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STUDENTI LICEALI– CRONACA DI AUTOGESTIONE-foto/video

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foto ragazziOccupazione o autogestione? Su queste due “modalità” di protesta gli studenti del Liceo Scientifico R. Canudo e del Classico P. V. Marone si sono confrontati con il dirigente Rocco Fazio ed alcuni docenti, nella settimana appena conclusasi.

La linea prevalsa, sia pur non trovando tutti d’accordo, è stata quella dell’autogestione.

protesta studenti liceoDalla protesta del 24 novembre che ha riunito tutti in assemblea al Canudo (http://www.gioianet.it/politica/6025-sciopero-studenti-liceali-aderiscono-in-massa.html), al flash mob in piazza Plebiscito di giovedì, molto è stato detto, scritto e commentato.

Come hanno vissuto i ragazzi questa esperienza?

“In questi tre giorni ci siamo trovati dinanzi ad una scuola diversa – dichiara Filippo Tolentino di 5a A -, una scuola fortemente formativa, innovativa. La parete che divideva studenti e docenti è crollata, le due parti si sono unite e hanno vissuto giornate pervase da un’atmosfera confidenziale, quasi amichevole. Se pur per poche ore, abbiamo avuto a disposizione quegli elementi, essenziali per la nostra crescita, di cui siamo stati ingiustamente privati. I corridoi del liceo non erano gli stessi, le aule e le finestre, tutto era diverso, i professori e anche gli alunni.”

occupazione assembleaAlla base della protesta una consapevolezza che desta stupore, sia per la maturità con cui si sono affrontate alcune problematiche che per la conoscenza dei problemi a margine delle stesse e delle conseguenze sul futuro. A questo molto hanno contribuito i professori restati sul campo non solo ad aiutare i ragazzi con le loro abilità, è il caso di Pierluca Cetera che con loro ha sagomato “studenti” ed è salito sui banchi a scuola e in piazza, ma soprattutto sensibilizzandoli, aprendo un dialogo, un confronto, ascoltandoli e accettando il loro punto di vista senza l’obbligo di valutarlo attraverso il voto, strumento non sempre amato dal corpo docente, nonostante i legittimi dubbi e le riserve di alcuni studenti.

Quanto è davvero importante il merito a scuola?”, chiedeva uno dei ragazzi nell’auditorium martedì pomeriggio. Tanto, tantissimo, ma non va ricercato solo nei voti, lo si può “testare” sul campo scoprendo il proprio talento – nel senso anche evangelico del termine -, in quale settore si può esprimere il meglio di sé, ricevendone la massima gratificazione, senza primo piano2stressanti competizioni che se vissute con troppo agonismo, sottraggono energia e fiducia.

Il segreto del successo? L’umiltà (non si smette mai di imparare) e tanta passione e amore nell’esercizio di quella professione che per scelta (o destino?) andrà a determinare il nostro futuro, senza mai rinnegare i sogni e i valori in cui si crede.

Si è parlato di senso di responsabilità da parte di chi informa, del potere che hanno le parole quando sono espressione di un intimo e libero sentire, del “rumore” che oggi più che mai rende caotica la comunicazione e prezioso il silenzio dedicato all’ascolto e alla riflessione.

Si è riflettuto sul senso dell’etica, sulla sua duttilità interpretativa, quando i valori morali alla base sono fragili, tanto da giustificare il ricorso all’alibi della veemenza verbale per assolversi. Si è parlato del rispetto del miria brunetti e jacopo antonicellipensiero altrui, soprattutto quando non condivisibile, che non dovrebbe mai venir meno, delle difficoltà del lavoro precario nel mondo dell’informazione, della scarsa libertà di pensiero che vi regna, tanto da veder fiorire libri inchiesta a firma di giornalisti cui si è tentato di mettere il bavaglio e dei tanti sacrifici di chi sceglie questa professione.

Si è discusso del perché – in quel momento – si fosse lì e non altrove, di come raccontare questa esperienza: con l’oggettività della cronaca o con il pathos del vissuto diretto?

Nello sguardo delle professoresse Tina Tafuri – presente nell’auditorium – e Miria Brunetti in piazza, nelle loro parole l’eco di altre proteste, quelle che la scuola l’han cambiata nel ’68 con lo stesso entusiasmo e tanta fiducia.

nicol e pierluca ceteraAltri docenti hanno dialogato in contesti meno pubblici, tutti indistintamente decisi a evitare “deragliamenti” e veicolare la protesta dei ragazzi sui reali “bersagli”, sulle cui motivazioni lasciamo la parola alla studentessa universitaria che senza remore – in uno dei due video – ha espresso il comune pensiero degli italiani, contestando alcune affermazioni del suo rettore.

La tempesta che si scatenava all’esterno della nostra seconda casa – ricorda Filippo Tolentino – non ci toccava minimamente, la scuola era finalmente un’oasi felice, un’oasi in cui tutti noi abbiamo avuto la possibilità di esprimere la nostra creatività attraverso la pittura e la musica, di assistere a lezioni “alternative” di professori quanto mai disponibili, di confrontarci con giornalisti, genitori e con quei quattro rappresentanti che sono stati la chiave del nostro successo.”

I rappresentanti del Canudo sono Nicolò Carnevale, Ottavio Ferrante e Dodo Lillo, del Marone Jacopo Antonicelli.

Nicolò e Ottavio nell’auditorium martedì pomeriggio hanno raccontato i loro vissuti, la difficoltà nel rapportarsi con i loro stessi compagni nel momento in cui la decisione presa non è stata da tutti condivisa, pur essendo in quel momento l’unica alternativa possibile per tener aperto il dialogo e conquistarsi fiducia e rispetto, la sorprendente e inaspettata complicità di alcuni docenti, le difficoltà nel coinvolgere tutti nelle iniziative, confermando quanto a parole (ma non sempre in termini di presenza) si era occupazione studenti-insegnantedetto e chiesto.

E, cosa ancor più importante, conservando la propria indipendenza e libertà di pensiero che unita alla consapevolezza del momento vissuto da protagonisti, si è rivelata una importante lezione di vita.

Una lezione “aperta” in cui anche i docenti hanno appreso e tanto.

“Dai ragazzi non smetterò mai di imparare – afferma Vitina Tafuri -, alcune loro riflessioni, soprattutto quelle espresse dai più piccoli e timidi, dagli scontrosi e ribelli mi hanno confermato che c’è tanta ricchezza di valori e un universo inesplorato dentro ognuno di loro”.

Luoghi che i tempi e i programmi della didattica impediscono di visitare e che in questa autogestione hanno aperto nuovi orizzonti.

occupazione studenti liceo3“Non ho mai visto i ragazzi del Ricciotto Canudo così uniti e compatti. Sembra che finalmente il detto “l’unione fa la forza” abbia preso forma – ci confida Francesca Madaro di III A – non solo gli studenti hanno mostrato unione e coesione ma soprattutto voglia di stare insieme, lungi dall’idea di molti adulti, ossia dell’occupazione come metodo per non fare lezione. Dopo le 12.10 eravamo liberi di andare a casa eppure molti di noi si sono trattenuti fino alle 20.00 regalando il proprio contributo all’autogestione.”

A conferma le foto in cui alle 19.30 di martedì si era in pieno fermento operativo.

I professori ci hanno aiutati, appoggiati e supportati in questa piccola grande impresa – continua Francesca – restituendoci lezioni alternative sulla crisi, sull’attualità, sulla comunicazione o ancor più semplicemente corsi di sostituzione ai Pon che ci sono stati negati. Senza esagerare, penso di aver vissuto una delle esperienze più piacevoli e proficue della mia vita. Non filippo tolentinoche non mi sia stancata (rimanere 12 ore consecutive a scuola non è una passeggiata) o demoralizzata, ma lo stare insieme ad altre 500 persone mi ha aiutato a capire cosa vuol dire condividere le proprie idee, confrontarsi, sostenersi a vicenda e lottare per un unico interesse: quello di salvaguardare i diritti dello studente.”

Nella riflessione conclusiva di Filippo Tolentino – sintesi estrema del vissuto di questi giorni – tanta determinazione, energia e speranza.

“L’hanno chiamata occupazione, co-gestione, autogestione, flash mob o assemblea d’Istituto.

Il suo nome non ha importanza, ciò che conta è l’esperienza in sé ed il ricordo che ha lasciato all’interno di ognuno di noi. C’è tuttavia qualcosa di più profondo alle spalle della nostra manifestazione, qualcosa che la separa nettamente da una semplice autogestione. Non dobbiamo dimenticare, infatti, studenti liceo gruppoche la nostra è stata soprattutto una protesta, un modo per far sentire la nostra voce, la voce di quel gruppo studenti che non ha alcuna voglia di arrendersi, ma che cercherà, con tutti i mezzi che ha a disposizione, di rialzare la testa e di andare avanti con la speranza che qualcosa possa cambiare.

Questi sono i nostri ragazzi, a loro sarà affidato il futuro e sarà un futuro migliore.

Scatti fotografici a cura di Federica Russo e Martina Galiotto che ringraziamo per la collaborazione, insieme a tutti i loro amici.

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