TRUFFA LEBBROSARIO: MONS. PACIELLO RASSICURA TUTTI

“Con riferimento alle recenti vicende di cronaca, il vescovo-governatore monsignor Mario Paciello desidera rassicurare l’intera comunità ospedaliera e tutte le istituzioni che la guida dell’ospedale Miulli è saldamente nelle proprie mani, garantendo passione e impegno pari a quelle del suo delegato”. L’annuncio all’indomani dello scandalo che ha travolto la gestione del lebbrosario di Gioia del Colle e ha fatto finire ai domiciliari don Mimmo Laddaga, reggente dell’ente ecclesiastico e con lui il direttore della struttura. Il vescovo ha ricevuto indietro da Laddaga la delega di attribuzione dei poteri per la gestione dell’ospedale e sarà lui ora ad occuparsene.
“Gli intuibili sentimenti di dolore e angoscia per quanto accaduto – si legge nella nota del Miulli – non possono prendere il sopravvento sulla necessità che, in questo momento, una struttura di riconosciuta eccellenza sia esposta al rischio, pur remoto, di sbandamento e smarrimento. Ed è per questo preciso impegno e dovere, di carattere eccezionale – si legge ancora – in ragione delle contingenti circostanze, che il Governatore si occupi in prima persona della gestione ordinaria e straordinaria dell’ente, con i relativi poteri di firma, supportato, come sempre, della preziosa ed imprescindibile collaborazione tecnico-gestionale della struttura organizzativa dell’Ente nell’ambito dell’autonomia e competenze dei relativi uffici”.
Gli sviluppi dell’inchiesta
La centralista è al suo posto, così l’inserviente e i dipendenti, quelli rimasti, ancora al lavoro nella struttura chiusa sulla carta, ma ancora in funzione, dove risiedono gli ultimi pazienti malati di lebbra. Prima che la delibera della Regione sbarri davvero i cancelli della Colonia Hanseniana, teatro dello scandalo forniture. Quattro litri d’acqua al giorno e due lattine di coca cola o birra, 335 grammi di carne, 710 di pane e quasi un chilo e mezzo di frutta, 117 grammi di salumi e 332 di formaggi, 368 di pasta, mezzo litro di latte e circa un chilo di verdure. Il menu giornaliero per ciascun paziente del lebbrosario di Gioia del Colle. Almeno sulla carta. Una quantità di cibo “spropositata ” e che, secondo la Guardia di finanza, non sempre finiva sulle tavole degli ospiti della struttura gestita dall’ospedale ecclesiastico Miulli di Acquaviva delle Fonti. A confermarlo ci sarebbe la testimonianza di uno dei pazienti.
“Quando ero responsabile del comitato dei malati mi interessavo delle forniture alimentari – racconta agli investigatori – e ho constatato che venivano destinati a questa colonia quantitativi spropositati di alimenti, in particolare le forniture di carne erano certamente superiori a quelle che ci venivano somministrate. La frutta di pessima qualità, tanto che dissi al fornitore che non mi interessava che qualche dipendente della colonia andasse da lui a caricarsi le casse di frutta senza pagare e ciò a discapito dei malati”. I conti gonfiati per i pasti dei
pazienti e per i lavori di manutenzione del lebbrosario sarebbero costati alla Regione sei milioni di euro all’anno. Una truffa che ha portato all’arresto, giovedì, di don Mimmo Laddaga, reggente dell’ente ecclesiastico Miulli, e Saverio Vavalle, dirigente della struttura. Altri otto, tra dipendenti e fornitori, sono indagati a piede libero.
“I pagamenti avvenivano mensilmente in base all’accordo con la Regione, le cifre non erano più alte di 350 mila euro – racconta un ex impiegato della struttura, oggi in pensione – solo a fine anno c’era il conguaglio. Le enormi quantità di cibo? Falso, ma io non ho mai visto i contratti. Venivano stipulati ad Acquaviva, nella sede del Miulli. Noi al m
assimo firmavamo i documenti di consegna”.
Tra i conti che non tornano, annota il gip del tribunale di Bari Giovanni Abbattista nell’ordinanza di custodia cautelare, ci sarebbero ad esempio le forniture di biscotti da latte e confetture di frutta. “Nessuna delle persone sentite ha riferito di aver ricevuto a colazione biscotti da latte”. Eppure sono stati rilevati acquisti di 918 chili in quattro anni. Stessa cosa per la marmellata, 1587 vasetti dal 2007 al 2010.
E poi ci sarebbero degli “ordini aggiuntivi” fatti sempre di sabato. “È capitato – racconta un fornitore – quasi tutti i sabato fino all’intervento della finanza, che i cucinieri mi contattavano telefonicamente dicendomi che si erano aggiunti dei pazienti nella colonia e mi invitavano a fornire altra carne. Uno di loro un giorno con tono arrogante mi disse che non dovevo indicare il pollo in fattura”. Il sospetto della finanza è che quelle ordinazioni non fossero destinate alla colonia ma servissero per il pranzo a casa della domenica.
Gli sprechi del lebbrosario erano stati più volte denunciati dall’ex dirigente Roberto Giannico, licenziato e poi arrestato per aver tentato di uccidere don Laddaga. “I fatti mi stanno dando ragione” si è sfogato Giannico, agli arresti domiciliari (MINACCIA DI MORTE DON MIMMO LADDAGA – ARRESTATO) – (TENTATO OMICIDIO: RITO IMMEDIATO PER GIANNICO).
(fonte repubblica)
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