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CINZIA ERAMO, ALCHIMIA DI NOTE E COLORI-foto/video

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cinzia eramo e pianistaPuò la voce – senza articolare parole – “musicare” poesia, arte ed emozioni? Può, in strumentale transfert, evocare altri luoghi ed altri tempi?

Cinzia Eramo nella serata del 28 agosto in “Action singing” sul sagrato della Chiesa Madre, dà vita ad una alchimia di note, armonia e colori con la complicità di Cinzia Fiaschi, in danza con ombre e cromie primarie e di Gianni Lenoci ad un pianoforte che definire “orchestrale” è poco, nell’ascolto delle sonorità “estratte” dalle sue corde e dai suoi tasti.

Un’autentica “osmosi” in cui è impossibile scindere il suono che colora la voce, il colore che dà ritmo al suono e se ne nutre per ideare ghirigori e duellare con i pennelli e la loro cinzia eramo e pittriceombra.

La voce domina, sferza, incita, lenisce, si spegne, si nasconde nel silenzio, si eleva in volo nel cielo, “in the sky”, tra nuvole melodiche che divengono schermo di follia e frenesia cromatica, genesi di puro istinto ed abbandono, nel tempestoso e martellante tambureggiare di Gianni sulla “tuonante” tastiera.

Non a caso il sotto titolo è “Improvvisazione per voce, pianoforte action painting”.

Eppur nella malia dell’improvvisazione, nel groviglio degli elementi, un ordine sequenziale e telepatico si dipana ed aleggia tra gli artisti e il pubblico.

cinzia eramo concertoIl senso di attesa, spesso “disatteso” dal collegarsi dei brani incatenati in una cordata emozionale di estrema suggestione che a stento lascia spazio al silenzio ed agli applausi, porta a trattenere il respiro, in una “apnea” meditativa in cui si aggrumano ed addensano pensieri.

In una atmosfera mai rarefatta i vocalizzi di Cinzia si “impigliano” nel ricamo melodico intessuto da Gianni Lenoci, per poi rifrangersi e trasformarsi in eco nell’oceano di colori cinzia eramo in concertosgorgato dallo spirito della pittrice, a tratti posseduta dalla sua stessa arte, quasi in trance.

Una potente energia pervade il sagrato attraverso incursioni negli squarci temporali della Berlino anni ’40 e nell’America degli anni ’50. Sciabolano lame sciamaniche di pura luce nella magia di gorgheggi, senza apparente senso e senza età che pur veicolano con limpidezza il loro messaggio in dialogo con i precordi dello spirito.

“Presta le tue orecchie alla musica, apri i tuoi occhi alla pittura, e… smetti di pensare!”, con questo invito di Vassilij Kandinsky letto da Mimmo Szost nelle insolite vesti di presentatore, la serata si apre.

L’originalità sapiente del suono improvvisato vive e si rigenera nelle contaminazioni vocali agendo sul tessuto primario e sinestetico su cui si rivela l’esecuzione pittorica, l’action painting. L’azione improvvisata cinzia eramo voce coloriè totale fra gli artisti. Il gioco tra le parti – recita Szost nella presentazione – assume la forma di un’opera artistica, musicale e pittorica in continuo divenire, dal suono alla voce dal gesto pittorico al movimento in assemblage. La sequenza di input tra la voce, il suono e l’azione pittorica permette di far affiorare il carattere mutevole e costante di infiniti strati fonici, cromatici e sonori, delegando gli artisti a non dire, ma a creare ogni loro azione come un originale carte blanche, risultato unico e indelebile del feeling tra i talenti.”

Lì dove la parola smette di significare e la figura cessa di rappresentare, l’improvvisazione si svela come la scelta estetica capace di insinuarsi tra i tessuti cinzia eramo inchinodell’arte e mettere in luce libere associazioni. Ogni performance si articola lungo una durata che è espressione del tempo Aiòn, un tempo ipotetico ed instabile, importante e minimale, un tempo in cui ogni novità sensoriale può affiorare e sfiorare la sensibilità degli astanti, il tempo dell’arte.

Una splendida “sintesi” di un progetto musicale intriso di poesia, in filosofico dialogo con riflessioni meditate da Cinzia Eramo, “perle” che ingioiellano un evento tra i più sentiti di questa estate.

Tra il pubblico suo fratello Giacomo Eramo, gli amici di sempre tra cui Roberto Re David, Tommaso Lillo e Pasquale Paradiso, il primo ad arrivare per allestire la location (senza di lui resteremmo tutti… in piedi!) e l’ultimo ad andar via, a riflettori spenti!

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