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La politica della restaurazione dei poteri nell’era dei selfie

municipio n sera 21.7.02

consiglio comunale In questi primi mesi di “reggenza” Mastrangelo, a parte il successo personale raccolto dal sindaco presente tra la gente ed attento alle numerose istanze segnalate di persona o sui social, nei confronti di cui adotta la politica del “pensiero ed azione”, quel che emerge ad uno sguardo più disincantato ed attento è la “Restaurazione” dei poteri in atto nel Palazzo.

Un’operazione iniziata sotto l’egida commissariale, durante la cui gestione per motivi facili da intuire, la nomina di responsabile dei lavori appaltati è stata valutata per le competenze maturate senza tener conto di precedenti inibizioni. A quella che a suo tempo poteva essere una “emergenza” contingente, è seguito l’affidamento tout court della responsabilità della corretta esecuzione dei lavori affidati tramite appalti pubblici.

A sorpresa anche la segreteria del sindaco è stata affidata al funzionario che più esperienza ha maturato negli ultimi trenta anni in quel ruolo.

Tutto ciò alla luce anche dei risultati elettorali che hanno portato in Consiglio persone che hanno rivestito ruoli importanti nel sistema Povia ed altre new entry legate allo stesso entourage, merita attenzione.

Che in Consiglio vi sia praticamente un vero e proprio “foro” per le tanteamministrazione mastrangelo avvocature presenti, se da un lato è garanzia di possibili controlli a monte dell’azione amministrativa, proprio per evitare contenziosi o illeciti e nuovi commissariamenti, dall’altro non blinda una serie di controlli degli atti che spetterebbero alle opposizioni. A parte il consigliere Donato Colacicco, che ultimamente ha abbassato i toni ma non la guardia, il silenzio è assordante.

Perché? Perché gli atti pubblicati e soprattutto quelli non pubblicati ma consultabili negli uffici non vengono “studiati” e soprattutto valutati alla luce dei costi ricadenti sulla comunità? Sono in arrivo appalti milionari, per quale motivo occorre rimaneggiare progetti elevando costi e arrivando “sotto, sotto” rischiando di perdere i finanziamenti se non passano costi quel che costi? Saranno ben spesi? Ci sarà un controllo dei lavori, del rispetto dei tempi, della qualità del materiale usato, di lavori fatti “a regola d’arte”? Perché oggi il confronto con il passato lo si può fare… 

Un esempio? Le periferie urbane. Costi trasparenti, denaro ben speso, senza sprechi, lavori ben fatti. Un esempio in negativo? I milioni investiti nel “fascio ferroviario”.

A questo si aggiungano le faraoniche premialità ricevute da alcuni funzionari addetti al controllo di ambiti appetitosi, che hanno lasciato giusto le briciole a chi ha lavorato con mansioni inferiori. Ambiti su cui il controllo era già discutibile sin dall’approvazione del bando, con pecche che hanno esposto ed espongono tuttora il Comune a contenziosi.

Dulcis in fundo, le transazioni. Ancbuche e restaurazionehe questo è un capitolo che meriterebbe non pochi approfondimenti e magari, come per i concorsi pubblici nelle armi, un capillare controllo sui parenti fino al quarto grado dei titolari delle società riceventi, per essere sicuri che il denaro destinato non finisca altrove.

Ma di tutto questo nessuno parla o scrive. Sono argomenti tabù anche tra i membri dell’opposizione, da cui ci si aspetterebbe una presa di posizione netta ed attenta.

E’ chiaro che il “popolo” delle buche e dell’orticello sotto casa da curare, di questi argomenti ben poco sa e ancor meno si interessa. Sono “affari interni” del Palazzo, ma con costi e conseguenze che ricadono su tutti, a maggior ragione su chi è stato votato, che dovrebbe farsene carico. Apriamo sportelli e app su cui ricevere segnalazioni, denigriamo a morte i commentatori anonimi (le cui soffiate però tornano utili per le indagini) ed ovviamente i giornalisti che tali non sono perché non iscritti all’albo, esattamente come tanti “apprendisti” della parola, per aver il coraggio di pubblicare e scrivere quel che altri mai pubblicheranno o scriveranno. Al popolo dei selfie basta poco per viver contento – festa, forca e farina – e qualche buca chiusa, tutto il resto è noia.

 

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