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LA GIOIESE TERESA LUDOVICO CONQUISTA CRITICA INGLESE

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teresa ludovico in inghilterrraL’impegno della regista gioiese Teresa Ludovico in Gran Bretagna, con lo spettacolo “I WAS A RAT”, è iniziato con una inaspettata quanto grande soddisfazione. Con una bella recensione dello spettacolo, scritta su uno dei maggiori quotidiani inglesi: “The Guardian”, a firma di Michael Billington, che cita la nostra italianità come un punto di forza e non, come spesso succede, come un punto di debolezza. Recensione di cui pubblichiamo, in calce, sia la traduzione in italiano, che il testo originale in lingua inglese. Buona lettura a tutti.

TRADUZIONE DELL’ARTICOLO DI ALBERTO PRANDINI

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I was a rat! 

OLD REP, Birmigham

Come si fa a festeggiare il tuo 100° compleanno? Deve essere stata grande la tentazione di rilanciare La dodicesima notte (di Shakespeare), che ha aperto il tanto amato Old Rep il 15 febbraio 1913. Invece, Birmingham ha scelto una co-produzione della storia di Philip Pullman del 1999, con  adattamento e regia di Teresa Ludovico, che gestisce in Italia Teatro Kismet e si rivela una di quelle occasioni in cui lo stato d’animo di celebrazione festosa supera i dubbi iniziali circa lo stile narrativo.

In un primo momento, non ero sicuro di come avrebbe funzionato. La storia avvincente di Pullman di un ragazzo di nome Roger, che afferma sinceramente che era un topo, ha un lato oscuro e sinistro: Roger tira fuori il meglio della vecchia coppia della classe operaia  che lo adotta e il peggio in tutti gli altri, in particolare un satira senza pietà della stampa scandalistica. Con i suoi echi a Oliver Twist, la storia ha una qualità dickensiana, mentre lo stile Teatro Kismet assomiglia alla commedia dell’arte: il che significa che cinque attori maschi indossano un assortimento di nasi finti, cappelli conici e tette applicate per rappresentare gli insegnanti, i poliziotti, i giudici, giornalisti e tutte l’autorità che non sono in grado di accettare le qualità di roditore di Roger.

I-Was-A-Rat-at-Old-Rep-Bi-010Ma l’esuberanza fisica all’italiana della compagnia gradualmente mi ha conquistato. Il punto di svolta arriva quando Roger viene raccolto da Tapscrew  che mira a sfruttarlo come un mostro nel suo baraccone: i costumi sgargianti riempiono il palco con un tripudio di colori, la musica klezmer di Frank Moon divampa e Fox Jackson-Keen piroetta come Roger, in vortici e capriole con una energia giovanile che sventa i piani di Tapscrew. Lo spettacolo acquisisce anche un lato più duro con i suoi attacchi contro i giornalisti sfruttatori, che,  con i loro alti cappelli e becchi sembrano predatori selvaggi di una commedia di Ben Jonson. E c’è vera intelligenza e stile nella rievocazione della principessa redentrice delle fiabe, che viene creata attraverso una testa fluttuante, mani da burattino e delle scarpette rosse.

Tale elegante economia potrebbe sminuire la rabbia dickensiana di Pullman, ma, l’adattamento della Ludovico e la versione inglese David Watson, trasmette efficacemente il pathos degli emarginati. E, a parte l’eccellenza di Jackson-Keen, che mastica ferocemente carta e matite, senza perdere la sua umanità essenziale, c’è il buon lavoro di Tyrone Huggins e Lorna Gayle come suoi protettori amorevoli, e il team di 5 attori che passano rapidamente dentro e fuori personaggi e generi e fanno di  tutto, dai roditori ai giornalisti. Se le mie riserve sono state superate, è perché il caloroso Teatro Kismet ha catturato il punto chiave di Pullman, cioè il pericolo, a cui siamo tutti soggetti, di sbattere etichette su tutto e di rifiutarci di riconoscere che anche i ratti sono giustificati ad avere la loro animalità.

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Testo originale in lingua inglese di Michael Billington

The Guardian, Sunday 17 February 2013

I Was a Rat! at Old Rep, Birmingham

michael billlington 140x140How do you celebrate your 100th birthday? It must have been tempting to revive Twelfth Night which opened the much-loved Station Street theatre on February 15, 1913. Instead, Birmingham has gone for a co-production of Philip Pullman’s 1999 children’s story, adapted and directed by Teresa Ludovico, who runs Italy’s Teatro Kismet; and it proves one of those occasions when the mood of festive celebration overcomes initial doubts about the narrative style.

At first I wasn’t sure how it would work. Pullman’s compelling story about a boy called Roger, who truthfully claims that he was once a rat, has a dark and sinister edge: Roger brings out the best in the old working-class couple who adopt him, and the worst in everyone else, especially a mercilessly satirised tabloid press. With its echoes of Oliver Twist, the story has a Dickensian quality, whereas Teatro Kismet’s style resembles commedia dell’arte: that means five male actors donning an assortment of false noses, conical hats and strapped-on boobs to represent teachers, cops, judges, journalists and all the authority figures unable to accept Roger’s rodent-like qualities.

But the company’s Italianate physical exuberance gradually won me over. The turning point comes when Roger is picked up by Mr Tapscrew who aims to exploit him as a fairground freak: gaudy costumes fill the stage with a riot of colour, Frank Moon’s klezmer music blazes forth and Fox Jackson-Keen’s Roger spins, whirls and somersaults with a boyish energy that foils Tapscrew’s plans. The show also acquires a tougher edge with its attacks on exploitative newspapermen who, with their tall hats and accosting beaks, look like savage predators from a Ben Jonson comedy. And there is genuine wit and style in the evocation of a redemptive fairytale princess through a floating head, puppet hands and red slippers.

Such stylish economy may downplay Pullman’s Dickensian anger, but in Ludovico’s adaptation and David Watson’s English version it effectively conveys the pathos of the outcast. Aside from the excellence of Jackson-Keen, who ferociously chews paper and pencils without losing his essential humanity, there is good work from Tyrone Huggins and Lorna Gayle as his loving protectors, and the five-strong team who quickly switch characters and genders and who play everything from rodents to journalists. If my reservations were overcome, it is because the warm-hearted Teatro Kismet capture Pullman’s key point about the danger, to which we are all prone, of slapping labels on everything and refusing to acknowledge that even rats have their own justifiable rattiness.

 

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