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Cronaca

LE INTERCETTAZIONI CHE HANNO PORTATO AI NOVE ARRESTI

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Palazzo_San_Domenico_-_MunicipioPubblicati a mezzo stampa sulla Gazzetta del Mezzogiorno on line, stralci delle intercettazioni telefoniche che hanno portato agli arresti di Povia, Ventaglini e Posa. Di seguito quanto pubblicato sulla home page del quotidiano (http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizie-nascoste/le-intercettazioni-no790553/#.VNPpnPMbmSU.facebook).

Ho l’operazione sotto controllo… e l’operazione andrà per forza in porto…ci siamo visti con l’ingegnere comunale, con il sindaco e abbiamo fatto quello che dovevamo fare…faremo il bando… fatto in una certa maniera”. A parlare così, in una intercettazione telefonica, è Antonio Posa, l’imprenditore di Gioia del Colle arrestato all’alba dai finanzieri baresi insieme con il sindaco Sergio Povia e l’ex vicesindaco Franco Ventaglini.

“Parlando con il dipendente dintercettazioni-telefonichei un istituto di credito – scrive il gip Gianluca Anglana nell’ordinanza di custodia cautelare – per dimostrare la capacità di poter sanare la propria esposizione debitoria nei confronti della banca, gli descrive i dettagli dell’operazione illecita che stava portando avanti con la complicità di alcuni funzionari pubblici“.

Una volta predisposto il bando e decisa la commissione (“la commissione è scelta da me – dice Posa parlando con uno dei tecnici – forse non è chiaro”), resta da definire, secondo l’accusa, la ‘mazzettà per aggiudicarsi l’appalto. I contatti sono particolarmente frequenti – stando a quanto accertato dalle indagini – con l’ex vicesindaco Ventaglini.

Dopo la mia disavventura – gli dice intercettazioni-evidVentaglini con riferimento all’arresto del 2013 per concussione (domani l’udienza del processo in abbreviato) – io mi sono riciclato… se prima stavo otto ore al Comune adesso sto sedici ore, se prima comandavo al trenta per cento, adesso comando al novanta per cento, se prima tenevo un assessorato adesso ce li ho tutti. Ora lo noto che mi rispettano”. Ed è proprio con lui che si sarebbe definito l’accordo per il pagamento di una tangdf in azionegente da 100mila euro. 

Poco, maledetto e subito – gli dice Ventaglini – all’avanzamento lavori non si può fare” spiegandogli che il denaro doveva essere consegnato subito.

“In che tempi avete bisogno voi, io ti dico i tempi miei…- gli risponde in una successiva intercettazione Posa – non meno di cinque mesi, venti al mese (20mila euro, ndr)”.
“E però – continua l’ex vicesindaco – dobbiamo vedere da quando parte… se i cinque mesi partono tra un anno”.

“Da subito – taglia corto l’imprenditore – …firmato l’accordo. Anzi, il giorno in cui firmiamo l’accordo io vi do una ventina”. L’importo della presunta tangente, che non sarà mai consegnata, sarebbe già stato definito e Posa lo spiega ad un collega imprenditore, interessato ad un eventuale subappalto nei lavori per gli alloggi popolari.

Sono cinque persone – dice – i tre (componenti della commissione di gara) il vicesindaco e il sindaco, sono cinque persone, è come se gli dai 20mila euro a testa“.

Meno frequenti risultano i contatti con il sindaco Povia, il quale, in occasione di un incontro al Comune, prospetta all’imprenditore “di utilizzare, quale possibile giustificazione da offrire alle forze dell’ordine in caso di indagini in merito alla natura dei contatti tra i due, il riferimento alla vicenda Palmentullo“, relativa – spiega il giudice nell’ordinanza d’arresto – ad una causa civile intentata da Posa contro il Comune. Nel novembre scorso, a bando ormai scaduto e in attesa dell’aggiudicazione dell’appalto, la moglie del sindaco incontra a scuola la moglie di Posa (le figlie frequentano la stessa classe) e la seconda riferirà poi al marito, scrive il gip, che “a titolo precauzionale, i loro prossimi contatti (tra Povia e l’imprenditore) sarebbero dovuti avvenire per il tramite delle mogli“.

 

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