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FRANCESCO NICCOLINI OVVERO IL CAOS DELLA VITA

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Francesco-Niccolini-1Entra nell’ombra, come ama vivere; è vestito di nero, la faccia complice e le movenze di uno che è di casa. Si presenta così a noi Francesco Niccolini, illustre scrittore di teatro, traduttore e adattatore di “Romeo e Giulietta” (regia di Tonio De Nitto), una commedia che il Liceo Classico ha saputo apprezzare appieno, gratificando gli attori con lunghi e meritatissimi applausi nella giornata di venerdì 15 marzo.

Lunedì 18, invece, nell’aula magna del “Virgilio” avviene l’incontro con l’autore: non ha bisogno di grandi presentazioni, e nel giro di qualche minuto, prima ancora che possa cominciare a parlare (senza mai annoiarci), entra in una sintonia autentica con l’uditorio, stravolgendolo: “Il teatro serve ad accrescere il caos della vita“. Quindi raggiunge il centro della sala e chiede a tutti noi di girare le sedie come più ci vien comodo per guardarlo; lui non ha bisogno di una sedia: resterà in piedi, spalle al muro, per il resto del tempo. Si priva anche del microfono – forse per accorciare ulteriormente le distanze – e dà il via ad un dialogo che vince ogni timidezza.

Esordisce dicendo che “Romeo e Giulietta“, col suo finalromeo giulietta niccolinie tragico, è l’emblema di come gli adulti mandino i giovani in rovina, talvolta imponendo loro stupidi precetti ed una visione totalmente disincantata del mondo. Poi ci racconta l’incontro con l’opera (che un tempo aveva creduto essere una favola melensa, ai limiti del patetico), delle difficoltà incontrate nella traduzione di rime in altre rime, e delle giornate che egli ha trascorso sui versi di un maestro come William Shakespeare, parlando di questa operazione come di una delle più belle attività in cui un uomo possa imbattersi.

Presto dalle sue parole si evince la passione per quello che fa: si diverte, gli batte il cuore; il suo lavoro richiede impegno ma talvolta non gli sembra neppure un lavoro, gli sembra di essere pagato per fare quello che gli piace. Ci parla dell’incontro con la giovane compagnia leccese, degli aspetti puramente artigianali che un mestiere come il suo inaspettatamente possiede (scrivere versi in più per consentire un cambio d’abito, per esempio), di tutte le trovate formali e contenutistiche come frutto di un “bellicoso” lavoro di squadra. Da sé o in risposta alle domande più curiose, fornisce a tutti noi innumerevoli e preziosi scorci del dietro-le-quinte e spesso ci dimostra, pur non volendolo, un forte senso di onestà.

Con ironia critica, si soffermaniccolini-pubblico su quanto poco belli siano i luoghi di formazione, contestando arrabbiato le grate alle finestre nelle scuole italiane che sembrano riformatori, e impartisce persino una breve ma incisiva lezione di ecologia, illustrandoci il progetto che lo accomuna ad un giovane regista: una rivoluzione verde, fatta di alberi piantati nel corso delle tournée piuttosto che di sterili occupazioni.

Ma quello che resterà più impresso è certamente l’invito sincero, e non straboccante di una stucchevole retorica, a non lasciarsi assuefare dall’abitudine, a lottare contro la pigrizia, perché è solo sconfiggendo quest’ultima che troveremo sempre qualcosa di nuovo per cui vivere. Avere il coraggio, come diceva la sua professoressa di Italiano, di fare le scelte più difficili, seguire i propri sogni con intelligenza e correre dei rischi, rifiutando comodità e corruzione. Farsi “un culo così” per essere felici.

Leoluca Armigero III A Liceo Classico “Virgilio” di Gioia del Colle 

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