“L’UOMO INFINITO”. AFFASCINANTE MOSTRA DEDICATA A MAN RAY
“Ancora una volta, per il secondo anno consecutivo, Il libro possibile – Arte ha scelto le sale del Castello di Conversano, uno dei manieri più affascinanti della storia sei-settecentesca pugliese, come sede ideale per accogliere una mostra dedicata a Man Ray. “L’uomo infinito”, titolo di una delle opere in esposizione, è stato scelto, infatti, come tema della mostra dedicata a questo artista, tra i più poliedrici della modernità. Un uomo che ha saputo sfidare i limiti della creazione artistica per inventare un nuovo linguaggio. Fatto di luce.
Il libro possibile – Arte, con l’allestimento di questa mostra intende far dialogare fra loro le arti, a porre in relazione passato e presente, il tempo della storia e l’urgenza della contemporaneità.
Man Ray: “nome maschile, sinonimo di gioia, giocare, gioire”. Era stato Marcel Duchamp a dare una delle più belle definizioni dell’artista con cui aveva diviso a New York gli esordi dell’avventura dadaista e in seguito una lunga e fedele amicizia.
La responsabile de ‘Il libro possibile – Arte’, la Professoressa Rosella Santoro, già instancabile organizzatrice di uno degli eventi culturali dedicati alla promozione della lettura più importanti in Italia: ‘Il libro possibile Festival’, ha dichiarato nel catalogo che accompagna la mostra che Man Ray a Conversano ‘ Vuole essere, soprattutto, un’occasione per un viaggio nel tempo e attraverso il tempo per aprirsi alle infinite possibilità che forse solo l’arte può offrire. Un’espansione fantastica, all’insegna del godimento estetico ed estatico e della gioia creatrice. Una gioia che fa di ogni artista un dio. E Man Ray è stato veramente il dio delle piccole cose, di quegli oggetti, di quei corpi che nella notte luminosa dei sogni conquistano una vita nuova e nel buio della camera oscura svelano un’alt
ra identità, misteriosa e infinita. Un artista capace di spingersi sino all’innovazione estrema (così rischiosa, dal momento che nel giro di pochi anni avrebbe portato all’esaurimento dell’energia dada) ma al contempo ancorato sapientemente al passato. E le mura del Castello di Conversano interpretano e rendono materica quella che forse costituisce l’essenza più intima e precipua della sua intera produzione, dai dipinti, alle fotografie, alle litografie, per finire alle sculture: la fusione tra slancio modernista e richiamo alle linee classiche e alla bellezza rinascimentale’.
Man Ray, il cui vero nome è Emmanuel Rudzitsky, nasce a Filadelfia il 27 agosto del 1890, primo figlio di una famiglia di immigrati russi di origine ebraica, cresce a New York, dopo aver completato la scuola superiore presso la Boys’ High School di Brooklyn, sceglie di dedicarsi all’arte. A New York lavora, quindi, come grafico e disegnatore a partire dal 1908, inizia a frequentare la galleria 219 di Alfred Stiegliz, dimostrando un grande interesse per le avanguardie. Nel 1912 la famiglia Radnitzky cambia il proprio cognome in Ray. L’artista decide dunque di abbreviare il suo nome ed inizia a firmare le sue opere come Man Ray letteralmente “uomo raggio”.
La mostra ‘L’uomo Infinito’ presenta circa 100 opere, tra dipinti, disegni, fotografie, sculture, litografie e oggetti d’arte.
Trae il suo titolo da una delle ultime opere dell’artista l’Homme Infini, 1970, che descrive già con il suo significato la complessità e la profondità della ricerca artistica di Man Ray, e si pone come
obiettivo quello di gettare uno sguardo sulla produzione dell’artista nella sua totalità.
La mostra è suddivisa in otto aree tematiche che, partendo da un ordine cronologico, analizzano i diversi stili e le differenti tecniche con le quali l’artista si è cimentato nel corso di tutta la sua vita. La mostra conduce il visitatore nel percorso artistico di Man Ray a partire dal 1912 quando l’artista scopre le opere di Marcel Duchamp e Francis Picabia entrando così in contatto con le avanguardie artistiche e lasciandosi suggestionare in particolar modo dalle opere cubiste. Le opere del primo periodo americano rispecchiano l’ambiguità e la duplicità delle sue molteplici origini. Sono opere enigmatiche nelle quali non si trova una sola spiegazione né un solo significato; Ray ritrae se stesso ed il mondo, l’interiorità e l’esteriorità, poiché identifica se stesso nel mondo. È in anticipo sui tempi, la tradizione americana gli è estranea. L’America non è ancora pronta a cogliere il messaggio delle sue opere. La mostra consentirà al pubblico, che si prevede già numeroso, l’apertura a quel modo di guardare lontano tipico di Ray ed ai sodalizi artistici tipici dell’artista: il sodalizio con Marcel Duchamp.
Man Ray e Marcel Duchamp si incontrano nel 1915 e il loro rapporto di amicizia dura tutta la vita.
Sono artisti che si completano a vicenda: l’opera dell’uno si specchia in quella dell’altro, infatti c’è in loro una profonda affinità intellettuale: i loro lavori sembrano quasi sovrappors
i. Duchamp è pittore, scultore, intellettuale, è impossibile circoscrivere la sua azione ad un solo movimento. Ha totalmente rinnovato la figura dell’artista, elevando ad opera d’arte qualunque oggetto, anche il meno nobile, come il celeberrimo orinatoio. La pratica del “ready-made” diviene cifra stilistica ed apre il mondo dell’arte a esiti del tutto inaspettati e sorprendenti.
Grazie a Duchamp Man Ray viene introdotto negli ambienti artistici parigini, per guadagnarsi da vivere si dedica alla fotografia professionale e fotografa la maggior parte degli artisti e scrittori che vivono a Parigi, le loro figure diventeranno il ritratto di un epoca.
Man Ray, grazie a Duchamp si allontana dalle sue origini americane ed ebraiche, entra subito a far parte del mondo “dada”.Il movimento dadaista che nasce in Svizzera, a Zurigo, nel 1916, ha come funzione principale quella di distruggere una concezione oramai vecchia e desueta dell’arte. Il dadaismo rifiuta ogni atteggiamento razionale, e per poter continuare a produrre opere d’arte si affida ad un meccanismo ben preciso: la casualità. La distruzione dell’arte fino ad allora conosciuta è assolutamente necessaria per poter ripartire con una nuova arte, non più sul piedistallo dei valori borghesi, ma coincidente con la vita stessa e non separata da essa.
Dal dadaismo Man Ray passa al surrealismo, per convinzione e contaminazione. Elementi sostanziali del pensiero surrealista sono la riconsiderazione della componente irrazionale della creatività umana e la volontà di esprimere, attraverso l’arte, le manifestazioni de
l subconscio: un rifiuto della logica umana e delle restrizioni della civiltà a favore di una totale libertà di espressione che trova riferimento teorico nelle innovative ricerche psicanalitiche di Freud.
Dunque la mostra di Conversano proporrà non solo i ‘rayographs’ ovvero le famose rayografie, immagini fotografiche ottenute poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile, procedimento apparentemente semplice, ma che Man Ray seppe usare per immagini altamente suggestive, ma anche molti dei temi trattati dall’artista quali l’illusione, il paradosso, l’inquietudine che creano realtà surreali, ma anche elementi dell’ artista caratterizzati da irriverenza, sfrontatezza e provocazione.
L’infinito come sfida alla complessità del quotidiano, una tensione necessaria in un momento storico ed in una civiltà, quale quella attuale, che mostra la tendenza a definire frontiere, a innalzare muri. L’arte e la cultura come mezzi attraverso i quali si ha l’opportunità di aprire alternative di vita e di comunicazione sempre nuove e possibili. Una priorità già indicata da Man Ray quando dichiarò: “Le mie mani sono piene d’Europa”.
