Archivio Gioianet

La Voce del Paese – Un Network di Idee

Attualità

SERGENTE ROMANO. CRONACA E FOTO DEL 150° ANNIVERSARIO

sergente-romano-corona-alloro-pp

sergente romano 150 anniLa storia la scrivono i vincitorima – documenti alla mano – la si può “riscrivere” con rigore scientifico o revisionare attraverso ricordi e intuizioni, mitizzando eroi o demonizzando i loro antagonisti, disegnando sottili fratture tra le certezze del passato e le incerte sorti del futuro.

Nella giornata del 5 gennaio, in occasione del 150° anniversario della morte del sergente Pasquale Domenico Romano, diverse iniziative hanno avuto luogo tra Gioia e Martina Franca, eventi di pregio quali l’annullo filatelico e conferenze con relatori e storici prestigiosi dello spessore di Mario Guagnano e Ulderico Nisticò, moderati – ma sarebbe più corretto dire “integrati” e amabilmente introdotti – da un altrettanto valente conoscitore della storia – Valentino Romano – come si è potuto apprezzare dai suoi puntuali e competenti interventi.

Nella mattinata gioiesi ed ospiti si sono recati nel bosco Vallata per raggiungere l’obelisco eretto in memoria dei caduti e del sergente Romano, a guidarli Diego Eramo ed in rappresentanza dell’Amministrazione il consigliere Federico Antonicelli.

Su un improvvisato altare coperto dalla bandiera delle Due Sicilie è stata celebrata la messa in ricordo del Romano, suggestiva rievocazione di quelle celebrate in passato per i briganti nei pressi delle masserie.chiara curione sergente romano

A dar voce alla sua storia Chiara Curione, discendente del Sergente cui ha dedicato un suo libro “Un eroe dalla parte sbagliata” (http://www.gioianet.it/cultura/1574-la-gioiese-chiara-curione-a-spiagge-dautore.html).

La scrittrice ne ha in breve commemorato il ricordo sottolineando quanto sia importante dar valore alla memoria attraverso gesti concreti – tra cui l’aver eretto quel monumento -, per non dimenticare chi ha combattuto sacrificandosi per un’ideale.

“La memoria dei vinti viene cancellata prima con l’eliminazione della tomba, poi con la mistificazione della storia. E’ quindi importante – conclude la Curione – l’opera di recupero della mesergente-romano-targamoria storica per riappropriarci del nostro passato, e per costruire un presente migliore”.

Alla stessa ora, in una diversa cornice – nel bosco di Pianelle di Martina Franca – dopo un’escursione di poco più di due chilometri nella gravina Vuolo, è stata posta una targa sulla grotta in cui Romano nel 1862 fu investito del ruolo di “capobanda legittimista in terra di Puglia” alla guida di 200 uomini.

“L’evento organizzato dal Centro Speleologico dell’Alto Salento, patrocinato dalla Regione Puglia, dalla Provincia di Taranto e dagli assessorati alla Cultura e all’Ambiente di Martina Franca – dichiara Silvio Laddomada, fondatore del centro -, ci ha consentito di rievocare uno dei momenti più sergente romano chiostrorilevanti nella storia del brigantaggio pugliese”.

Nel pomeriggio tutti i convenuti si sono riuniti nel chiostro gioiese, accolti dal sindaco Sergio Povia.

Numerosi gli interventi che hanno preceduto la conferenza, tra cui quello di Francesco Laricchia esponente di “Rete Sud”, Edoardo Vitale, magistrato e responsabile del giornale telematico “Rete Tradizionalista due Sicilie”, Vincenzo Gulì, responsabile del “Parlamento delle due Sicilie – Parlamento del Sud” e Rocco Biondi esponente dell’associazione di Villa Castelli, città in cui è dedicata una strada al Sergente Romano e vengono organizzati “I Sabati Briganteschi”, conferenze con storici, giornalisti e scrittori sul tema del sergente romano angiulibrigantaggio.

Molto suggestiva e dal pathos intenso la lettura di un passo tratto da “Briganti e Piemontesi” dall’attore, regista e scrittore Luigi Angiuli.

Chiudo la corda della razionalità, quella che si appella a documenti storici trafugati e nega la veridicità di quanto tramandato oralmente o dei fatti di Fenestrelle e dei cadaveri liquefatti nella calce viva, ed apro la corda delle emozioni – confessa al suo uditorio Luigi Angiuli – proponendo la quarta scena di questa mia scrittura nella quale un brigante ergastolano racconta al giudice la morte di Pasquale Romano”.

angiuli sergente romanoLa sua interpretazione è toccante, egli stesso si commuove nel ricordare Romano che “da umile pastore imparò da solo a leggere e scrivere e a 18 anni entrò nell’esercito per far carriera… Era valoroso, coraggioso, intelligente… confidava in Maria Santissima del Carmine. “Questo sono – egli diceva – ma tu guardami lo stesso! Nella vita una sola volta si può giurare, non ogni volta che conviene… non sono nato coniglio ma lupo e lupo voglio essere”. Anche dell’assalto di Gioia – continua il regista – non era convinto, ma era suo dovere riportare il paese natale sotto lo scettro dei Borbone…. Ci accampammo in un bosco, ci fecero una spiata… lui combatté fino all’ultimo respiro, quando finì le munizioni chiese di morire da soldato ed essere fucilato, ma gli fu risposto “Muori da brigante” e fu finito a sciabolate… Lo spogliarono dei suoi abiti, nudo lo misero sull’asino, con in testa un cappello di carta… Passarono sotto casa della sorella e poi lo mario guagnano sergente romanoesposero in prossimità del Castello. Avrebbero passato per le armi chiunque andava a toglierlo. Due francescani lo tolsero da lì e nessuno ha mai saputo dove fosse stato sepoltoOnore a te, sergente Romano, che fosti uomo e insegnasti ai traditori, ai vigliacchi che si vendettero, cos’è l’onore e il valore della parola data! Questa è la verità, signor giudice – conclude Angiuli – … il resto sono chiacchiere!

Il tripudio di applausi per la magistrale ed appassionata recitazione stenta a spegnersi e precede l’intervento di Mario Guagnano che riporta in estrema sintesi nella dimensione storica – quella della corda della razionalità – la figura del Sergente.

“Volerò più basso – dichiara Guagnano – e sarò breve. Mentre le forze sergente romano pubblico chiostrogaribaldine sostenevano vittoriosamente i primi scontri contro l’esercito borbonico, la reazione sfruttava abilmente il malcontento dei contadini. A questo si aggiunse la vicenda dei soldati borbonici, consegnati dai loro pavidi generali alle truppe garibaldine e successivamente congedati con il loro ritorno nei comuni d’origine. In questo contesto si svolge la feroce guerra civile dì Gioia scoppiata il 28 luglio 1861 ad opera di un forte comitato borbonico ispirato dai centri reazionari di Napoli e Roma. Dalle amare vicende di quest’insurrezione, caratterizzata da un tragico bilancio di vittime che suscitò un’impressione vivissima nell’opinione pubblica nazionale, si delinea la figura dell’ex sergente borbonico Pasquale Domenico Romano. Fanatismo, misticismo, senso di pietà e giustizia a favore dei più derelitti accompagnarono la sua azione”.sergente romano pubblico2

“Il capitano dei cavalleggeri di Saluzzo Carmine Bolasco – continua Guagnano – mentre gli uomini della Guardia nazionale depredavano i 22 corpi, non permise che toccassero il Sergente. Dopo la sciabolata di Cantù lo finì e prese le sue carte. Il Capitano ci ha tramandato i nomi degli uomini che si accompagnavano a Romano, nomi segreti: Michele Greco, di Lecce, Francesco Pezzolla proveniente dall’esercito borbonico, Giuseppe Bagordisessanta nomi di uomini che sono stati uccisi o traditi dai loro stessi generali. Avevano combattuto contro Garibaldi anche vittoriosamente, poi i loro generali hanno firmato armistizi vergognosi. Ferdinando Lanza, Francesco Landi, Ruffo consegnarono questi uomini ai garibaldini. Alla vigilia dello sbarco la flotta dei Borbone contava 36 navi, 30 si consegnarono sergente romano pubblico3alla flotta piemontese, una a Palermo fu intitolata ad un garibaldino ungherese. La vicenda del sergente Romano durò pochi mesi, dal maggio del 1862 al gennaio del 1863. Visse nascosto per un anno nel bosco di Martina Franca. Ignazio Moramarco – brigante di Altamura – ed altri lo raggiunsero a San Basilio. A giugno erano in 13, poi diventarono 66. Si diressero verso Monte Milone per aggregarsi a Crocco, vennero contattati dalla legione ungherese… Il 20 agosto Romano diventò capo indiscusso, il giuramento avvenne nella grotta del bosco di Pianelle in cui è stata apposta la targa stamattina. La popolazione non percepiva l’unità di Italia decretata con il plebiscito del 20 ottobre 1862”.

Il 1° dicembre nella sergente romano francobollo anniversariomasseria dei Monaci di san Domenico di Noci – continua lo storico gioiese – si riunirono 200 uomini, molti provenienti dal brindisino. Le loro rappresaglie spinsero le autorità piemontesi ad inviare in Puglia grossi contingenti di truppa e cavalleria per presidiare le contrade. Intercettate dall’esercito, le bande si divisero. Il 5 gennaio del 1863 nelle boscaglie di Parco della Corte, nei pressi di Gioia, riuscirono finalmente a tendere un’imboscata a Romano che già infomato del loro arrivo, aveva disposto i suoi uomini tenendosi pronto allo scontro. La forza soverchiante ebbe la meglio. Le vittime in realtà non furono 22 ma 15. Molti creduti morti erano ancora vivi e si salvarono fuggendo nei boschi. Il periodo del brigantaggio politico per alcuni si conclude con la morte di Borjes nel dicembre del ‘61, per altri con quella di Romano. Nelle province meridionali l’impiego da parte del Governo Italiano di 120.000 uomini del suo giovane esercito fu il riconoscimento implicito dell’importanza politica e militare del brigantaggio”.

La parola passa a Ulderico Nisticò, il quale afferma che negli ultimi anni è stato fatto un discreto lavoro da parte dei revisionisti storici.

Non è più importante sapere in quale data sono avvenuti alcuni fatti, quanto comprenderne il senso. Chiamare gli insorti volontari non è corretto. Lo erano i garibaldini durante la prima guerra di indipendenza per distinguesergente romano ulderico nisticorsi dai militari, avevano capi formati in combattimento. Non otteniamo nulla definendo i garibaldini avventurieri”.

La parola “briganti” – continua lo storico dopo diverse incursioni nei secoli e nella filologia dei termini – fu usata la prima volta nel 1799 con la Santa Fede. Deriva dal francese briga, forza, prepotenza. Nel 1806 questa parola viene riesumata da Murat. Non c’è dubbio che i briganti fossero uomini e donne d’azione, forti e spietati combattenti, se fossero stati buoni se ne sarebbero stati a casa. Hanno compiuto una scelta di vita e di morte per sé e gli altri… Dalla semplice opposizione ideologica si arriva alla guerra civile… non si può negare il valore politico delle scelte compiute. Ognuno di noi dovrebbe immedesimarsi e chiedersi cosa avrebbe fatto nel 1860”.

Desta stupore l’attenzione dedicata al sergente Romano non solo da storici nazionali ma anche da FOTO-ROMANO-2bspeleologi come Silvio Laddomada.

“In primavera – afferma lo studioso a fine incontro – organizzeremo “Sui sentieri dei briganti”, cinque escursioni nelle gravine in cui si aprono grotte risalenti al cretaceo immerse nella vegetazione tra querce secolari. Le visite si terranno nei giorni 7, 14, 21, 25 e 28 aprile. Percorreremo il Tratturello martinese, visiteremo le “pentime” alla riscoperta del patrimonio carsico sotterraneo ed epigeo, masserie, iazzi, trulli, neviere, trappeti, cappelle… per dare impulso ad un turismo “outdoor” fino ad ora poco incentivato. Visiteremo la caverna in cui si rifugiava Ciro Annichiarico detto “Papa Ciro”, la grotta di Cosimo Mazzeo dove il brigante riparava con la sua banda e incontrava la massara Addolorata Fumarola e ovviamente la grotta intitolata al sergente Romano in cui si riunirono i capibanda più famosi della zona: Cosimo Mazzeo di San Marzano, detto “Pizzichicchio”, Rocco Chirichigno di Montescaglioso che aveva combattuto agli ordini di Borjes, conosciuto come “Coppolone”, GiuseFOTO-ROMANO-1fppe Valente di Carovigno, detto “Nenna Nenna”, ex sottufficiale delle forze garibaldine da cui aveva poi disertato per rissa, Giuseppe Nicola Laveneziana di Carovigno, soprannominato “lu figghie du rre”, Antonio Locaso detto “lu caprare”, Antonio Testino detto semplicemente “il Caporale” per il grado rivestito nel disciolto esercito borbonico, Francesco Monaco di Ceglie, Scipione de Palo, detto la Sfacciatella di Ruvo… Tra gli altri presenti vi erano Ignazio Semeraro di Martina Franca – il più giovane combattente legittimista di soli 14 anni -, la bellissima salentina ventenne Rosa Martinelli, detta “Menica”, componente della banda Romano e Arcangela Cotugno di Montescaglioso, moglie di Rocco Chirichigno. Il Romano, guidando questi uomini, condusse una vera e propria guerra contro le forze liberali. La sua sincera fede politica, unita al misticismo da cui era pervaso nei momenti di solitudine, fanno di quest’uomo una figura unica”.

La Storia ci insegna che sono le circostanze a dettare le azioni e che, a seconda del contesto in cui avvengono e del loro evolversi, ci si può ritrovare tra gli eroi, i briganti o tra i tanti “militi ignoti” che quelle pagine di storia le hanno scritte con il loro sangue e di cui nessuno ha più memoria.

(Scatti fotografici a cura di Mario Di Giuseppe)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *