QUALI E QUANTI INTERESSI GIRANO INTORNO ALLE ZONE F?
Editoriale a cura di Donato Stoppini tratto da “La voce del paese” n.6 del 15.02.2014
“Gioia del Colle, l’ormai ex ridente “città federiciana, del vino primitivo e della mozzarella”, continua a sprofondare in un abisso senza fine. Un paese sempre più in balia di politicanti resi definitivamente ciechi e sordi all’idea di portare a termine, costi quello che costi, un loro esclusivo progetto, quello cioè di modificare l’utilizzo di quelle ormai famigerate e sempre più agognate Zone F. Una meta resa forse irraggiungibile dall’evolversi degli ultimi eventi.
Eventi che mettono sempre più in discussione e probabilmente porranno anche la parola “fine”, ad un sogno iniziato 20 anni fa con l’avvento nello scenario politico locale di Sergio Povia, la cui ascesa è stata cadenzata e dettata quasi esclusivamente da questo traguardo. Un traguardo, purtroppo per lui e per i suoi “amici” di avventura, non ancora raggiunto per colpa di quelle norme (forse di qui la sua non pedissequa osservanza delle stesse?) che gli hanno precluso la possibilità di ricandidarsi per la terza volta consecutiva. Nove anni di governo non sono bastati per completare la sua “opera”. Un’opera da ritenere, arrivati al punto in cui si è giunti, distruttrice, non solo per lui e i suoi amici, ma soprattutto per la città, le cui conseguenze stanno già ricadendo sulle spalle di tutti i cittadini sotto forma di incremento indiscriminato della tassazione locale e della riduzione di posti di lavoro.
Un manipolo di politicanti, non servitori del popolo, senza idee e progetti lungimiranti da porre in atto per il benessere collettivo, che per i loro interessi personali hanno affossato lo sviluppo di questa città, precludendo il futuro economico di migliaia di famiglie e lavorativo di centinaia di giovani. Nulla è stato da loro intentato per far risalire la china di quell’oscurantismo politico, economico e sociale in cui hanno provveduto a far precipitare l’economia locale. Tutto, di contro, è stato fatto, e si continua a fare, per risollevare le loro sorti e quelle dei loro amici. Sorti strettamente legate a quei due termini così desueti ai più, ma a loro tanto familiari quanto cari. Le famigerate “Zone F”.
Nei giorni scorsi è andato in scena un Consiglio Comunale monotematico, fatto sempre più raro nella nostra realtà politica, non per discutere della mancanza lavoro e quindi su come risolvere il problema della disoccupazione, della crisi economica, di come affrontarla con provvedimenti specifici necessari per risollevare le famiglie economicamente in difficoltà. Per affrontare e risolvere l’iniquità e la vessazione della tassazione comunale, IMU- MiniIMU e TARES, prima di tutto, portata ai massimi livelli italiani, senza alcuna agevolazione significativa nei confronti delle famiglie numerose o in difficoltà lavorativa e/o economica, ma con l’aggravante di gravissimi, numerosissimi e variegati errori commessi dalla società esterna a cui è stato affidato il servizio di riscossione di tutte le entrate comunali alla modica cifra di oltre 350 mila euro annui. Oppure su come intervenire per risollevare le poche industrie e società presenti sul territorio che continuano a chiudere o a fare ricorso alla Cassa Integrazione. No, nulla di tutto questo, che sarebbe la normalità, in questi frangenti, per una classe politica che ha a cuore le sorti dei propri cittadini e della stessa città, ma non a Gioia del Colle. Il consiglio monotematico, indovinate un po’ su cosa verteva? Su quelle due “mirabolanti” parole: Zone F. Ma non sarebbe da considerare nemmeno la prima volta.
Come mai? Perché tanto accanimento, quasi terapeutico, su queste zone (leggasi terreni) da parte di tanti consiglieri, anche di minoranza, oltre al sindaco Povia? Il loro scopo è per davvero, come hanno più volte sottolineato, quello di migliorare le sorti economiche future della città o esclusivamente le loro, visto e considerato che quasi tutti hanno a che fare, sia direttamente (in qualità di proprietari), che indirettamente (proprietari parenti ed affini)? E su questo Gianni Vasco, consigliere del Pd dissidente, con il suo accorato intervento ha fatto piena luce, assumendosi tutte le responsabilità di quanto da lui stesso affermato e denunciato in merito.
Ma per capire le ormai non più recondite (più che palesi, si direbbe scoperte) loro “necessità” di modificare o “ampliare” la loro destinazione d’uso, basterebbe vedere a chi appartengono i terreni direttamente interessati da questa soluzione. Come quelli nei pressi del Seven, della ex SS100, della concessionaria Siciliani, di via G. XXIII, dell’ex ospedale, di via Noci, o nei pressi della SPES, tanto per fare degli esempi. E il fatto che tutti questi consiglieri, sindaco compreso, si siano tanto accalorati, i più arrampicandosi anche sugli specchi, per giustificare il loro voto favorevole o di astensione, finanche in alcuni casi contrario, dimostra ampiamente quanto possano essere interessati a questa soluzione che nulla tange al 99% della popolazione gioiese. Ma in questo caso è necessario difendere l’indifendibile, costi quello che costi, anche sbagliando, e di errori se ne sono fatti e a bizzeffe, stando ai responsi giudiziari rilasciati da TAR, Consiglio di Stato, Provincia e Regione. Ma non basta, bisogna cercare di salvare il salvabile di quegli investimenti non ancora intaccati da questi “guai” legali.
Un comportamento, una presa di posizione, decisioni, a cui il Pd locale, nella figura del suo segretario cittadino, accorda tutto il suo sostegno e solidarietà sostenendo, con nonchalance su facebook, che “Il mondo si distingue tra quelli che parlano e quelli che fanno. Quelli che fanno, sbagliano ma cambiano la storia, danno una direzione. Ed io sono dalla parte di quelli che fanno e che sbagliano. Il consiglio comunale di stasera lo testimonia plasticamente”. (Massimo L’Abbate). E se lo dice lui, che in questi anni deve molto agli stessi, c’è da credergli. Hanno sbagliato, stanno sbagliando e sbaglieranno. Peccato non dica a quale prezzo e chi ha pagato, sta pagando e pagherà per questi errori. Piccolissimo ma non indifferente dettaglio dimenticato. Volutamente?”
Donato Stoppini
