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Cronaca

CUSCITO, DISOCCUPATO SPES, SCRIVE. NAPOLITANO RISPONDE

PresidenteNapolitano-pp

spes lavoratoriStorie di ordinaria… disperazione! Disperazione che può tramutarsi in tragedia – le cronache di questi giorni lo testimoniano – quando a perdere il lavoro è un capofamiglia con moglie e figli a carico, fitto, bollette, mutuo da pagare, una dignità da difendere e tante ingiustizie e soprusi cui sottostare.

Un lavoro – qualunque lavoro -, anche il più umile, diventa oggetto di contesa, soprattutto se assegnato su “raccomandazione”.

E’ il caso di Filippo Cuscito, operatore ecologico assunto dalla Spes a tempo determinato, ritrovatosi dopo tre mesi di nuovo per strada, licenziato.

Motivo? La necessità di accontentare tutti i questuanti, forse meno “bisognosi” perché senza familiari a carico, ma forti di raccomandazioni di sergio-povia-intervistapolitici, assessori e consiglieri.

L’uomo, disperato da gennaio chiede udienza al sindaco Sergio Povia per sottoporre il suo caso, ma il sindaco ignora le sue richieste e non lo riceve.

Passano i mesi, la situazione diviene sempre più drammatica, spinto da un impeto l’ex dipendete Spes scrive al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e … riceve risposta!

Nella sua missiva inviata in aprile il gioiese scriveva: “Presidente, vi prego, aiutatemi, perché dopo tre mesi di lavoro hanno rinnovato a tutti il contratto tranne che al sottoscritto, perché tutti sono raccomandati da assessori e consiglieri comunali. Ho napolitanochiesto da gennaio udienza al sindaco Sergio Povia, ma fino a oggi niente. Vi prego, raccomandatemi alla Spes di Gioia. Grazie!”

Un messaggio semplice e accorato al quale ha risposto per conto del presidente, il Consigliere Capo Servizio.

“… Comprendo, mi creda, le difficoltà che Lei si trova ad affrontare, e desidero perciò informarLa che ho inteso rimettere il Suo scritto all’attenzione e alle valutazioni delle competenti Istituzioni territoriali, per le consentite iniziative che possono essere intraprese al riguardo in sede locale. Colgo l’occasione per inviarLe i miei più cordiali saluti ed auguri!”

Temiamo che la “raccomandazione” del Capo dello Stato non sia – purtroppo – “sentitaquanto quella dell’ultimo dei consiglieri.

In città da tempo si accenna ad un turn-over calcolato a tavolino tra i dipendenti assunti a tempo determinato dalla Spes, nella “rosa” dei richiamati numerosi clientes raccomandati da politici, in una occasione parrebbe sia stato persino detto: “Non ci sei solo tu, sai quanti vengono a chiedere di lavorare? Dobbiamo accontentare tutti, per ora arrangiati e aspetta”.

La speranza di molti è che facendo i bravi” prima o poi, magari con l’avvio del municipio bandierepiano industriale della Spes, si sia tutti assunti a tempo indeterminato ponendo la parola “fine” alla precarietà lavorativa.

Un uomo senza lavoro perde anche la dignità – afferma la consorte di uno degli operatori licenziati nei giorni scorsi -, cosa può dire ai suoi figli? Per i prossimi mesi non si mangia? Mio marito è depresso, e i nostri figli nel vederlo così, stanno male anche loro. Io faccio quello che posso, ma non si può andare avanti così! Nessuno ti dà una mano, ma chi assume dovrebbe tener conto dell’età e dello stato di famiglia e dare priorità, invece vedo lavorare al posto di mio marito giovani che vivono ancora a casa con i genitori e non è giusto”.

Augurando ad entrambi i licenziati una rapida e si spera definitiva riassunzione, alla luce delle vicende giudiziarie di questi giorni, come redazione “raccomandiamo” vivamente chi ha potere decisionale di stabilire regole trasparenti ed eque nelle assunzioni, privilegiando non chi ha la “ciappa” più forte, ma chi è maggiormente nel bisogno. Gli strumenti per stabilirlo non mancano.

Ad oggi, di fatto, il denaro che la Spes utilizza a fronte dei servizi offerti è pagato da noi cittadini tramite le tasse, TARSU in primis e dall’Amministrazione che utilizza il nostro denaro per sanare i debiti contratti dalla Spes – società di cui il comune è socio di maggioranza (con oltre l’80%), per cui i dipendenti sono pagati con denaro pubblico, non privato, conservando però totale discrezionalità nei criteri di assunzione.

 

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