Archivio Gioianet

La Voce del Paese – Un Network di Idee

Cronaca

PALAZZINA A RISCHIO CROLLO. 50 PERSONE IN PERICOLO-foto/video

palazzina popolare a rischio crollo

palazzina popolare a rischio crollo Una intera palazzina di tre piani più scantinato, di proprietà dell’Arca, ex Iacp, a sua volta ex Ina Casa, è a rischio crollo. Una struttura, presente in via Cirillo, da mesi ritenuta pericolante, in cui dimorano 12 famiglie, per un totale di 50 persone, tra cui 10 bambini e diversi anziani non autosufficienti. Residenti che da mesi non dormono più sonni tranquilli. Ancora di più in questi ultimi giorni, dopo quanto accaduto nel centro Italia, ad Amatrice e zone limitrofe. “I vigili ci dissero – afferma un residente – che anche una piccola scossa può essere fatale per come sono ridotti i pilastri di sostegno. Che possiamo fare, se non abbiamo un altro luogo dove andare?”

Eppure nel mese di maggio, il giorno 24 per la precisione, dopo un sopralluogo effettuato dai Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Bari, si notificava agli enti preposti (UTC – Vigili Urbani e Comune) di “ottemperare immediatamente, onde garantire la pubblica e privata incolumità, di fare eseguire, entro 30 giorni, delle prove di resistenza del calcestruzzo ai pilastri del piano interrato dello stabile, mediante l’usopalazzina popolare a rischio crollo dello sclerometro”.

Un sopralluogo preceduto da una ricognizione, effettuata il 21 maggio “da un istruttore tecnico del comune, congiuntamente a personale del Corpo di Polizia Municipale”, dalla quale si evinceva “l’effettivo degrado delle travi di fondazioni e dei pilastri della struttura portante dell’intero edificio situate nello scantinato e/o intercapedine, in quanto gli stessi si presentano con il distacco di calcestruzzo copri ferro che ha messo a nudo i ferri dell’armatura”.

Ricognizione che portò, il 24 maggio 2016, alla emanazione di una ordinanza a firma del Direttore Area UTC, la n. 42, in cui si ordinava all’ARCA, “di provvedere alla ricognizione dei lavori a farsi nello scantinato e/o intercapedine […], entro 30 giorni dalla data di notifica […]. Di effettuare una puntuale verifica delle condizioni statiche dell’intero fabbricato […] e di palazzina popolare a rischio crollodepositare presso l’Area Tecnica, entro 30 gg., l’idonea certificazione di insussistenza di pericolo”.

Una ordinanza in cui si “avvertiva” che non ottemperando si sarebbe proceduto alla “denuncia all’Autorità Giudiziaria e all’esecuzione dei lavori d’ufficio con spese a carico degli interessati”.

Da allora sono passati tre mesi, non 30 giorni, ma nulla di quanto intimato è stato messo in atto, né è stato ottemperato dagli aventi causa, a parte una ulteriore lettera a firma del legale di alcuni inquilini, l’avv. Lucia Caliandro, che in data 29 giugno protocollava, presso il Comune, una ulteriore richiesta di provvedere a “dare seguito all’ordinanza nei termini di legge in considerazione del grave pericolo per il degrado in cui versano le strutture in cemento armato delle fondazioni dell’immobile”.

Richiesta, a dettapalazzina popolare a rischio crollo dei residenti, rimasta inevasa. Ci si chiede e chiediamo a chi di competenza: “Cos’altro bisogna aspettare perché si intervenga? Che avvenga l’irreparabile e ci scappi il morto? Quali sono le cause ostative ad un intervento richiesto con urgenza anche dal Corpo dei Vigili del Fuoco? Chi non sta facendo il suo dovere? 

Nel frattempo, apprendiamo che l’assessore Daniela Demattia e l’ingegnere comunale, Raffaele Vito Lassandro, qualche tempo fa si sono recati presso la sede dell’Arca con foto e dossier, evidentemente senza alcun risultato apprezzabile, se è vero che, come alcune fonti sostengono, martedì mattina, alle 9.30, il sindaco ed alcuni responsabili tecnici comunali saranno nuovamente a Bari per incontrare i funzionari dell’Arca, per discutere sulla questione degli abusivi e anche per sapere quando inizieranno (se inizieranno) i lavori strutturali già evidenziati su alcuni edifici di proprietà della stessa Arca. Riusciranno i nuovi amministratori a smuovere gli inerti funzionari dell’edilizia sociale pubblica, o ritorneranno con mille promesse ma come gli altri con le classiche pive nel sacco?


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *