LEGATURE: DAVIDE VALLUZZI, IMPECCABILE PERFORMANCE-foto

Si è tenuto il 21 dicembre, presso l’auditorium della sede “Lum” gioiese, il secondo appuntamento con la nona stagione di “Legature”, rassegna di musica classica organizzata dall’associazione musicale “Daniele Lobefaro”.
Il concerto ha visto protagonista il giovanissimo pianista pugliese Davide Valluzzi, che è stato introdotto dal direttore artistico Paola Sorrentino. Classe 1989, nato a Matera e attualmente residente a Santeramo in Colle, Valluzzi ha intrapreso gli studi musicali all’età di soli sette anni. Diplomatosi a pieni voti presso il conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari nella classe del maestro Maurizio Matarrese, vanta una ricca carriera di esibizioni e partecipazioni a concorsi nazionali ed internazionali, dove ha sempre ottenuto lusinghieri consensi di pubblico.
Vincitore, fra gli altri, del primo premio del concorso internazionale di esecuzione pianistica “Pietro Argento”, è attualmente iscritto al corso triennale di alto perfezionamento presso l’Accademia Pianistica Internazionale di Imola, dopo aver conseguito, sempre a pieni voti, la laurea di secondo livello in “Pianoforte ad indirizzo solistico” e il master “Il solista e l’attività concertistica” presso lo stesso conservatorio di Bari.
La maestria del giovane musicista emerge tutta nel corso delle sue esecuzioni: durante la prima parte “Sonata Op. 10 n. 3” del compositore e pianista tedesco L. Van Beethoven e “Image – Libro Primo” del compositore e pianista francese C. Debussy, celebrato come uno dei massimi esponenti dell’impressionismo musicale per la sua abilità di evocare suggestivi “paesaggi interiori”.
Dedicata invece al compositore, pianista, nonché direttore d’orchestra e organista ungherese F. Liszt la seconda parte del concerto, con “Ballata in si minore” e “Fantasia quasi sonata”. Isolandosi in un rapporto quasi simbiotico con lo strumento pianoforte, Valluzzi non si limita a eseguire i brani musicali, ma li “vive” con quella devozione e quella passione che danno al pubblico l’impressione che, attraverso le sue dita agili ed esperte, le note musicali arrivino dritte all’animo del pianista, per irradiarsi da lì ad abbracciare un uditorio profondamente affascinato dall’impeccabilità della sua performance.