MOGOL A GIOIA. “LA CANZONE: PAROLA, NOTE, EMOZIONI”

Il Liceo Classico “P. Virgilio” e Scientifico “Ricciotto Canudo” sono sempre più aperti ad incontri culturali che entusiasmano studenti e docenti.
Incontri che per altro spaziano in ambiti diversi ma non per questo meno coinvolgenti, ricordiamo in ordine di tempo il luminare Francesco Sabatini (FRANCESCO SABATINI, DA UNO MATTINA A GIOIA DEL COLLE-foto), i dottori Gaetano Logrieco e Maria Rosa Giangrande (SCIENTIFICO: “VolontariaMente” CON LOGRIECO-GIANGRANDE-foto), Gaetano Saffioti (SAFFIOTI A GIOIA, PRESENZA “INGOMBRANTE” PER I POLITICI?).
Abbiamo chiesto a Piera De Giorgi – che ringraziamo per averci dedicato tempo e attenzione – alcune riflessioni sull’incontro tenutosi giovedì, 7 marzo, presso l’auditorium del Liceo Scientifico “Ricciotto Canudo” con Alfredo Rapetti Mogol e Giuseppe Anastasi in occasione della presentazione del libro “Scrivere una canzone”.
“E’ stato un incontro molto intenso e partecipato, un viaggio nel complesso e stimolante mondo delle parole e musica, in cui Alfredo Rapetti Mogol e Giuseppe Anastasi hanno condiviso l’esperienza di tanti anni di lavoro e di lezioni al Centro Europeo di Toscolano, la scuola di Mogol. Gli autori, consapevoli di quanto la parola cantata ci accompagni dalla notte dei tempi e sia una forma di comunicazione istintiva, presente nella nostra vita fin dalla nascita, hanno alternato momenti di riflessione sul valore della musica, dell’arte, dell’ispirazione con esempi di melodia e tecnica.
Mogol ha più volte ribadito la necessità di entrare in intima comunione emotiva con l’opera d’arte, poiché ogni opera che presume di chiamarsi ‘d’arte’ deve, da sola e autonomamente, comunicare l’emozione che intende esprimere. L’incontro ha fornito spunti per riflessioni profonde sull’arte considerata come un ponte per comunicare esperienze, emozioni, visioni profonde e intime agli altri.
La canzone da del tu a ognuno di noi, in modo semplice e diretto, segna epoche e costumi, ci fa capire cose di noi che non sapevamo, ci racconta chi siamo e, quando riconosciamo in lei il nostro vissuto, ci colpisce al cuore. A volte, attraverso i versi e la melodia di una canzone, si rivivono sensazioni e momenti di grande intensità.
Mogol e Rapetti hanno fornito molti esempi per dimostrare quanto il suono della parola svolga una importanza fondamentale nella scrittura di una canzone e come dal suono e dalla scelta delle parole si possa capire lo stile di un autore, inoltre hanno riportato la loro esperienza consigliando agli studenti-compositori presenti che quando il ritmo non funziona c’è sempre tempo per migliorarlo, si cancellano o si sostituiscono le parole, le si sposta, si cercano dei sinonimi. E poi hanno anche citato Susan Sontag la quale con grande onestà intellettuale affermava che i suoi saggi erano più intelligenti di lei, perché erano stati limati e riscritti. Importante è stata l’esperienza che hanno confidato agli studenti relativa alla canzon
e ‘L’amore è un’altra cosa’ di Arisa, la canzone è infatti nata da una frase che Mogol aveva sentito dire da un suo amico in un giorno invernale di bruma, e che gli era rimasta impressa: ‘..ma le nebbia è un’altra cosa…’. Bastava cambiare il soggetto della frase trasformandola in ‘l’amore è un’altra cosa’ e poi lavorare sulle possibilità espressive per dare forza alla parola amore. Ed ancora la chitarra a creare la melodia che potesse sposarsi con l’atmosfera del verso e in seguito il suono delle parole, seguendo l’andamento ritmico della melodia.
Un incontro di grande emozione sull’educazione alla parola, sulla importanza della comunicazione con chi ascolta nella quale è importante utilizzare parole ordinarie per dire cose fuori dell’ordinario e inconsuete ed anche sul valore della scuola che così come l’arte rappresenta una straordinaria macchina evolutiva per l’uomo.”