Omissioni e zero trasparenza, a rischio scioglimento Consiglio?
Sta rischiando non poco l’Amministrazione sulla questione delle mancate “risposte” alle istanze dei consiglieri – condotta omissiva che integra il reato di omissione di atti d’ufficio, art. 328 del codice penale, in quanto impedisce ai Consiglieri di poter esercitare con pienezza il mandato consiliare, una violazione di legge tale da giustificare lo scioglimento del Consiglio comunale.
Un comportamento di inaudita gravità, in quanto delegittima non solo il ruolo dei consiglieri di minoranza, inspiegabilmente umiliati, ignorati e snobbati, ma anche degli elettori che in loro hanno riposto fiducia votandoli, quindi un vero affronto alla democrazia.
Se a denunciare questa situazione non è più solo il consigliere prodigino Donato Colacicco, famoso per il suo piglio polemico e battagliero, ma anche da una persona come Donato Paradiso, candidato sindaco nell’ultima competizione elettorale e consigliere della Bottega, da prendere come esempio per garbo, educazione e correttezza, il problema è serio.
Ricordiamo che il comportamento omissivo del Sindaco, del Segretario e degli uffici competenti, viola l’art. 43 D.lvo 267/2000, il quale prevede il diritto dei Consiglieri comunali di presentare interrogazioni e mozioni e di ottenere tutte le notizie e le informazioni utili all’espletamento del proprio mandato. Il decreto obbliga il Sin
daco o gli assessori da lui delegati, a rispondere entro 30 giorni alle interrogazioni e ad ogni altra istanza presentata dai Consiglieri comunali.
Questa situazione insieme alla totale mancanza di trasparenza in alcuni settori e all’impossibilità di accedere ad atti pregressi in altri, sempre e comunque per volontà di chi ci amministra, ha portato Paradiso ad una denuncia forte, di seguito riportata integralmente.
Una nota a margine… se l’intento “azzeccagarbugliesco” è di rendere complicato reperire le “prove” negli archivi degli atti per sostenere le denunce, alla fine il tutto potrebbe divenire un micidiale boomerang. Forse “aprire” gli archivi o ammettere qualche errore, potrebbe essere il danno minore.
LA DENUNCIA DI DONATO PARADISO
“A margine del Consiglio Comunale del 30 giugno scorso, ho riportato l’attenzione dei presenti sulla bocciatura fatta dalla maggioranza, nel precedente Consiglio, della proposta mia e di Milena Pavone, di ripristinare presso il nostro Comune l’archivio storico on line degli atti comunali. Una bocciatura fatta senza un minimo di discussione da parte dei consiglieri di maggioranza e senza uno straccio di motivazione! A parte la scortesia istituzionale di rimanere muti rispetto a un lungo lavoro fatto dai consiglieri di minoranza per rivedere il regolamento di accesso agli atti, ciò che emerge da questa decisione è la conferma che, nel nostro Comune, la trasparenza è una questione puramente formale, ma nella sostanza non esiste la volontà di condividere con i cittadini le scelte e gli atti che vengono emanati.
Ripristinare l’archivio storico, mettendo a disposizione dei consiglieri comunali e dei cittadini tutti gli atti emanati negli ultimi 5 anni e non invece, come succede adesso, negli ultimi quindici giorni, darebbe ai consiglieri la possibilità di esercitare il proprio mandato in maniera completa e esaustiva e a tutti i cittadini di poter accedere e conoscere gli atti emanati dal proprio Comune. 
E non mi venite a dire che esiste la possibilità di chiedere copia di questi atti: vi sono richieste fatte da diversi consiglieri presentate mesi e mesi fa che non risultano ancora evase, nonostante il Regolamento Comunale preveda cinque giorni per il rilascio di copie!
A chi ha poca memoria, vorrei ricordare che l’archivio storico degli atti è sempre stato presente presso il nostro Comune e solo nel 2018, con un atto d’imperio del Commissario straordinario, fu abolito in nome di una presunta violazione della privacy, argomento che viene esibito anche ora dal Segretario Comunale e dalla Amministrazione per giustificare tale scelta.
Peccato però constatare che la nostra città è forse l’unica a non avere l’archivio storico degli atti, a differenza della larga maggioranza dei Comuni della nostra provincia per non parlare di tutti gli altri Comuni, tra cui città come Milano, Torino, Roma, ecc. Ribadisco ancora una volta che, continuando con questa scelta, la tanto decantata casa di vetro del Comune avrà sempre di più vetri opachi, e la sbandierata trasparenza rischia di diventare puro esercizio formale, senza sostanza e senza anima.”
ATTI INACCESSIBILI… CUI PRODEST?
Se può confortare, la sensazione è che i consiglieri di maggioranza con il loro mutismo non volessero “snobbare” il lavoro fatto sul regolamento… forse neanche sapevano di cosa si stesse parlando, in ben altre faccende affaccendati per promuovere le loro attività o le progressioni politiche in carriera.
La domanda da porsi è: rendere inaccessibile l’archivio dell’albo pretorio per la presenza di presunti atti sensibili (che comunque vengono tutelati dalla privacy sia in fase di pubblicazione che di archiviazione), “cui prodest?”
Chi ha interesse ad ostacolare le ricerche dei consiglieri e della stessa stampa nel ricostruire i percorsi delle azioni amministrative? Perché far gravare le ricerche e le stampe degli atti sui singoli uffici, quando basta un “flag” per agevolare tutti? Perché rischiare che la Prefettura intervenga nel momento in cui qualche consigliere perderà la pazienza e denuncerà questa omertà?
Cosa si vuole a tutti i costi rendere… invisibile?
LA COLPA? DEL COVID… MA LA SCUSA NON REGGE PIÙ
Anche Colacicco ha esternato le sue perplessità.
“L’alibi per l’amministrazione è che per qualsiasi lungaggine, inefficienza, mancata realizzazione, incapacità o inottemperanza di quanto sarebbe previsto sia colpa del Covid. Non sfugge a questa realtà nemmeno la mancata risposta alla moltitudine di istanze presentate da me quanto da tutta l’opposizione.
Stranamente subito dopo il mio abbandono nell’ultima seduta del penultimo consiglio comunale come segno di protesta per le innumerevoli istanze a cui l’amministrazione non ha dato risposta, sono giunte una serie di comunicazioni dagli uffici comunali. Fa specie che alcune risposte siano state liquidate dopo molti mesi con informazioni lacunose, pur trattandosi di istanze ben più articolate.Per altre comunicazioni, invece, è stato evocata la difficoltà a procedere ad evadere la mole delle mie richieste poiché gli uffici e quindi il personale è impegnato a sostenere le attività di ripresa economica con tutte le conseguenti attività da sostenere con le attuali carenze di organico. Insomma l’emergenza sanitaria non permette di processare le mie richieste.
Non nascondo che in generale i ragionament
i proposti a supporto della mancata risposta alle mie istanze, potrebbero esser condivisi. Peccato che le mie istanze fanno riferimento ad un periodo temporale che ormai supera un anno. Non solo. Per alcune delle mie istanze la risposta consiste in copie di atti facilmente reperibili, se esistono, che non necessitano che qualche minuto di attenzione. Correttezza avrebbe comunque voluto che fosse da subito comunicata una difficoltà nel processare quanto da me richiesto.
È evidente che gli uffici si sono adeguati al leitmotiv imposto durante i consigli comunali dal sindaco a cui fa gioco, in questo momento, una reale difficoltà a seguire le tante attività in corso. Ma questo non può giustificare mesi di voluto e completo “oscurantismo”, o nel caso dello storico dell’albo pretorio, di mancanza di trasparenza costruita su cavilli normativi che ormai tutti sanno potrebbero comunque essere superati.
Perché fa comodo questa impossibilità ad accedere ad atti e documentazioni riguardanti le attività amministrative in corso? Semplicemente perché in questo modo diventa quasi impossibile scoprire tutti gli errori, le mancanze le dimenticanze di questa amministrazione e permette, tanto in consiglio comunale quanto nelle dichiarazioni pubbliche di costruire la più opportuna delle motivazioni a sostegno delle proprie tesi.”
