Archivio Gioianet

La Voce del Paese – Un Network di Idee

Attualità

RICORDO DI DON ROCCO TRAVERSA, FOTO E ATTI INEDITI

don-rocco-traversa-giannini-pp

don rocco traversa preparativiRitrovare a distanza di tredici anni una comunità – quella della Parrocchia di Santa Lucia – che si stringe intorno al ricordo di don Rocco Traversa con tanto calore ed affetto, desta non poca commozione.

Il 5 settembre nella Chiesa erano in tanti ad attendere, a fine celebrazione della Santa Messa, il momento commemorativo affidato alla Commissione “Cultura e Famiglia” della parrocchia, che ha organizzato l’evento con don Giuseppe Di Corrado, Vito Buttiglione – coordinatore della Commissione – e Franco Giannini, che ne ha curato la ricerca storica.

don rocco traversa filmatoIl professor Vito Buttiglione ricorda con affetto la modernità del sacerdote, curioso e pronto a recepire nuove brezze pastorali, sia pur con ancoraggi nel suo tempo, sempre accanto alla comunità e pronto a sostenerla.

Non a caso il professor Giannini, nella sua ricca e documentata presentazione lo definisce “Un Sacerdote al servizio della comunità gioiese”.

Una ricerca certosina impreziosita da foto, atti, documenti inediti prestati per l’occasione da Carlo Traversa, nipote di don Rocco, grazie a cui è stata allestita sotto l’altare della Sacra Famiglia una suggestiva mostra degli oggetti don rocco traversa ricordipiù cari al sacerdote, tra cui il suo rosario, il messale, il calice e l’ostensorio, fili di seta usati per cucire, il ferro da stiro in ferro, i suoi cappelli e tanti scritti vergati con scrittura minuta…

Don Rocco annotava tutto quel che faceva – ricorda Giannini -, non solo le messe che celebrava. Scriveva su tutto ciò che riusciva a recuperare: retro di volantini, interni di buste per lettere, foglietti di carta… ed anche le sue omelie erano scritte. Lo faceva anche per non divagare e per non essere prolisso, in ossequio anche a ciò che San Filippo diceva, che cioè le messe fossero piuttosto brevi che lunghe per non infastidire il popolo.”

don mario e sig. galloLa signora Anna, moglie di Saverio Gallo, affascinata dalla bellezza degli scritti, rievoca la domenica in cui a fine messa si avvicinò a don Rocco per chiedere di poter conservare l’omelia letta durante la celebrazione. Il sacerdote che amava poco le lodi ed era molto riservato, le disse di aver buttato via il foglietto.

Tra le immagini che scorrono, i quaderni con annotate le date di tutte le messe, le pagelle, il foglio di congedo, cartoline, foto in seminario, altre con Pio XII, con un giovanissimo don Leonardo Cardetta, con cui aveva condiviso la funzione di vice parroco per anni, persino il don rocco traversa libro“santino” distribuito in occasione del sacerdozio.

“Don Rocco amava leggere, aveva una biblioteca fornitissima – afferma Vito Buttiglione – alcuni libri sono preziosi, non disdegnava letture amene, c’era anche un “Liala” a testimonianza della sua curiosità”.

“Era un sacerdote molto prodigo – continua Giannini – lo testimonia una lettera a lui indirizzata dal Patronato “Orfani di Maria” di Rimini, nel quale lo si ringraziava per l’offerta”.

macchina da cucire“Era solito cucirsi i talari con la “Singer” del nonno, ereditata dal suo papà Domenico, che prima di entrare nell’Arma Reale dei Carabinieri era un provetto sarto, come il suo papà Antonio”.

Don Giuseppe ne ricorda le messe brevi e intense.

“Negli ultimi due anni chiese di poter officiare nella Chiesa del Crocifisso, per i malati dell’Ospedale. Lo ricordo rannicchiato sulla sedia, in sacrestia, sempre contento di incontrare qualcuno e poter parlare. Mi chiedeva ogni volta quanti anni avevo, di sé però non con il nipotinoamava parlare né che si indagasse sulla sua età. A Natale, dopo la messa evitava gli auguri, diceva che non servivano a niente, se poi sentiva lodare qualcuno amava ripetere “frusc d’ scop nuev”.

Una parrocchiana ricorda quanto amasse il profumo delle pietanze cucinate.

“…Passava da casa e mi chiedeva: “Che buon profumo! Che prepari di buono oggi?

Saverio Gallo, nel ’56 era uno degli oltre cinquanta chierichetti. Durante la Messa in latino don Rocco si interrompeva e lo interrogava sui congiuntivi e sulle declinazioni.

“Non ho mai capito se dubitava della mia preparazione o se era mio padre a suggerirgli di interrogarmi per vedere se avevo studiato!”.

“Quando ci incontrava, per prima cosa chiedeva: “A ci apparten?”, faceva finta di non saperlo, poi dopo le prime indicazioni dava anche notizie aggiuntive matrimoniosu nonni, zii e parenti cui di solito ci chiedeva di portare i saluti. Anche le confessioni erano divertenti, finivano quasi sempre con “ma tu, di ci si figl? Porta i saluti a zianet!”.

“Quando telefonava a casa – racconta un altro parrocchiano – di solito perché necessitava di una puntura o di essere accompagnato ad Acquaviva in ospedale, era sempre molto riservato. Se rispondeva mia moglie le diceva: “Dì a tuo marito di passare!”. Eppure aveva celebrato il nostro matrimonio e ci vedeva in chiesa tutte le domeniche!”.

Tra i ricordi, anche quelli legati alla Parrocchia del Sacro Cuore, affidata a don Mario Natalini, presente alla commemorazione, con don Zotti e la mitica 600foto con cappello che riusciva a portare a Montursi ben stipati quasi dieci chierichetti per volta.

Testimonianze accorate che rendono vivo e commosso il ricordo e prezioso il trascorso storico di cui don Rocco Traversa è stato testimone, protagonista e custode.

“Anche lui, come gli altri, fortemente attaccato alla sua terra – conclude Giannini -, ha profuso il proprio impegno per ben quarant’anni, da vice parroco di Santa Lucia, fin dai tempi di don Rocco Passiatore, e come Rettore di Sant’Andrea, Sant’Angelo e San Francesco.

Lo ricorderemo sempre sul campo con il suo abito talare e il cappello, quasi che fosse rimasto ancorato al passato e il Concilio non lo avesse contagiato. In realtà credo abbia incarnato il Concilio forse più di qualche altro sacerdote, perché ha dimostrato che il vero cambiamento voluto dal Concilio non era nell’apparato e nell’esteriorità, ma nelle coscienze degli uomini e nel ritorno allo spirito e al messaggio evangelico”.

—————————————-

albero genealogicoDi seguito alcuni stralci della presentazione del professor Giannini, nei quali storia, ricordi e quotidianità si intersecano, per scrivere una inedita pagina di gioiesità.

“Famiglia Traversa (già D’Aversa), nome che deriva dal dialetto ligure Traversu, che significava massiccio o corrucciato (risentito, urtato, adirato). La famiglia Traversa viene in Puglia, proveniente dalla Campania. La troviamo in Bari intorno al 1600. Fino al 1707 è indicata con il nome canonico don pietro traversaD’Aversa, successivamente nei documenti troviamo la trasformazione del cognome in Traversa

I suoi componenti inizialmente erano dediti prevalentemente al commercio di mare, ma non disdegnavano il commercio di terra.

Un ramo della famiglia prese residenza a Sannicandro di Bari, dove Pietro Traversa (1757-1815) sposa in seconde nozze una donna del luogo, Maria Emanuela Mondelli. Il figlio Giovanni (1805-1875) tra i venti figli avuti in tre matrimoni ha Pietro (1830-1907) in prime nozze, che diviene prete.

Un altro figlio di Giovanni, in prime nozze, è Antonio (1835-1898), sarto, che si trasferisce ad con don leonardo cardettaAcquaviva delle Fonti, i cui discendenti oggi risiedono a Gioia, a Taranto e in Francia. Dal matrimonio di Antonio con M. G. Rella nascono 2 figli: Giovanni (1857) e Domenico (1859-1929). Domenico Traversa (1859-1929) in prime nozze sposa Chiara Milano, da cui ha sette figli, tra cui Nicola, padre di Carlo e Domenico. Domenico in seconde nozze sposa Angela Maria Donvito, da cui ha tre figli: Chiara Margherita, Rocco e Maria Leonilde Costantina. Don Rocco Traversa nasce dal secondo matrimonio di Domenico con Angela Donvito. Gli altri Traversa di Gioia nascono dal primo matrimonio di Domenico con Chiara Milano, e precisamente dal figlio Nicola (1902-1982), fratellastro di don Rocco.

Dal loro matrimonio nascono Domenico e Carlo, quest’ultimo, erede di don Rocco, colui che ha fornito il materiale per questa ricerca. Don Rocco nasce a Gioia il 5 luglio del 1912 e qui muore il 12 febbraio del 1999, a 87 anni. All’anagrafe viene registrato con i nomi di Carmine Rocco.foto convitto

Dopo la frequenza della scuola elementare a Gioia entra nel Convitto dei Missionari del Preziosissimo Sangue di Caserta, poi di Albano Laziale e successivamente nel seminario maggiore del Preziosissimo Sangue di Roma. La sua adesione alla Congregazione esprime il suo desiderio di dedicarsi all’attività missionaria, missione specifica della Congregazione.

E’ ordinato Sacerdote il 21 aprile del 1940, festa del Natale di Roma, nella foto sacerdotiBasilica di S. Giovanni in Laterano, alle ore 6.30. Il 22 aprile del 1940 celebra la sua prima Messa solenne nella Chiesa di S. Maria del Trivio, a Roma. Il 23 aprile del 1940 celebra la Messa dello Spirito Santo in S. Pietro in Vaticano, all’altare della tomba di S. Pietro. Dal 2 settembre del1940 è ad Albano Laziale, dove celebra quasi sempre nella Chiesa di S. Paolo Dal 19 novembre del 1940 è a Patrica (FR), il cui Santo Protettore è San Rocco, dove celebra nella Chiesa dei Missionari del Preziosissimo Sangue, intitolata a S. Francesco Saverio. Lì celebra fino al 28 aprile del 1941. Dal 1° maggio del 1941 è a Gioia dove resta fino al 12 gennaio del 1942. Dal 13 gennaio al 2 giugno dello stesso anno è a Patrica. Rientra a Gioia il 5 giugno.

davanti a chiesaDal 29 aprile del 1941 lo troviamo a Gioia, dove celebra prevalentemente in S. Francesco, ma anche in S. Andrea, S. Rocco, S. Cuore, SS. Crocifisso e S. Lucia.

Il 22 settembre del 1947 lascia la Congregazione del Preziosissimo Sangue, passando quindi da missionario a sacerdote secolare. Nel 1951 l’Arcivescovo di Bari, Monsignor Marcello Mimmi, lo nomina Assistente spirituale dell’Arciconfraternita dell’Immacolata , a Sant’Andrea.

Nel 1957 don Rocco scrive all’Arciprete di Gioia.

“Rev. Arciprete, le mie condizioni di salute mi impediscono di poter continuare a sostituirvi nella Chiesa di S. Andrea. Dopo 6 anni in cui ho subito tutte le vessazioni a cui caratteri alteri e dispotici di confratelli potevano sottopormi, ho i nervi così scossi e la salute così risentita da non poter più proseguire in tale stato. Vi prego perciò di ritenermi definitivamente ed comunioneirrevocabilmente esonerato da tale compito che mi avete affidato, e vogliate pertanto provvedere in merito.                                                     Deferentemente”.

Anche se non lo dimostrava, già prima degli anni ’60 soffriva di una nevralgia dell’occipitale ‘idiopatica‘, che gli causava qualche disturbo. Il 26 agosto del 1959 l’Arcivescovo di Bari, S.E. Mons. E. Nicodemo nomina don Rocco Vicario Economo della Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, di Gioia. Negli ultimi due anni, dietro sua richiesta, si allontana dalla parrocchia di S. Lucia e celebra messa nella Chiesa del Crocifisso, visitando gli ammalati del vicino Ospedale”.

Tra le prossime ricorrenze, l’anniversario della nascita della Confraternita e della Chiesa, di cui si troverà prossimamente notizia nel sito parrocchiale (http://parrocchiasantaluciagioiadelcolle.blogspot.com/2012/05/oggi-in-santa-lucia-serata-musicale.html).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *