La Tredicina di Sant’Antonio di Padova nella chiesa di San Francesco

Prenderà il via da oggi, 31 maggio nella chiesa di San Francesco, la Tredicina in onore di Sant’Antonio di Padova. Ogni sera alle ore 18:15 la recita del Santo Rosario e alle ore 19:00 la Santa Messa presieduta a turno da diversi sacerdoti.
In attesa della festa del 13 giugno, riceviamo e pubblichiamo un’interessante ricerca del nostro concittadino Prof. Giuseppe Montanarelli circa la scultura in pietra cinquecentesca raffigurante Sant’Antonio di Padova che è esposta alla venerazione dei fedeli, sull’altare a lui dedicato nella nostra chiesa di San Francesco.
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“LA LEGGENDA DI “SAND’ANDUN D’ MUP” O “SANT’ANTONIO DEI MUTI O DEL SILENZIO” A GIOIA DEL COLLE
Secondo la tradizione popolare leggendaria locale, quando nell’anno 1533,venne donata al Convento di San Francesco d’Assisi di Gioia del Colle, la statua lapidea policroma di Sant’Antonio da Padova, opera pregevolissima dello scultore Paolo Catalano da Cassano, la testa del Santo era rivolta verso l’alto in atteggiamento estatico.
Si racconta che, alla prima tredicina in onore del Santo, parteciparono due pie donne gioiesi di nome Lucietta e Marietta che però, invece di pregare e stare in silenzio, continuavano a chiacchierare ed a spettegolare, pur essendo state ammonite bonariamente dal celebrante. Per nove giorni continuarono a parlare tranquillamente durante gli offici liturgici, incuranti del mormorio di protesta degli altri fedeli. Al decimo giorno della tredicina, come iniziarono a cianciare, la statua del Santo prodigiosamente si animò, tra lo stupore dei presenti e rivolgendosi alle due donne esclamò:” Ora basta, fate silenzio! Dovete adorare Dio con il cuore, tacendo e non sparlare del Prossimo! Così con il vostro chiacchierare non mi concentro ed in questo modo, non potrò realizzare le tredici grazie che riesco ad ottenere dalla Santissima Trinità in un giorno! Ora tacerete per sempre!”
Dopo queste parole la testa del Santo si abbassò incredibilmente sul lato destro in direzione delle donne.
Dalle cronache agiografiche è noto che, Sant’Antonio da Padova realizza tredici grazie al giorno in tutto il Mondo. Qualcuno affermava che queste parole furono pronunciate dal Santo in dialetto gioiese per farsi meglio comprendere. Le due donne impaurite e meravigliate, cercarono di giustificarsi invano, perché il Santo taumaturgo le aveva rese mute. Subito la notizia si diffuse in tutta la città ed il popolo volle andare ad omaggiare Sant’Antonio da Padova invocando il pubblico perdono e rimproverare le maldicenti. Le donne pettegole, intanto, si agitavano e si sforzavano di parlare ma inutilmente, perché erano diventate veramente mute. Così ridotte, ritornarono alle loro case tra il dissenso e le urla della gente. Lucietta e Marietta continuarono a partecipare agli ultimi tre giorni della tredicina, finalmente in assoluto silenzio, profondamente pentite delle loro maldicenze. La notte della vigilia della festa, Sant’Antonio apparve contemporaneamente alle due donne, dicendo che, se avessero voluto continuare a parlare, avrebbero dovuto bere a mezzogiorno, tre bicchieri di acqua benedetta del Pozzo di San Francesco d’Assisi. Dopo essersi risciacquata la bocca per tre volte, si sarebbero dovute recare in Chiesa per baciare sette volte i piedi della statua. Se il pentimento fosse stato veritiero, avrebbero recuperato la parola, in caso contrario sarebbero rimaste mute per sempre. Le due donne profondamente pentite ,nel giorno festivo, seguirono tutte le indicazioni del Santo, finché dopo la supplica, si sciolse in pianto il nodo presente nella loro gola e con immensa gioia promisero solennemente che non avrebbero più sparlato e calunniato il Prossimo, impegnandosi a diffondere il culto per Sant’Antonio da Padova, aiutando i poveri, gli ammalati e tutti i bisognosi. Le due donne iniziarono a produrre il pane antoniano della Divina Provvidenza, distribuendolo gratuitamente a tutti i devoti e fedeli, organizzando e celebrando a proprie spese, la festa dell’Ottava del Santo. ll popolo con grande timore venerava la statua prodigiosa. Però alcuni pubblici peccatori non tolleravano la presenza della statua in Chiesa ed in città, perché ritenevano che il Santo, potendo miracolosamente parlare, avrebbe potuto rimproverarli e rendere noti a tutto il paese i loro gravi peccati. Per questo motivo, fingendo una particolare pulizia dell’immagine, ingannarono i frati e rimossero la statua dall’altare e la collocarono in una nicchia della sacrestia, murandola. Si dice che i sette impostori ebbero le mani sinistre fratturate a causa del peso del simulacro, divenuto irremovibile, affermando falsamente che la statua, durante il trasporto per la pulitura, era caduta distruggendosi irrimediabilmente.
Si racconta per l’appunto che, i sette malfattori bugiardi, consegnarono ai frati increduli macerie rocciose e trovandosi, in seguito a lavorare in una cava, morirono schiacciati dai massi caduti a causa di una improvvisa frana, tre mesi dopo la sparizione della statua. I Gioiesi, rimasti privi del simulacro lapideo miracoloso, vollero far scolpire una nuova statua lignea di Sant’Antonio da Padova, volendolo impreziosire con la statuetta di Gesù Bambino che in vita era apparso per abbracciare il Santo definito il Giglio Giocondo, terrore degli infedeli. Da allora a Gioia del Colle si persero le tracce della statua di Sant’Antonio da Padova dei muti o del silenzio come fu ribattezzata dagli antichi devoti Gioiesi. Dopo accurate ricerche, coadiuvate dal Professor Mario Girardi, appassionato ed eminente storico gioiese, venne ritrovata la statua lapidea originale del Santo che, dopo il minuzioso e delicato restauro, è stata collocata definitivamente nell’altare privilegiato della Chiesa Conventuale e Rettoria di San Francesco d’Assisi a Gioia del Colle”.
