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GIOIA E PALESTINA. “COMBATTERE VIOLENZE CON L’ISTRUZIONE”-foto

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palestina e violenza2Un incontro promosso dal Centro Interculturale “Incontrarsi a…Sud” in collaborazione con Assopace Palestina, quello tenutosi il 16 Maggio presso la Sala De Deo, dal titolo “Il coraggio della non violenza – La resistenza palestinese nelle colline a sud di Hebron”. Il fine è quello di informare sulle reali condizioni di vita del popolo palestinese, nonché sulla sua lotta non violenta per conquistare il diritto di coesistere pacificamente nel territorio sul quale è stanziato da secoli.

Introdotto dal sindaco Sergio Povia, il meeting è stato coordinato da Luisa Morgantini di Assopace Palestina, già vicepresidente del Parlamento Europeo e tra le fondatrici del movimento “Donne in nero contro la guerra e la violenza”. Voci autorevoli dell’incontro Mahmoud Hamanda, pastore delle colline a sud di Hebron – città della Cisgiordania a trenta chilometri a sud da Gerusalemme – e Sawsan Hamdama – giovane studentessa beduina. Entrambi sono rappresentanti dei Comitati Popolari per la resistenza non violenta palestinese.

È storia nota, quella comunemente definita “questione palestinese”, che mediante le testipalestina e violenza3monianze dirette di Mahmoud e di Sawsan si fa più vivida e più toccante. Più reale. E’ la storia di chi ha visto trasformarsi in prigione la propria terra natia. Di chi vive da profugo in casa sua. Di chi non ha mai vissuto un giorno in libertà e, nonostante questo, resiste. Pace e ricostruzione sono le parole chiave che guidano l’attività dei comitati popolari per la resistenza non violenta palestinese, i quali si oppongono ai soprusi per decenni praticati da Israele e spesso passati sotto silenzio internazionale.

Uno dei risultati più alti della loro azione è stato la realizzazione del villaggio “Bab Al Shams – La Porta del Sole – nella Gerusalemme Est occupata da Israele. L’obiettivo di questi movimenti è quello di tornare a far vivere un territorio occupato da coloni, polizia e soldati israeliani, che sgomberano villaggi palestinesi per far posto alle loro colonie e alle loro basi militari, ostacolando la circolazione di persone e merci e sottraendo al popolo palestinese terre e acqua.

Mahmoud – che nel 2005 ha perso un terzo del suo capo di bestiame – sottolinea come la crisi idrica che colpisce milioni di palestinesi in Cisgiordania e Gaza non sia colpa della scarsità delle risorse naturali presenti nella regione, ma conseguenza diretta delle politiche idriche discriminatorie attuate da Israele negli oltre quarant’anni di occupazione della Palestina. “Non cerchiamo sostegno economico”, è il grido d’aiupalestina e violenza4to lanciato da Mahmoud, “ma sostegno morale e politico da parte dell’Europa”, per salvaguardare questo angolo del Vicino Oriente dai soprusi dell’esercito israeliano, mediante la presenza civile e umana degli osservatori dei paesi europei e con la volontà di dare una possibilità alla pace e al rispetto dei diritti umani.

Un esempio di forza e dignità straordinarie quello di Sawsan, che ha scelto di opporsi alla violenza con l’istruzione. Ventiduenne al terzo anno di università, percorre ogni giorno dodici chilometri a piedi per andare e tornare dall’università. Che sia sotto il sole cocente d’estate o tra gelide raffiche di vento d’inverno, Sawsan percorre la strada della cultura con estrema determinazione. Il suo sguardo, come quello di altre giovani donne palestinesi, è rivolto ad un futuro in cui il suo popolo possa vivere in pace nella propria terra, possa beneficiare di un’adeguata assistenza sanitaria e possa avere a disposizione acqua a sufficienza. La via non è quella della violenza, hanno intuito queste giovani donne, ma quella del sapere. Perché se la violenza innalza muri, la cultura costruisce ponti.

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