“FESTIVAL DI SANREMO. LA MUSICA AL SERVIZIO DELLA POLITICA”
“I giorni dell’autocelebrazione sono iniziati, ed il MONUMENTO AL DITTATORE è stato innalzato anche quest’anno, puntuale come tutti gli anni, nella prima metà di Febbraio.
Fino a pochi anni fa “le mani” sul Festival di Sanremo erano quelle dei discografici, cosa di sicuro antipatica, ma che oggi fa solo ridere, se paragonato al potere ben più “insidioso” che regna incontrastato sul Festival, quello della politica degli ex-comunisti al comando del paese.
Ogni anno, a monumento innalzato, c’è un costante rincaro della dose, di quella medicina sgradevole che nessuno prenderebbe mai per libera scelta, ma che “dolcificata e caramellata” a mestiere da chi controlla le coscienze, rappresenta l’arma più subdola e strisciante, per regnare senza opposizioni sul trono della “R
EPUBBLICA DEMOCRATICA”.
Il comico BENIGNI fu autocelebrato e portato in trionfo come ai tempi dell’antica Roma, su di un cavallo bianco, per celebrare i centocinquant’anni dell’unità d’Italia, unità solo di facciata, visto che oggi l’Italia non è altro che un paese in svendita, al servizio di cinesi e giapponesi, che con un semplice “click” “AGGIUNGONO AL CARRELLO” le più storiche aziende italiane, che hanno saputo fare più “storia” d’Italia di quanto ne abbia fatta la stessa unità.
Poi ancora Benigni, che da buon Comunista sprezzante del denaro, come il conduttore che lo aveva invitato, guadagnò ben trentamila euro ogni due minuti di palcoscenico, solo per gettare discredito sull’avversario politico “Berlusconi”. Poi venne CROZZA, che fischiato dal pubblico per la sua evidente propaganda, andò nel pallone, salvato prontamente da FAZIO, che per “quanto”
aveva guadagnato, non poteva sottrarsi a quel “doveroso” salvataggio.
Oramai è una SAGA, quest’anno infatti prima ancora dell’inizio della celebrazione alla “Democrazia”, le polemiche di chi evidentemente è più refrattario alla “droga di stato” hanno anticipato gli eventi, e ci hanno azzeccato in pieno, visto che la partecipazione della Pop Star ELTON JOHN, come già presagito, non aveva niente a che vedere con la musica, ma moltissimo a che fare con l’ennesimo lavaggio del cervello, somministrato “al Popolo”, per convincerlo con “le buone maniere” che un bambino può benissimo crescere “sano e felice” fra due genitori maschi, o femmine.
È bastato che la “P
op Star” dichiarasse di essere felicissimo di aver adottato un bambino “con suo marito” (chissà se ce ne possa fregar qualcosa) per rendere incontestabile la bontà di questa nuova frontiera del “progresso umano”. Nessuno però si sognerà mai di chiedere ad un “bimbo” adottato da due “GENDER” (una volta si poteva chiamarli democraticamente omosessuali), se è felice. Nessuno psicologo o psichiatra si prenderà mai la briga di analizzare la “psiche” di quel bambino, per verificare se la sua naturale struttura psico-biologica ha subito delle alterazioni. Tantomeno un bambino di quel tipo sarà mai intervistato sul palco dell’ARISTON, dato che sarebbe troppo rischioso chiedergli sé è “realmente felice”, perché vedere crollare quel “CASTELLO DI CARTA” rappresenterebbe la fine dei democratici, ma non della Democrazia …“QUELLA VERA”.
Dino Girardi
