MARISA D’ELIA. “AL GRANDE E INDIMENTICABILE OSVALDO”

Il 5 luglio è venuto meno un grande amico, Vito Osvaldo Angelillo (VITO OSVALDO ANGELILLO, UN GRANDE, INCOMPRESO-video/foto), lo ricorda nel suo trigesimo Marisa D’Elia in un suo ispirato scritto nel quale, attraverso una originale “lettura del pensiero”, gli dà voce ….
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AL GRANDE E INDIMENTICABILE OSVALDO

“Si alza il sipario, il teatro è gremito di tanta gente, c’è un parlottare strano, silenzioso! Tutti si siedono perché sul palcoscenico con i costumi di un pioniere del West c’è il Regista Osvaldo Angelillo.
All’improvviso s’ode la sua carismatica voce: “Ch’ella mi creda libero e lontano, sopra una nuova vita di redenzione. Aspetterà ch’io torni…. E passeranno i giorni, e passeranno i giorni, ed io non tornerò. Tu della mia vita, mio solo fiore, che mi hai voluto tanto bene, tanto bene…. Ah Tu della mia vita mio solo fior!.”
Una romanza d’addio alla sua dolce Sofia. Tutti capiscono, molti si asciugano le lacrime, e l’attore resta immobile fra le tende del sipario impolverate… sbrindellate. Rimaniamo compostamente seduti, è stato un miraggio, mentre pezzi dell’attore volano via.
Il vero volto della vita si cela nella bellezza di piccoli ricordi che ci tolgono il fiato. Sai vero, dolce amico, che le tue impronte lasciate nel cammino di strade e luoghi a noi taciuti, sono indelebili, neppure l’erosione del tempo le cancellerà mai. I bruni cipressi si muovono appena, ci riferiscono le tue parole. Forse il gelido marmo era troppo spesso affinché i pensieri si librassero chiari per farli pervenire nei nostri cuori.
“La vita e la morte, malgrado quell’avversità che mi ha riservato, l’ho accettata così com’era. Non posso dire di averla amata o odiata, e quando è arrivata non ho potuto manifestare nessun sentimento, ero già morto. I miei occhi si sono aperti in un nuovo giorno, come una rosa pensosa e lieta. Ah! Il suo profumo si estende caldamente, piacevolmente, lontano da velenose brutture.
Per me e come ritornare a calpestare la mia terra, solo, con passi lenti, lungo un asfalto con buche profonde, bagnate di ricordi lieti e tristi, ed inesorabile cammino verso il tramonto dell’anima. Uno sbaglio ho fatto: restare dove invece non meritavano la mia presenza. Malgrado il male ricevuto, le bugie, le cattiverie, sono rimasto quello che ero: sincero e vero. Mi rendevo conto ogni giorno che la vita non era vita, ma esistenza. Non volevo più le illuse promesse che mi opprimevano e mi rinchiudevano l’animo tra le sbarre di una vecchia prigione. Volevo solo vivere. Non è facile essere coerenti in questa vita, non è facile affatto la vita!
“Cuore e ragione, come ricchezza e povertà, come buio e notte, come luna e sole. Nonostante tutto cerchiamo di non dimenticare chi siamo, non dimentichiamo mai di sorridere, di combattere e di non mollare mai.” Possa io fare della mia vita eterna, qualcosa di semplice e diritto, come un flauto di canna che il Signore riempie di musica.
I cipressi che toccano quasi le nuvole ora sono immoti. Non s’ode nessun rumore, nessun passo. Solo un canto di tortorelle iniziano a cantare, un suono diverso dagli altri volatili, insolito e dolce…..felice e triste, come del resto è fatta la nostra vita”.
Marisa D’Elia