates, Julia St. Louis e Luca Dirisio.
Ad alcune sue composizioni hanno dato voce Antonella Ruggero, Cristina Zavalloni, Armando Ariostini, Nico
Morelli, Massimiliano Pitocco e gli “Aire de Tango”, musicate da direttori d’orchestra quali Alessandro Ferrari, Ermir Krantja e Alberto Veronesi.
La sua versatilità non ha confini. Orchestra e realizza arrangiamenti musicali per progetti discografici e programmi televisivi Rai (“Oscar della TV” e “Premio Barocco”). Scrive musica di scena per spettacoli teatrali, alcuni dei quali scritti e diretti dallo sceneggiatore Donato Carrisi.
Nell’ottobre 2007 presenta “Seven”, album d’esordio indipendente che attira da subito l’attenzione della critica, cui seguirà nel 2011 “Zahir”.
“Seven” segna l’inizio di un nuovo percorso artistico che lo porterà al debutto internazionale di New York nell’aprile del 2009, con un concerto presso la “Renee Weiler” Concert Hall, a cui farà seguito un tour in Australia.
E’ inoltre vincitore nel concorso DEMO/MOVIN’UP 2009, programma di sostegno alla mobilità degli artisti italiani nel mondo promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento della Gioventù), dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal GAI (Giovani Artisti Italiani).
Con Andrea Ponzano esegue e scrive il tema al pianoforte di “Favola”, la nuova campagna pubblicitaria del marchio “Lavazza” lanciata da Armando Testa.