SPAZIO UNOTRE: “COME CANCELLARE L’ORRORE….?

Ci sono “memorie” vissute ed altre “narrate” e “recitate”, giorni resi interminabili dall’orrore e giorni troppo brevi per esser degni d’essere ricordati, seppur intensamente vissuti.
“I giorni delle memorie” rievocati attraverso la lettura recitata di brani scelti da Rocco Capri Chiumarulo e Anna Garofalo, l’8 febbraio a Spazio UnoTre, hanno raggiunto lo scopo: restituire voce e memoria a tutti gli olocausti che hanno ferito l’umanità.
Anna Garofalo, Anna Gallo, Mariangela De Bellis, Maria Laterza, Enza Cuscito, Giusy Paradiso, Carolina Voce e Milly Pastore – voci recitanti di brani tratti da scritti di Primo Levi, Luigi Varrasso ed Ermanno Parete – hanno restituito al presente memoria di un passato doloroso, quello vissuto
non solo da Ebrei, Armeni, zingari ma da ogni popolo perseguitato in ogni tempo.
Rocco Capri Chiumarulo ha musicato con la sua voce questo dolore, scandendo le letture e dando respiro alle emozioni con canti andalusi, gitani, ebrei ed armeni, accordando il suo spirito con le note contestualizzate sul pentagramma di una suggestiva regia.
Infine alle immagini dolorosamente crude di un video la parola, quella soffocata dall’orrore.
“Ho provato un senso vuoto – recita Anna Garofalo all’interno del cerchio che riunisce i lettori -, di sporcizia. Io, al caldo, sulla mia sedia bella che selezionavo testimonianze per essere piccolo filo che trasporta la memoria. Ho chiuso molte fotografie ch
e si aprivano sulla crepa nera di un genere che umano, non è stato”.
La testimonianza di Luigi Varrasso, deportato numero 132835 nato nel 1922 e morto nel 2003, sconcerta e desta brividi di orrore.
“Accatastati su un carretto, portavo i miei compagni morti ai forni. Ripiegavo quei mucchietti di ossa e li infilavo in quell’inferno di fuoco, stretto e violento. Qualcuno di quei corpi rinsecchiti dalla fame e dal freddo aveva ancora il sangue caldo. I moribondi mi imploravano di non portarli a morire. Ma quelle voci non potevano essere ascoltate da chi avrebbe fatto la stessa fine un istante dopo se avesse disobbedito agli ordini […]. Sopravvivere ai ricordi, spesso è più difficile che vivere”.
“Le stanze degli orrori […], le nostre mani affondavano nella carne e nel sangue di q
uegli innocenti mentre li trasportavamo nelle stanze, ultima destinazione prima di svanire nel nulla […]. Nei “block” del terrore, i medici nazisti portavano avanti folli esperimenti. La pelle dei prigionieri tatuati veniva conciata per fare paralumi e copertine di libri. Tutto questo accadeva a Buchenwald, lager tedesco specializzato nello sterminio […], sarebbero passate 230 mila persone: oppositori politici del regime nazista, omosessuali, ebrei e testimoni di Geova. 56.554 di essi furono soppressi nei forni che rimanevano sempre accesi, oppure uccisi da stenti, malattie, dalla fame”.
Ermanno Parete non ha più sul suo braccio il numero 142192 inciso con il fuoco, ma come cancellare l’orrore dei ricordi?
“Fummo condotti nei “blocchi “, il mio era il numero 17. Al freddo, con due straccetti addosso, gli zoccoli di legno infilati nei piedi nudi […]. Ci svegliavano la notte a qualunque ora. Solo per soddisfare un capriccio dei nostri carnefici, per lo più ergastolani e prostitute […]. Resistere anche all
a sola visione delle torture, era la parola d’ordine”.
“Anche a Dachau c’erano le stanze degli esperimenti dove i medici della Gestapo praticavano le ibernazioni a “scopi scientifici”. Alle donne carpivano le vene dalle gambe e dalle braccia. A me hanno strappato le unghie e più volte sono stato immerso nudo nel ghiaccio […]. Sono sopravvissuto a tanta ferocia perché ero giovane e molto forte. Nel campo non mancarono atti di cannibalismo, tanta era la fame e la disperazione […]. Sono arrivato a pochi metri dai forni crematori. Erano sette a Dachau e ardevano in continuazione… e stavo per entrarci da vivo. Io ho lasciato Dachau, ma Dachau, non ha lascia
to me“.
Concludono le letture i versi di Paul Eluard, pseudonimo di Eugene Grindel.
“Non verremo alla mèta ad uno ad uno
ma a due a due. Se ci conosceremo
a due a due, noi ci conosceremo
tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
un giorno rideranno
della leggenda nera dove un uomo
lacrima in solitudine.”
Un grazie a Cataldo Liuzzi che ha messo a disposizione le immagini, anche tratte dai suoi album personali, per testimoniare l’incontro.