RUBATA OPERA IN MOSTRA NEL CHIOSTRO COMUNALE-foto
Nella nottata o nella tarda serata del 24 marzo, uno dei mascheroni apotropaici donati dalla Pro Loco al Comune ed appeso nel chiostro di palazzo San Domenico, è stato rubato.
Posizionato sulla destra, più in basso rispetto agli altri, e quindi raggiungibile salendo su una sedia o una scala, il manufatto creato da Gianfranco Amatulli non è più al suo posto.
L’opera – una delle 27 gipsomaschere riprodotte e presentate in “Malum contra mala” – è frutto di un progetto che si è avvalso del patrocinio dell’alto Patronato del Presidente della Repubblica. Insieme ai mascheroni nei mesi scorsi si è tenuta a battesimo la presentazione dell’omonima pubblicazione di seguito recensita.
Giovedì scorso, 20 marzo, in Consiglio comunale è stato posto all’ordine del giorno e votato all’unanimità in tempi record, l’atto di donazione e l’acquisizione delle maschere. Il tutto si è svolto a ridosso della pausa pranzo, senza che i “donatori”, ovvero il dottor Gianfranco Amatulli, il presidente della pro Loco Augusto Angelillo e i soci interessati al progetto, potessero essere presenti, data la fretta con cui il tutto si è consumato.
Ed oggi la notizia del furto, nel bel mezzo di una mostra organizzata da Umberto Colapinto con ben 60 espositori… Un gesto deprecabil
e che vanifica l’impegno della Pro Loco e registra la scarsa sorveglianza della struttura. Non è difficile ma neanche facilissimo portar via un oggetto di tali dimensioni, che di certo non entra in una tasca, a differenza delle statuine dei presepi, né potrà essere mostrato in pubblico o fatto ammirare…
Nella gallery in coda all’articolo saranno pubblicate tutte le foto dei manufatti ed per il ladro non sarà facile occultarne la presenza, per cui non sarebbe più saggio ed opportuno restituirlo alla comunità?
Scatti fotografici a cura di Mario Di Giuseppe, che ringraziamo per la consueta collaborazione.
Per saperne di più, riportiamo, di seguito, gli articoli pubblicati sul settimanale “La voce del paese” inerenti l’inaugurazione della mostra e la donazione delle opere da parte della Pro Loco al comune di Gioia del Colle.
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Scongiurando l’oblio la Pro Loco investe in “Malum contra mala”
Apotropaici simulacri d’Arte e Parole
Nel cuore del chiostro, irridenti, pallidi volti, satireggiano, mascherati di pietrificata ironia. Scongiurano l’oblio, sconfiggono l’ignavia, svelano arcani, misterici rimandi.
Sono simulacri di superstizioni smarrite, antichi custodi di sortilegi, velati di polvere e sporco, calce o quarzo, immortalati tre lustri or sono in “Come uno scongiuro”, che ne catturò l’incanto.
Gianfranco Amatulli, vice presidente della Pro Loco, accetta la sfida, rapito dalla malia della fugace visione di un cielo azzurro imprigionato nell’urlo di una maschera.
L’ennesimo tassello di una storia ispirata dalla sorprendente rivelazione di un incontro casuale con il passato.
“Dal cielo” i volti di pietra vengono portati “alla terra”, nasce così un progetto premiato dall’alto patrocinio del Presidente della Repubblica: la riproduzione di 27 delle maschere apotropaiche scelte tra le più significative presenti sul territorio, da donare alla comunità. Un progetto ambizioso, di non facile realizzazione, dal costo importante per la scelta del materiale, con tempi dilatati nell’attesa di autorizzazioni, e migliaia di ore di lavoro per fotografare le opere, realizzare i calchi, levigare le superfici, installarle su supporti, raccontarne la storia.
Nasce così “Malum contra mala”, uno “scongiuro” contro il degrado di sculture provate dal tempo, che trova compimento nel secondo anno di presidenza di Augusto Angelillo.
Volti in duro carparo e calcarenite, incorruttibili eppur fragili, “con capigliature e barbe a volute, […], dalle fitte rigature, nasi prominenti o di delicata fattura, lingue estroflesse, vulnerabili negli attacchi strutturali, propaggini e ornamenti fitomorfi, esili nello sviluppo fogliare […]” vittime – a detta di Gianfranco Amatulli – più che della consunzione del tempo, dell’immensa stoltezza umana.
Volti che Amatulli ha con stupore riscoperto sotto diverse angolature e luci, esplorandone le geometrie, il taglio, l’intaglio, accarezzando le ferite inferte dagli abili scalpelli di artigiani fiorentini e architetti gioiesi, maestranze e scultori.
Il contesto storico, analogie nelle tecniche esecutive e verosimili stilemi scultorei, suggeriscono audaci deduzioni.
“La più antica delle maschere risale al 1739, la più recente al 1920. Le bocche spalancate, viste dal basso non rivelano di esser cave. La loro funzione – afferma Amatulli – era ospitare canne di armi a difesa di persone e patrimonio, potenziando in modo più efficace e persuasivo, le funzioni apotropaiche.”
SENTINELLE CONTRO IL MALE
Per Annamaria Tripputi, dell’Università di Bari, la storia della Puglia è scritta con le pietre e sulle pietre.
“La tradizione dell’arte di lavorare la
pietra si è espressa, lungo lo scorrere dei secoli, anche in forme decorative. Le maschere apotropaiche, ricche di simboli e valenze, sono testimonianza di una cultura antica. La maschera rappresenta il volto “altro”, il doppio che non appartiene più al mondo degli uomini ma piuttosto a quello di esseri soprannaturali, siano essi dei o demoni.”
Scolpite per spaventare e dileggiare cose, bestie, persone “negative” per gli abitanti della casa, sono foriere di un linguaggio iconico in disuso, “non solo sacro né solo profano”, pensato per chi “non sapeva leggere segni scritti ma solo immagini disegnate o scolpite.”
“La bocca chiusa da un catenaccio nasconde maledizioni e vituperii che quella spalancata a fare linguaccia, riversa ironicamente sui mali del mondo; il volto gioviale del folle dalle larghe orecchie di pipistrello che gonfia le gote, in un soffio vivificatore, ride di gioia o increspa le labbra all’ingiù, nella sua follia di essere proteiforme e lunatico”, interpretando ed esprimendo al contempo i contrari. La loro collocazione al di sopra della soglia, della casa come della chiesa, ha la sua ragion d’essere nell’esigenza di formare una barriera di protezione oltre la quale le forze del male non potessero accedere.”
“L’idea di una gipsoteca in cui racchiudere questi volti di pietra è innovativa: da un lato, infatti, i calchi offrono un fedele duplicato di queste preziose testimonianze apparentemente indistruttibili ma in realtà deperibili; dall’altro ne permettono una fruizione continua da parte della collettività, al di là di un prodotto editoriale o di una mostra temporanea. Una sorta di riappropriazione totale, insomma, del proprio patrimonio artistico ed etnoantropologico non sempre e non ovunque adeguatamente tutelato.”
I GUARDIANI DELLE SOGLIE
Poetico l’approccio di Pino Dentico, che tenne a battesimo il prodromo di “Malum contra mala”, ovvero il 10° foglio territoriale “Come uno scongiuro”, realizzato in collaborazione con l’Associazione Socio-Culturale Città Nuova e il C.R.S.E.C. durante il suo assessorato, nel 1999.
“Lo ricordo ancora. Crocifisso al muro esterno del bagno di casa. Declassato da guardiano della soglia per eccellenza a quello più dimesso di un angusto pertugio, il ferro di cavallo presidiava il finestrino 75 x 55 chissà contro quali occulte potenze, pronte ad insidiare, insinuando effetti malefici nelle latebre della nostra quotidiana esistenza e nei momenti più intimi e “solitari”. […] Custodi della casa e dei suoi abitanti: formule mute scolpite nella calcarenite, forti segni identitari delle nostre contrade. “Malum contra mala”, orrorifica contro gli orrori della disgrazia e della sventura bestiale contro le innumeri invisibili bestie in agguato, che solo il genio di Hieronymus Bosch ha saputo ritrarre nelle fattezze più oniriche e sconvolgenti.
La maschera nel dileggio della lingua estroflessa, nel digrignare dei denti, nel ghigno saputo e ammiccante, irretisce, tiene lontano, scompiglia i piani avversi….”.
Dentico impreziosisce il suo contributo con invocazioni magiche rivenienti dal passato, vestigia dialettali di “iatture e malocchi”.
Hanno collaborato al progetto della pubblicazione a cura di Gianfranco Amatulli: Mimmo Ricatti, Adolfo Celiberti, Marco Bosco, Agostino e Carmela Capurso, Giancarlo Castellano, Antonio Catucci Santoiemma, Antonietta Colacicco, Alessandro Cortese, Angela Eramo Boscia, Domenico Fusillo, Emilia Nana Svelto, Vito Pappalepore, famiglia Pavone Maggi, Rosanna Surico Pontrelli, Graziano e Carlo Turra, lo hanno promosso e sostenuto Federico Antonicelli, Banca di Credito Cooperativo di Santeramo in Colle (BA), Tommaso Bradascio, Laila Di Lazzaro, EDILCASA srl, Giuseppe e Filippo Gallo, Gallo Prefabbricati, Antonio Marella, Lucia Mastrangelo, Sergio Povia, Franco Resta, ed infine “tradotto” in lingua francese, inglese, tedesca e spagnola Pietro De Bellis, Vera Ninni Matarrese ed Eva Soler Ripolles Magrì. Un corale lavoro edito StampaSud S.p.A di Mottola.
Dalila Bellacicco
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Inaugurata la mostra della Pro Loco “Malum contra mala”
Scongiuri in dono al Comune
Venerdì, 25 ottobre, presso il Chiostro comunale si è inaugurata la mostra “Malum contra mala”, iniziativa che si avvale dell’alto Patrocinio del Presidente della Repubblica.
Un progetto che nasce nel lontano 1999, anno in cui venne pubblicato il 10° foglio di identità territoriale promosso dall’allora assessore Pino Dentico, dedicato agli “scongiuri”.
All’incontro inaugurale sono intervenuti il sindaco Sergio Povia, la professoressa Anna Maria Tripputi dell’Università di Bari, il presidente della Pro Loco Augusto Angelillo e il curatore della mostra Gianfranco Amatulli.
Ai saluti istituzionali del sindaco, reduce dal Consiglio comunale, è seguito l’interessante intervento della Tripputi sulla storia di questi calchi e sul senso “esoterico” che li caratterizza.
“Simboli contro ogni forma di male: dall’invidia alla fattura sino al diavolo stesso – ha affermato la docente -, simboli che in un certo senso rappresentavano una sorta di sacro e profano insieme, in correlazione alle immagini scultoree dei santi.”
Quindi la professoressa Tripputi ha evidenziato l’accezione culturale e storica emblematicamente rappresentativa delle maschere, simboli di un’identità locale non troppo lontana da noi, se si pensa che l’attribuzione temporale è stata fissata intorno alla fine dell’800.
La spiegazione tecnica attraverso un valido supporto multimediale è passata al curatore Gianfranco Amatulli, il quale ha concluso ringraziando le famiglie proprietarie dei calchi originali, che hanno positivamente risposto al progetto durato oltre un anno.
Il materiale utilizzato per riprodurli, tra l’altro particolarmente costoso, ha richiesto un lavoro certosino e il sostegno di alcuni sponsor. A fine mostra, il 23 novembre, i calchi saranno donati al Comune che ne incastonerà alcuni nello stesso chiostro.
Tante anche le attività previste nella cornice della mostra: l’1, il 2 e il 3 novembre avrà luogo la IV edizione del torneo nazionale di scacchi sotto l’egida della Pro Loco, dal 4 al 9 i concorsi nazionali di disegno e pittura “Antonio De Venezia” in cui i partecipanti potranno realizzare opere seguendo il tema del contesto apotropaico, dall’11 al 16 visite guidate per le scolaresche dalla IV elementare alla III media che – a visita conclusa – potranno sbizzarrirsi con la fantasia, tentando di rappresentare una delle maschere.
Dal 18 al 23 sia le opere realizzate dai ragazzi degli istituti comprensivi che quelle dei partecipanti al concorso saranno esposte al pubblico.
La mostra resterà aperta al pubblico fino al 23 novembre, dal lunedì al sabato, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 20.00, la domenica dalle 9.30 alle 13.00.
Francesco Bia
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La Pro Loco dona le maschere apotropaiche al Comune
Atto finale di “Malum contra Mala”
Si è conclusa con un bilancio
assolutamente positivo, anche se con qualche nota deludente per quanto riguarda i non intervenuti, la mostra di maschere apotropaiche “Malum contra mala”: su questo e sul documento ufficiale di donazione delle maschere al Comune di Gioia del Colle nella persona del sindaco Sergio Povia, si è basato il discorso di apertura del Presidente della Pro Loco Augusto Angelillo sabato, 23 novembre, presso al Chiostro comunale.
Prima della firma di accettazione che sarà ratificata in Consiglio comunale, il Sindaco ha sottolineato il suo personale interesse per le maschere come volti identitari della cultura cittadina e allo stesso tempo la propria stima nei confronti di Gianfranco Amatulli,vice presidente Pro Loco e curatore della mostra.
Il luogo espositivo – in attesa dell’allestimento di una gipsoteca – di fatto non è stato ancora individuato pertanto le maschere nelle prossime settimane, potrebbero restare nel cortile comunale. Ha subito dopo preso parola Gianfranco Amatulli il quale ha letto un monologo scritto di suo pugno nel quale ha immaginato un “apotropaico” dialogo.
“Immerso in un silenzio ovattato – legge Amatulli – faccio fatica a pensare, mentre mi sem
bra di cogliere sospiri e voci che piovono dai pannelli, voci dapprima confuse, poi sempre più distinte, nei toni dal flebile al cavernoso, finché chiara colgo quella della maschera di via Monte Sannace, 19.”
“Per lungo tempo ho dovuto tacere – dice la maschera -, ero completamente ricoperta da strati di latte di calce, che di tanto in tanto un solerte pennellaccio mi depositava sopra, per darmi una rinfrescata. Ma io, quella rinfrescata proprio non la volevo. Avevo la bocca occlusa. Nemmeno più scongiuri potevo cantilenare contro chi mi guardava male. Quando mi son sentita ricoprire da un altro strato di pittura al quarzo, ho proprio perso ogni speranza. Soltanto dopo una pietosa pulizia ho ritrovato le mie sembianze. Ora, visto che per la prima volta siamo qui tutte riunite, penso che, dopo aver ascoltato le sventure dalle quali siamo state colpite, sia opportuno produrre un documento in cui venga ribadito il nostro diritto a essere maschere, a pretendere che ci venga restituita la dignità oltraggiata e che ci sia sorveglianza a tutela della nostra integrità. Almeno per quel che resta.”
Il dialogo continua ed è riportato nel libro con tutte le immagini delle maschere, “un libro rivolto a lettori di nicchia, di portata territoriale che potrà essere letto da studiosi che approfondiranno così le loro ricerche.”
“Il primo testo – precisa Amatulli – affronta il prob
lema delle maschere apotropaiche, sono ventisette di cui la più antica risale al 1739 mentre la più recente al 1920. Le schede riportano in modo obiettivo: censimento, schedatura e fotografie ad altezza d’uomo.”
Per gli organizzatori un vero successo la partecipazione di numerose classi e studenti dell’I.C. Losapio – San Filippo Neri, un po’ di meno per l’I.C. Mazzini – Carano, una quinta dell’ ITIS e due classi dell’Istituto d’Arte “R. Luxemburg” di Acquaviva che con interesse concreto hanno apprezzato la mostra, realizzando in tutto seicentocinquanta disegni rappresentanti la maschera che più li ha colpiti.
Peccato dover registrare l’assenza degli studenti dei due licei gioiesi. Nessuna delle classi ha, infatti, visitato la mostra o partecipato al concorso nazionale di disegno e pittura “Antonio De Venezia”, cui erano stati invitati gli artisti locali, anch’essi inspiegabilmente assenti.
“I disegni saranno postati su facebook quanto prima dall’associazione mentre, per chi avesse voglia di fare un bel regalo di Natale – conclude Amatulli -, il nostro libro sarà sicuramente ben gradito.”
Francesco Bia

