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Cronaca

SACRO CUORE IN TUMULTO. IL QUARTIERE DIFENDE “LE CROCI”

giù alle croci residenti in tumulto

giù alle croci residenti in tumulto A rischio l’edicola votiva più grande d’Italia, costruita nel 1830 dalla signora Paola Gigante e “ricostruita e migliorata” nel 1909 dai signori Carlo Losito, Carlo Lagravinese e Francesco Losito, da tutti conosciuta come “Le Croci”, sorta tra la Chiesa del Sacro Cuore e quella di San Vito.

Un luogo ricco di storia e legato alle tradizioni della città, oggetto in questi giorni di una ristrutturazione radicale: l’eliminazione della cancellata che protegge le Croci e delle aiuole curate da decine di anni da pie donne, al posto delle quali dovrebbero essere collocate alcune panchine.

Le motivazioni addotte – sicurezza, costi per l’acqua necessaria per l’irrigazione, interrotta senza preavviso da don Mario Natalininon hanno convintogiù alle croci residenti in tumulto i residenti che indignati hanno presidiato “le Croci” pronti a difenderle da un così devastante restyling deciso con il benestare del Consiglio Pastorale Parrocchiale e “su sollecitazione della Commissione Parrocchiale per gli Affari Economici” senza però aver interpellato i numerosi fedeli.

Il quartiere si è immediatamente mobilitato, pronto a raccogliere firme affinché non vengano divelti cancellata e giardino, stravolgendo la bellezza dell’edicola votiva che ospita il “Calvario” e le sue Croci ed esponendola al degrado.

Una protesta non fine a se stessa, ma fortemente motivata dallo spirito di appartenenza che ha visto scendere in campo il dottor Vito Santoiemma e Filippo Capurso, i quali, insieme ad altri residenti, hanno proposto al parroco di prendersi cura delle Croci e sostenere le spese di manutenzione, ristrutturazione e delle stesse utenze pur di conservare intatto un bene di interesse storico – a tal proposito si interpellerà la Sovrintendenza delle Belle Arti – patrimonio sulla carta della Parrocchia, ma di fatto dgiù alle croci residenti in tumultoell’intera comunità gioiese.

La “preghiera” che tutti rivolgiamo a don Mario Natalini, al Consiglio Pastorale e alla Commissione Parrocchiale per gli Affari Economici, è di riflettere sul da farsi senza pregiudizi e tener conto della generosa offerta di residenti e parrocchiani, senza cedere alla tentazione di uno sterile “braccio di ferro”, non solo per evitare sommosse popolari, lettere di protesta al Vescovo ed alla Amministrazione, richieste di verifica alla Sovrintendenza e contenziosi vari, per questa inspiegabile decisione presa dal parroco, ma soprattutto per dare un esempio di cristiano ascolto alle istanze di una comunità che continua a “segnarsi” passando davanti alle Croci e prega anche al di fuori delle mura parrocchiali, presidiate da consigli e commissioni pastorali e che – anche solo per questo – merita rispetto.

“In questo luogo all’alba i contadini prima di iniziare la giornata lavorativa sostavano per pregare. La tradizione vuole che per ogni parrocchiano defunto, nel giardino venga piantata una rosa. Le signore che curano il giardino e provvedono alla pulizia dell’edicola, ritenuta la più grande d’Italia, si tramandano di generazione in generazione questo devoto incarico. Oltre tutto l’eliminazione della cancellata esporrà l’edicola e le Croci ad atti di vagiù alle croci residenti in tumultondalismo che davvero non si possono tollerare. Siamo disposti a sostenere le spese necessarie per mettere in sicurezza, restaurare, tener in ordine questo luogo cui ci lega non solo il ricordo, ma la stessa storia dei nostri padri, sollevando la parrocchia di ogni onere e contribuendo se necessario anche al pagamento delle utenze.”

Queste le parole del dottor Vito Santoiemma cui è rivolta la lettera affissa da don Mario sulla cancellata, con un invito pubblico a rimuovere il lucchetto che ostruisce l’accesso e sgombrare quanto presente all’interno, per restituire le Croci “alla finalità originaria di area di culto e preghiera per coloro che vorranno sostarvi.”

Persino il decano dei caseari, Martino Nettis, pur se proveniente da diversa “parrocchia”, ha manifestato solidarietà alla protesta ed invocato l’aiuto di Mons. Cacucci, vescovo della nostra Diocesi, di cui porta sempre con sé una foto.

Una situazione a dir poco esplosiva che rischia di far saltare non solo la pazienza dei residenti e di tantissimi devoti, ma anche la carica che don Mario da anni ricopre nella Parrocchia del Sacro Cuore. “Un prete che non ha più il polso della situazione, sempre più sottomesso – secondo gli stessi parrocchiani -, alle decisioni altrui”.


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