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L’EROS DI OSVALDO E GIOVANNA “VERSO IL MARE CHE TACE”

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verso il mare che tace“La parola si fa corpo, sangue […] la storia di un amore diviene contenitore esterno in cui alloggiare questa visione del mondo, dell’esistenza…”

In “Vi passò accanto la dea” – rassegna di incontri poetici e letterari – Irene Martino così commenta “Verso il mare che tace” edito Poiesis, un “novella poetica” di Giuseppe Goffredo presentata nella sala Javarone il 30 novembre.

Un incontro impreziosito da una performance teatrale di raffinata eroticità attraverso le letture di Vito Osvaldo Angelillo e Giovanna Carelli, interpreti di Sisifo e Pavoncella, metafore letterarie della passione travolgente di un amore vissuto nella clandestinità.

Pagine scritte per dar voce all’anelito di libertà e al dolore di non poterla agire delle donne, “…sul silenzio tremendo cui sono costrette e sull’universo dei sentigoffredo-martinomenti che le abita”.

Il mare riguarda l’ampiezza di questa solitudine – puntualizza Goffredoma anche il luccichio che sulle sue acque danza. Premetto che ogni uomo o donna è una meraviglia inesplorata che spesso tace. E il tacere può valere per tutta una vita, ma mentre negli uomini questa è una scelta – quasi per paura che la propria virilità sia messa in dubbio – per una donna è una condizione imposta sia dal proprio compagno, sia dalla famiglia, sia dalla società. Così uomini e donne vivono l’uno accanto all’altro senza mai rivelarsi, in una condizione di paura, di povertà di sentimenti e di piaceri.”

Al bravissimo M° Nicola Albano ed alla sua chitarra è stato affidato il commento musicale che ha accompagnato le letture e scandito i tempi della serata cui ha partecipato l’assessore alla Cultura Piera De Giorgi che ha piera-de-giorgi-martinofortemente voluto Gioia sede dei seminari d’autunno proposti in “Vi passò accanto la dea – l’Italia fra il Mediterraneo e America latina, la poesia e il romanzo” giunta alla 17a edizione promossa dalla Regione Puglia e dalla casa editrice “Poiesis”.

Scoprire un’opera letteraria attraverso una lettura ben recitata, è un’esperienza che va al di là di ogni percezione sensoriale, sfiora lo spirito e si incunea nella mente.

“Ascolta quanto è dura la mia crocifissione. Tu che mi vedi appesa alla mia ferale stanchezza. Ai pozzi di croce. Alle Inri e alle spine che irrigano la mia fronte. Agli insulti che sento rimbombare nella pubblica strada.” Pavoncella esprime così la sua condizione di donna appena sbozzata dall’autore, una voce senza volto, una storia minimale – un tiepido affetto coniugale, figli, tanto stupore nel scoprirsi perdutamente innamorata di Sisifo – anch’egli sposato – su cui si goffred-osvaldo-giovannaarrampica per poi graffiarlo, morderlo, sfuggirgli, scivolare sul suo corpo, plasmarlo di luce.

Pathos nel sogno che trova i due amanti “nudi come lombrichi” ed esposti alla violenza del marito di Pavoncella, ed è lei a risvegliare Sisifo dall’incubo con dolci parole. “Il dolore, la sofferenza, l’inquietudine sono in me, mi appartengono come la cifra più profonda della mia anima, perché esse sono anche il contrario, sono la causa estrema del mio perenne ricercare e indagare e aspirare a un mondo che so esistere … Danzare con te in un vortice di polvere come un fosfene di luce.”

“Strana ignominia – riflette Sisifo -, spesso dolore e bellezza sono nel medesimo atto, hanno la stessa unità di tempo e scena … la solitudine ci appartiene. Essa è buio ma, al tempo stesso, è splendore.”

goffredo-scrittore“Sisifo è specchio, sguardo nuovo – commenta Irene Martino -, dà voce ai suoi sentimenti, ai suoi pensieri, si fa carico del peso di questa donna e le offre un colloquio continuo, è il suo alter ego.” E in uno egli interludi poetici inseriti nell’opera affiora questo vissuto: “ […] Più a fondo aprimi. Per toccare/ogni luogo di noi. Dolce è/la tua luce fiore di luce/che bevi sul filo dell’onda./Annego ondeggio sulle rive/del ventre l’un l’altro mossi/come pezzi di legni nel diluvio.”

La storia dei due amanti viene scoperta, non possono incontrarsi. Ad un appassionato e struggente epistolario di mail affidano i loro sentimenti, le loro paure.

Mi sento terribilmente sola, un naufragio in aperta tempesta – scrive Pavoncella -, sola con le mie paure, con le mie ansie infinite, il mio desiderio di vederti…”.

goffredo-dibattitoLa violenza è in agguato, il marito-inquisitore tarpa le sue ali, uccide il suo bimbo mai nato ma non spegne i suoi sogni, il mare tace ma non smette di brillare ed è tra le braccia di Sisifo, in un ospedale che spiccherà il suo ultimo volo verso la libertà per poi tornare – “ostia di luce dolorosa”- nell’eden dell’amore.

A fine letture si apre il dibattito e Goffredo confessa – sotto la pressione delle cronache che vedono le donne vittime dei loro stessi compagni – di aver sentito l’urgenza di reagire, di rendere pubblico un sentimento privato … “un disagio sempre più forte, che si incista contro di loro…”, conseguenza di modelli proposti dai mass media difficili da scardinare.

Ho tentato di entrare nella vita interiore di quelle donne che sono quotidianamente sopraffatte, condizionate, insultate, nella loro sofferenza, nell’eros liberatorio che emana dal loro corpo. Mi interessava ascoltare e gioire con loro. L’unico modo per rappresentare tutto questo ovviamente era la goffredo-dibattito2Poesia che per me è luce, polvere madre di conoscenza, amore stesso.”

La politica con “Barbablù” e le sue ville piene di ragazze a disposizione, una certa televisione con i suoi “intronati” intorno ai quali girano le donne – chiosa Goffredo -, hanno attualizzato una certa antropologia patriarcalista rendendola sessuofobica. Il risultato è stato legare il sesso alla onnipotenza del potere e generare una perversione dei modelli di rapporto fra uomini e donne.”

In risposta alla domanda di Sergio D’Onghia se conoscersi e condividersi è possibile senza varcare i confini dell’Eros, Goffredo risponde: “Quando c’è amore nella nostra esistenza il nostro sguardo cambia, si amplifica, ogni cosa ci appare diversa. Chi ama vede, l’amore è possibilità, capacità e consapevolezza del nostro sentire. Vivere per cercare, vivere per immaginare, vivere per amare. L’amore è conoscenza, la conoscenza è consapevolezza delle cose. Amore è conoscenza, consapevolezza del nostro essere e della nostra irripetibilità nella bellezza. Se ne avessi la possibilità, mi innamorerei continuamente… nessuno può costituire per l’altro l’assoluto, l’altro non è che una parte della nostra soggettività e la nutre. Se ci si innamora di altri non significa abbandono, ma desiderio di chi nutre qualcos’altro di noi.”

 

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