STUDENTI CANUDO IN EUROPA AL “YOUTH IN ACTION”-foto

Quattro i liceali del Canudo che hanno partecipato al programma europeo di educazione non formale ‘Youth in Action’, programma che promuove progetti di mobilità internazionale dedicati ai giovani dai 13 ai 30 anni: Elena Milano, Gianni Signorile, Rocco Milano e Eleonora Montrone.
In questi giorni a Prijedor in Bosnia-Erzegovina si sta svolgendo il progetto europeo dal titolo “Re-creating Europe: ‘Creativity is fighting racism and xenophobia”, che vede la partecipazione ed i successivi lavori di delegazioni di studenti e responsabili provenienti da Turchia, Romania, Bosnia, Albania, Romania e Italia sui temi della diversità, inclusione, analisi delle dinamiche dei conflitti. Le giornate in Bosnia – Erzegovina saranno incentrate sulla promozione della diversità e dello scambio interculturale, contro il razzismo e la xenofobia. Attraverso incontri workshop e attività di strada si vuole favorire la cooperazione e l
a conoscenza di culture diverse. Il mezzo veicolare di tutto ciò è la creatività, strumento di unione e inclusione in un gruppo decisamente interculturale.
La delegazione italiana è rappresentata da quattro studenti del Liceo Scientifico ´Canudo´ e dalla professoressa Piera De Giorgi, il gruppo alla prima volta in un progetto ‘Youth in Action’, ritiene che la possibilità di discutere e lavorare sulla promozione di un coinvolgimento attivo contro le tensioni razziali e xenofobiche sia importante per una crescita non solo personale ma anche quale modello culturale di impegno per il territorio e la comunità
“Una esperienza di ‘Youth in action’ – afferma Piera De Giorgi – comporta un cambio di prospettiva sui metodi per raggiungere obbiettivi misurabili. E allora si verifica una vera e propria scoperta di metodi di educazione non formale e di modalità per raggiungere obbiettivi di coinvolgimento, partecipazione, inclusi
one, consapevolezza e contributo personale allo sviluppo di una rete che non significa solamente nuove conoscenze ma anche veri e propri legami”.
“L’educazione non formale in un progetto di ‘Gioventù in azione’ si fonda sul lavoro sinergico dei gruop leader, nel progetto ‘Re-creating Europe: Creativity is fighting racism and xenophobia’ i responsabili dei gruppi provenienti dalla Romania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Turchia, Albania, Italia sono costantemente al lavoro nel preparare con grande attenzione tutte le attività giornaliere fissando tempi, obbiettivi misurabili, produzione di materiali da condividere e discutere. Un metodo non formale di apprendimento, tuttavia, prevede che i partecipanti siano i veri protagonisti dell’azione e collaborino fra di loro alla costruzione di conoscenze e significati attraverso un lavoro continuo di condivisione di esperienze e opinioni”.
“Per avviare la conoscenza s
i inizia col tracciare la linea del tempo per visualizzare le attività da tenersi durante il corso delle giornate e fissare il punto di partenza e di arrivo del progetto per evitare che si pensi che si proceda per approssimazione e improvvisazione”.
“Subito si parte dalle attività per rompere il ghiaccio attraverso i giochi di gruppo e di squadra quali lo speed dating, facebook wall, energisers in seguito un primo giro della città per entrare in contatto con la sua storia, cultura e gli abitanti attraverso un questionario sui personaggi famosi, la storia e la richiesta di fare foto di alcuni luoghi specifici. Ma ogni giorno le attività sono graduali: da una prima fase di contenuti più formali si passa attraverso giochi di gruppo, pianificazione di gruppo e attività scelte dai partecipanti alla promozione di vere e proprie azioni. Dunque si scrivono le paure, le aspettative rispetto all’esperienza e che tipo di contributo ognuno è in grado di dare alle attività, ma anche in piccoli gruppi guidati da un group leader viene richiesta la valutazione finale della giornata su: attività, organizzazione, cib
o, orari e come ci si sente”.
“Un esempio: i partecipanti in gruppi di 5, ogni dieci minuti, si muovono al segnale di un responsabile, da un tavolo all’altro dove un group leader li aspetta per riflettere su questioni specifiche. temi scelti: 1) definisci il nazionalismo e cosa significa nel tuo paese, 2) come vedi l’Europa e cosa è l’Europa per te, 3) come possiamo combattere la xenofobia, 4) da dove proviene il razzismo e come possiamo affrontarlo. In ogni tavolo tematico si prepara una presentazione con parole chiave e concetti fondamentali che poi vengono presentati al gruppo in plenaria”.
“Da attività di apprendimento non convenzionale con giovani provenienti da realtà e formazione culturali, sociali, economiche tanto diverse – continua la docente – è dunque possibile giungere a riflessioni e condividere che il razzismo proviene dalla paura di essere diversi, dal potere economico e dalla voglia di essere sempre più potenti, dalla storia di un paese, dall’analfabetismo, dagli eventi storici, dalla religione, colore della pelle, mancanza di conoscenza, stereotipi, pregiudizi. I suggerimenti dei giovani provenienti da Romania, Bosnia-Erzeg
ovina, Macedonia, Turchia, Albania, Italia sul come è possibile affrontare il razzismo e la xenofobia si riassumono nelle proposte di implementare la conoscenza, lo studio, l’educazione, mettendo al centro dell´ osservazione gli elementi che accomunano e non le differenze e dunque adottare modalità di azione che tendono all’eliminazione delle barriere. Ci si augura che una maggiore comunicazione e soprattutto una comunicazione fra i paesi, attraverso programmi di scambio anche rendendo obbligatorio lo studio delle lingue straniere sia un primo passo”.
“Queste le prime attività ancora teoriche – conclude la De Giorgi – ma i giovani, in gruppo, secondo le loro disposizioni personali e gradimento, hanno già iniziato a lavorare alla mostra di foto dell´esperienza da tenersi nel centro della città di Prijedor, ad un flash mob da ripetersi in varie parti della città, a street actions, al filmato da proiettare”.