Archivio Gioianet

La Voce del Paese – Un Network di Idee

Attualità

COMMOZIONE PER IL “SANTO” RESTITUITO ALLA CITTÁ-foto

san-francesco-restaurato-pp

  • Miracoli di S. Francesco Di Paola

Nelle parole “co063-DSC06727ntemplazione e meditazione” la sintesi estrema di un percorso, quello della Confraternita del SS. Rosario iniziato il 22 settembre con il pellegrinaggio a Paola e conclusosi il 7 ottobre con i festeggiamenti della Madonna del Rosario.

Un percorso tra fede, arte, devozione e storia il cui acme è raggiunto in occasione del restauro della statua lapidea di San Francesco di Paola commissionato dalla Confraternita di cui è priore Andrea Mongelli, impresa che – restando in tema – ha del “miracoloso”, tenendo conto che l’intero costo è sostenuto dalla stessa Confraternita e dalle offerte dei fedeli.

Il “San Francesco” restituito alla città e ai devoti desta commozione. Il suo bastone d’argento e la scritta “Charitas” sul medaglione del suo ordine – secondo l’agiografia donato dall’Arcangelo Michele – non rifulgono sotto le luci 060-DSC06724quanto il suo sguardo severo volto ad esortare alla preghiera e al decoro.

Il professor Mario Girardi – Ordinario di Letteratura cristiana antica presso l’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari – nelle insolite vesti di presentatore accoglie i presenti davvero numerosi, invita Andrea Mongelli ad un saluto, quindi presenta Padre Rocco Benvenuto Toniolo, Superiore provinciale dell’Ordine dei Minimi in Puglia, Calabria e Messico nonché storico di pregio, di ritorno da Roma. Padre Rocco benedice la statua invitando tutti a raccogliersi in preghiera, quindi traccia un profilo del Santo, della sua vita e dei suoi miracoli attingendo a ricordi, aneddoti e dettagli storici, rievocandone con passione la santità.

  • La vita di San Francesco di Paola

079-DSC06743Il Santo è molto venerato in Puglia e nel mondo – racconta padre Rocco che il 4 ottobre ha festeggiato il 25° anno di sacerdozio -, lo stessa Padre Pio ne porta il nome. La ricca iconografia del Santo è nota, meno note sono le sculture, in particolare quelle lapidee. Da alcuni indizi questa statua presenta elementi che potrebbero far risalire il manufatto al tardo ‘500, anche se andrebbe esaminato il bastone di argento… San Francesco indossa il cappuccio, il colore del saio è naturale, ovvero terra bruciata e la scarsella solitamente posta destra, qui è a sinistra. Un Santo umile, che dal suo povero eremo giunge alla Corte di Francia e per buona parte della vita è a contatto con uomini potenti al cui destino e decisioni sono affidate le sorti del mondo. Potenti che consiglia e spesso rimprovera, esortandoli al rispetto dei più deboli.”

“San Francesco nasce a Paola, vicino Cosenza il 27 marzo del 1416. I suoi genitori sono umili contadini. Un miracolo ne segna l’infanzia: la guarigione da un grave ascesso oculare. Poco più che adolescente entra nel convento dei Frati minori francescani di San Marco Argentano, in cui compie i suoi primi prodigi. Nel 1429, 13enne, sceglierà di vivere in solitudine e preghiera per cinque anni in un eremo, una grotta scavata nel tufo, decisione maturata dopo aver visto e contestato il lusso in cu098-DSC06762i vivevano i cardinali e gli alti prelati della Chiesa romana. L’aura di santità splende luminosa, altri frati si uniscono a lui, nasce una piccola comunità, gli eremiti di frate Francesco, cellula del futuro Ordine dei Minimi, cui il Santo chiederà un quarto voto, il quarto nodo sul cinto di corda, ovvero la promessa di una vita in perenne quaresima, senza nutrirsi di carne e suoi derivati.”

“Tanti gli eventi prodigiosi che avvengono in quegli anni – continua padre Rocco -, uno per tutti l’attraversamento dello stretto di Messina sul suo saio, in compagnia di due frati, miracolo che lo renderà Santo protettore dei mari. Francesco ha 67 anni quando il re di Francia Luigi XI, gravemente malato e venuto a conoscenza dei suoi poteri taumaturgici, chiede al Papa 076-DSC06740Sisto IV di incontrarlo. Sia pur a malincuore, San Francesco vi si reca nel maggio del 1489 e li resterà per 25 anni, fino alla morte. Convincerà il re ad accettare la sua malattia e a risolvere le divergenze con la Chiesa, consiglierà luminari e potenti affinché non prevarichino i diritti dei più deboli, rifiuterà persino le comodità della corte preferendo dormire nei boschi, a ridosso della reggia. Quando il re di Napoli Ferdinando I di Aragona tenta di donargli un piatto di monete d’oro per costruire a Napoli un convento, San Francesco ne spezza una da cui esce del sangue. Riferirà al re che è quello dei sudditi oppressi che chiede vendetta e non può usarlo per erigere chiese.

L’umile frate è conosciuto in Francia, Spagna e Germania, il suo è un volto internazionale. Muore nel 1507, a 91 anni, nel 1513 viene beatificato e nel 1519 canonizzato.”

Padre Rocco, quindi, si accomiata invitando tutti il 2 maggio a Paola, per festeggiare insie090-DSC06754me San Francesco.

  • Il restauro dell’opera

Per Maria Gaetana Di Capua anche questo restauro è stato fonte di sorprese, non è infatti una statua lapidea, come ritenuto fino a prima di iniziare i lavori, bensì un agglomerato rivestito di polvere di malta e calce spenta, uno stucco alquanto spesso.

“La statua è ancorata alla parete di fondo della nicchia con cocci di carparo e malta. Dietro c’è poco spazio, per vederne il retro ho usato lo specchio. Dove mancava lo strato superiore c’era una malta grossolana ed alcune lesioni. In alcuni punti la statua suonava vuota, quasi fosse cava. La base non è contestuale, poggia su cocci ed è modellata all’esterno con malta più raffinata. La statua si presentava coperta da uno spesso strato di vernice lucida che 092-DSC06756velava la bellezza del modellato della barba. E’ stato laborioso rimuoverla. Era la stessa usata sul Sant’Antonio nella Chiesa di San Francesco, un intervento degli anni ’60 forse ad opera della stessa persona. Tolto lo strato con una soluzione chimica adatta, abbiamo trovato delle lacune. L’uso dello stucco per una scultura a tutto tondo è molto interessante, dona levità e preziosità, rende però difficile azzardare una data o uno scultore. Egizi, Romani, Etruschi e Greci conoscevano i segreti dello stucco fatto con malta e polvere di marmo, per cui non deve stupirci tale uso. In Puglia ritroviamo numerose testimonianze di bassorilievi in stucco e marmolino veneziano…. Sul retro ci sono delle lesioni e anche sul cordone, dopo il secondo nodo, a conferma che la statua ha subito traumi. Forse non era collocata qui, probabilmente era posizionata all’esterno… conc108-DSC06772ordo con Padre Rocco, non è una statua da portare in giro. L’aureola è di fattura recente, dell’ultimo secolo, il bastone tra le mani del Santo potrebbe non essere quello originale.”

  • La storia religiosa nell’arte

Mario Girardi riprende la parola per presentare Mariella Donvito, docente di Storia dell’Arte e nipote del compianto Antonio Donvito, prestigioso storico gioiese venuto a mancare 10 anni fa.

“Prima di oggi non c’è stata l’occasione di invitare Mariella, per molti anni ha vissuto e insegnato nel Nord, oggi l’abbiamo recuperata agli affetti e alla ricerca. Mariella ha realizzato una tesi sull’architettura religiosa di Gioia tra il 16° e il 17° secolo e ci parlerà di questo aspetto dell’opera.”

Mariella – nonostante l’evidente emozione davvero competente, coinvolgente e preparata – si sofferma sul valore devozionale, artigianale e artistico e sull’aspetto documentale, iconografico e storico dell’opera, precisando che in soli 15 giorni – tanti infatti sono stati dedicati alla preparazione dell’incontro – ha raccolto notizie e riletto documenti da anni nel cassetto, nel poco t087-DSC06751empo libero lasciato dal lavoro.

La statua risulta collocata nella Chiesa di San Domenico fin dal 1662. Una statua lapidea che raffigura il Santo la si trova a Bitonto, nella Chiesa di Santa Maria. Il Santo rappresentato con il cappuccio in testa, lo sguardo intenso, traboccante di pietà, carità cristiana, passione per i poveri, barba fluente e gote scarne, dimostra circa 70 anni. Gli stessi zoccoli alti e consunti, molto rovinati, sono una riproduzione fedele.”

“Da un confronto con Clara Gelao, massima esperta nel settore – continua Mariella – ho avuto conferma che la postura e la posizione delle mani poggiate al bastone per sostenersi, confermano l’età avanzata del Santo. Lo stesso 105-DSC06769bastone volto da sinistra a destra indica un manufatto antico. Jean Bourdichon ricavò una maschera funeraria da cui è tratto il volto riportato in molti dipinti, uno di essi fu donato dallo stesso pittore a Papa Leone X. L’altro ritratto voluto da Ferdinando I d’Aragona è datato 1483, ed è questo modello settantenne quello più diffuso. Altre sue immagini senza cappuccio su legno le troviamo nell’Arco Nardulli, dove è il primo a sinistra con Santa Sofia e San Filippo ed ancora nella Chiesa di Sant’Andrea, nella navata sinistra, in un dipinto della Madonna delle Grazie insieme a San Giuseppe e infine nella Chiesa Madre, dove compare in un dipinto del 1821 a firma d050-DSC06713el pittore molfettese Saverio Calò. Come protettore di città di mare compaiono suoi quadri a Monopoli, Bari, Taranto, Gallipoli, con un richiamo al miracolo del saio divenuto zattera con il cappuccio per vela nella traversata dello stretto di Messina. La chiesa di San Domenico, costruita nel 1460 era un avamposto latino, propagatore di fede cristiana tra il clero greco-bizantino e quello ortodosso-montenegrino, situata a ridosso del borgo albanese e in linea temporale a metà strada tra il convento di San Francesco edificato nel 1200 e quello dei Riformati risalente al ‘600. Ad Acquaviva ho visitato una cappella del ‘600, oggi all’interno di un condominio privato, sul cui altare maggiore c’è un quadro di San Francesco e una teca con gli “abitini-saio” devozionali indossati da piccini e anche neonati, alcuni erano neri, in onore al Santo.”

Tanto ancora vi sarebbe da ricordare… ma il protrarsi dell’incontro e il rientro di Padre Rocco portano la relatrice ad una sintesi estrema.

Mario Girardi nel ringraziarla ricorda la più antica testimonianza di culto di San Francesco di 117-DSC06781Paola riferita al 1623.

Nella chiesetta rurale dove venne poi costruita la chiesa di Santa Lucia vi era un quadro con raffigurati insieme alla Santa, San Francesco di Paola e Santa Caterina di Alessandria, dominati da un affresco dell’Annunciazione.”

A fine serata, prima del saluto di don Tonino Posa e del sindaco Sergio Povia, “inquilino” del convento di San Domenico, Mario Girardi legge una preghiera in dialetto molto suggestiva recitata ogni sera dalla mamma di Carla, sua moglie. Nella preghiera, donata a Mongelli, si implora il sonno e l’aiuto del Santo, circondati da angeli e immagini sacre.

Scatti fotografici a cura di Mario Di Giuseppe.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *