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Lorenzo Tondo giornalista d’inchiesta per amore della verità

lorenzo tondo ospite del classico

lorenzo tondo opite del classico Sicuramente uno di quegli incontri che ti porti dentro, soprattutto se sei una giornalista e cerchi in tutti i modi di perseguire la verità e la trasparenza dell’informazione. Lo scorso 17 febbraio presso l’Aula Magna del Liceo “P. V. Marone” di Gioia è stato ospite il giornalista del Guardian, Lorenzo Tondo. Tante le curiosità e domande rivoltegli dagli studenti che come racconta la prof.ssa Grazia Procino sono sorte prepotentemente dalla lettura de “Il generale” (La Nave di Teseo Editore) libro inchiesta verità su un clamoroso scambio di persona ai danni di un giovane eritreo, scambiato per un sanguinario trafficante di uomini. Il testo ha suscitato passione e coinvolgimento negli studenti, “questa per me è già una vittoria incredibile, accendere in loro la scintilla dell’impegno civile e del non rimanere indifferenti, anche per questo Antigone è il nostro faro”, ha aggiunto la prof.ssa Grazia Procino che ha moderato l’incontro reso possibile grazie alla collaborazione con il Presidio del Libro di Gioia nella persona di Orietta Limitone che ha ringraziato i presenti per l’attenzione costante dedicata alla lettura. Presente anche il dirigente scolastico prof. Rocco Falorenzo tondo opite del classicozio.

Medhanie Tesfamariam Berhe un ragazzo scambiato per Medhanie Yehdego Mered, il trafficante di uomini soprannominato “il Generale”

Per tre anni il giornalista si è occupato di questo caso, il ragazzo non sapeva che lavoro lui facesse, ma aveva capito che fosse dalla sua parte, dalla parte della verità. “È stato il processo italiano più seguito dalle maggiori testate estere e uno dei più ignorati dalla stampa italiana”. Un vero paradosso a cui il giornalista ha provato a dare spiegazioni per quello che definisce il simbolo del fallimento della strategia dei paesi europei per la caccia ai trafficanti di uomini, nonché fallimento del giornalismo italiano. Probabilmente il timore di scontrarsi con le autorità, di perdere fonti all’interno della procura di Palermo, che è una delle più importanti del nostro paese: “la maggior parte dei miei colleghi in Italia si porterà dietro le sofferenze di questo ragazzo imprigionato per tre anni, ingiustamente”. Dalle sue parole si evince tutta la delusione e la rabbia di chi da sempre si ispira al giornalismo di Pippo Fava, giornalista ammazzato dalla mafia a Palermo il 5 gennaio 1984. Un giornalismo dedito all’impegno civillorenzo tondo opite del classicoe, al rispetto della dignità e del valore della persona. Il clou dell’incontro si è sviluppato proprio con le domande degli studenti, domande precise e a volte anche scomode, come quella relativa al ruolo della politica italiana che ha cavalcato la vicenda fin quando era conveniente farlo. Questo atteggiamento ha penalizzato molto la soluzione della vicenda: “avrebbe coperto il vuoto giornalistico”, afferma Tondo che con “Il generale” vuole sopperire proprio a questo silenzio assordante. Molto apprezzato dagli attenti lettori del Virgilio è il linguaggio schietto, utilizzato per rendere più fruibile la lettura del libro e facilitare la comprensione di un caso molto complicato. Sempre gli studenti hanno evinto una critica al modo in cui vengono portate avanti le inchieste sui migranti soprattutto al sud Italia: “l’errore, secondo me, è procedere come se si stesse dando la caccia ai mafiosi, attraverso anche intercettazioni, non conoscendo la lingua dei trafficanti”. Infatti tanti sono gli errori di incomprensione eclatanti (oltre lo scambio di persona), come l’indagare un avverbio, infatti hanno scambiato l’avverbio quando “mess” con “Mesi” colorenzo tondo opite del classicognome o nome di battesimo di un trafficante. Questi errori sono figli dell’arroganza e della superficialità nel portare avanti queste inchieste. Tra le paure del giornalista quella più importante era quella di sbagliarsi, in qualche momento ha temuto che il ragazzo potesse essere davvero il temuto trafficante, ma si sa solo gli stupidi non hanno dubbi, l’altra paura era quella di vedersi chiuse tutte le porte da parte delle autorità, come in realtà è successo: il procuratore infatti lo ha persino bloccato su whatsapp, ed è stato sottoposto a intercettazioni: “avevo paura di essere finito in un gioco più grande di me”. Tra i momenti sicuramente più brutti c’è stato il giorno in cui la Procura negò l’acquisizione del test del dna o quando fu impedito alla mamma di Berhe di abbracciare suo figlio: “ero sicuro che quel test lo avrebbe subito scagionato”. Tra le persone più coraggiose incontrate in questa vicenda c’è sicuramente Robel Kelete, ragazzo eritreo torturato per un anno dal vero trafficante, che una volta arrestato lo denunciò ma non gli credettero.

Compito molto arduo è stato certamente trovare una casa editrice disposta a pubblicare un libro su caso giudiziario con processo in corso: “è stato un incredibile atto di coraggio”. Anche per la delicatissima tematica della tratta di esseri umani che come il lorenzo tondo ospite del classicogiornalista tiene a precisare è conseguenza dell’immigrazione e non causa: “il fenomeno migratorio è un fenomeno umano e come tale non avrà fine, lo abbiamo fatto anche noi che tra l’altro abbiamo il “merito” di aver esportato la prima organizzazione criminale al mondo, negli USA (vedi Lucky Luciano). Quale può essere la soluzione al fenomeno dell’immigrazione clandestina? La risposta di Tondo è chiara e univoca: la creazione di un corridoio umanitario “può essere davvero la salvezza per queste persone, è stato creato in Etiopia, unico modo per distruggere il traffico di esseri umani”.

L’inchiesta condotta dal giornalista è stata un lavoro solitario di verifica dei fatti, di ricerca, di studio, circondato dagli “addetti stampa della procura”, così definisce certi giornalisti. Un lavoro quello del giornalista che ti porta a fare i conti con la coscienza, almeno così dovrebbe essere: “non fai questo lavoro se non provi empatia per gli esseri umani”. L’atteggiamento dei colleghi che hanno scelto di non occuparsi del caso è la cosa che gli ha fatto più male.

Non poteva mancare una domanda sul caso di Patrick Zaky studente egiziano iscrittolorenzo tondo ospite del classico all’Università di Bologna, Tondo non se ne sta occupando personalmente, ma nota numerose analogie col caso Regeni: “l’Italia deve fare quello che non è stato fatto per Giulio, l’Università di Bologna ha chiesto l’intervento di tutti i paesi UE. È necessario trattare Patrick come se fosse un cittadino italiano al 100%, rivendicando il diritto ad un processo equo, l’Egitto non è un paese sicuro”, conclude.

“Hai provato la stessa rabbia per altri casi?”. “Una rabbia quotidiana perché mi rendo conto che ci sono milioni di altri Berhe in tutto il mondo, e l’estrema facilità con cui decidiamo di sbattere il mostro in prima pagina, mi spaventa”. Spero di trovare un altro caso che mi susciti la stessa passione, è una cosa molto appagante dal punto di vista giornalistico”.

Tondo saluta e ringrazia gli studenti per le domande stimolanti e invita loro a “stare col fiato sul collo all’autorità, ma a debita distanza, al centro delle storie, sempre e comunque dalla parte della verità”. Non possiamo non essere d’accordo. Grazie ancora una volta a chi rende possibili queste occasioni preziose.[foto Mario Di Giuseppe]

lorenzo tondo ospite del classico

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