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PD. CHI E PERCHÉ HA PAURA DI IAIA CALVIO SEGRETARIO?

sede pd

massimo l'abbate Non sono ancora finite le ferie nel circolo Pd di Gioia del Colle, per alcuni da considerare ferie forzate, che già c’è chi vorrebbe ancora una volta condizionare il suo futuro politico e gestionale. Obiettivo, a dire il vero, che parte da molto lontano, ancor prima che il periodo feriale avesse inizio. A metterlo in atto è uno dei suoi componenti, da sempre prestato alla politica e da un paio di anni scelto da alcuni politici a stretto contatto con il precedente sindaco e la sua amministrazione che, si dà il caso, ha già avuto la possibilità di modificarlo quel futuro, grazie, come tutti sanno, all’aiuto di quei politici che lo hanno spinto a diventare Segretario del Circolo, ma che da quel giorno non è riuscito a ricavare un ragno dal buco, se non – come già avvenuto per altre “imprese” del passato – a determinarne il suo lento declino e la sua agonia finale con chiusura definitiva della sede per bilancio in rosso profondo.

Una situazione negativa che lo stesso responsabile di ieri, ma accusatore di oggi, Massimo L’Abbate, non ha avuto il coraggio di azzerare chiedendo ai debitori di regolarizzare il dovuto, così come denunciato in una nota pubblica dall’attuale Commissario Iaia Calvio.

Qualcuno potrebbe sostenere “da quale pulpito arriva la predica”, ma c’è di più. Lo stesso ex segretarioiaia calvio cittadino, sicuramente sarà ricordato (forse), ma per il suo continuo prendere e perdere tempo nei confronti dell’Amministrazione Povia, non certo per “aver sfiduciato” la stessa.

In poco più di un anno di sua gestione la situazione del circolo Pd gioiese è peggiorata al punto da costringerlo a sottoscrivere le dimissioni sue e dell’intero direttivo. Atto voluto dall’alto o per propria convenienza, alfine di evitare ulteriori brutte figure?

Sta di fatto che da allora, dal commissariamento della sede gioiese, il suo atteggiamento non è mai stato di apertura e collaborazione con la neo responsabile, ma di chiusura, di muro contro muro. E il volere il congresso subito era ed è solo un alibi per consentire a chi è uscito dalla porta di rientrare dalla finestra, magari come salvatore della patria (Pd).

E servirsi della frase, che non era una certezza ma una ipotesi, pronunciata o scritta dalla Calvio: “Se il segretario regionale Emiliano mi chiede di continuare, rimango fino alle elezioni”, per metterla in cattiva luce, addirittura chiamando in causa un Emiliano che a tutto sta pensando fuorché alle beghe interne gioiesi, la dice lunga, sulla volontà di risolvere i problemi del Pd locale da parte dell’ex segretario.

Evidentemente la paura che la stessa commissaria possa continuare a gestire la “strategia politica in un Comune dove, con l’arresto del sindaco, il PD ha oggi un ruolo fopagano-emiliano-l'abbatendamentale nella ricostruzione del tessuto politico locale”, è forte ed evidente. Qualcuno per caso è ansioso per il suo prossimo futuro politico, in cui molto probabilmente ravvisa la possibilità, non tanto remota, di essere costretto ad emigrare in altri lidi? E l’ex segretario perché solo ora è così preoccupato del destino del Pd gioiese? Non poteva pensarci allora, magari prima che scattassero gli arresti?

E se è vero, come è vero, che da “metà luglio giace in segreteria provinciale del PD una lettera di 73 iscritti del circolo gioiese con cui si reclama la celebrazione di un congresso locale che a termini di regolamento nazionale si sarebbe dovuto celebrare 60 giorni dopo le dimissioni della segreteria uscente avvenute il 30 gennaio 2015”, un motivo ci sarà. Se l’è mai chiesto? Lo ha chiesto il perché? Cosa gli hanno risposto? Questo però non lo pubblica e non è dato saperlo.

Lui, l’ex segretario cittadino del Pd, su questo preferisce fare ammuina, salvo poi muoversi sotto coperta.

 

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