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COSTO MENSA AUMENTA SENZA AVVISO, GENITORI FURIOSI

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mensa-scolasticaIntollerante l’aumento della mensa, intollerante l’applicazione retroattiva al 1° gennaio senza aver avvisato prima le famiglie, intollerante che prima di Natale non c’erano più buoni perché qualche “dritto” ne aveva fatto scorta, intollerante che il dirigente non sappia dare spiegazioni, intollerante ed oscena questa politica del populismo…”.

E’ questo lo sfogo legittimo di una madre gioiese che, dall’oggi al domani (complice una gestione “approssimativa” dell’attuale esecutivo piero_longoguidato da Piero Longo), si trova ad affrontare un aumento del ticket mensa, senza ricevere spiegazioni in merito né dal dirigente dei Servizi Sociali o dai dirigenti scolastici, né dalla politica, probabilmente affaccendata in tutt’altre imprese.

Magari, considerato il periodo carnascialesco, nel travestirsi da struzzo per cercare di mandare giù, senza gustarli, i bocconi amari preparati e donati dagli stessi alleati. O da coccodrillo per giustificare le tardive lacrime, da coccodrillo per l’appunto, comparse sotto forma di rotazione delle deleghe, necessamunicipio-ingressorie per tentare di recuperare i pezzi persi per strada.

Intanto, mentre le famiglie si trovano a fare i conti con gli esorbitanti aumenti della mensa scolastica e quant’altro, si continua a tollerare il rivolo inarrestabile di spese che l’attuale amministrazione stenta ad arrestare. Tant’è che rende inutile e qualunquistico il grido di dolore arrivato dall’esecutivo gioiese, per gli ipotetici trasferimenti in meno da parte del Governo.

Già, un Governo, di colore identico a quello che amministra Palazzo S. Domenico, che ha sempre sbandierato ai quattro venti di non voler mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Proposito eluso totalmente, poiché sia la giunta Longo a Gioia (ad iniziare dall’addizionale IRPEF), che il Governo, le mani nelle tasche dei cittadini le stanno mettendo, anzi possiamo dire gliele hanno bucate.soldi

Infatti, per una famiglia con due bimbi (genitori lavoratori  entrambi e non ricchi) iscritti alla scuola primaria, il servizio mensa passa dagli attuali 55 euro mensili per bimbo al mese, a 75 euro. In pratica un aumento che si aggira intorno al 40%.

sante-celibertiEd a quella delle mense scolastiche e del nido si aggiungerà la TARSU, che secondo le notizie che arrivano dal Palazzo subirà un incremento del 16%.

E tornando alla dichiarazione d’apertura, fa specie che un’amministrazione attenta alla comunicazione non abbia ritenuto opportuno informare la città. Ma qui, e non vuol essere una giustificazione, probabilmente l’esecutivo ha voluto da subito mettere in atto quello che è il diktat dell’assessore al bilancio, ridurre cioè da subito le spese della comunicazione del 50%.

Ma come spiegare alla gente, e ai genitori non vicini al “sole” che, si dice, ci sono stati i soliti furbetti del mensa_bambini_a_tavolaquartierino che già prima di Natale avevano fatto incetta di buoni pasto (si parla di 400 tessere sparite in un solo giorno), onde evitare la graticola degli aumenti? E se questo fosse vero, potrebbe o no interessare la Procura? Ma la cosa più preoccupante è che l’aumento sarà retroattivo.

Intanto, dopo il caos di fine d’anno sulle 400 tessere sparite, c’è stato un ritorno all’antico, si possono ritirare dai Servizi Sociali i buoni pasto, pagandoli al vecchio prezzo, almeno fino a quando il provvedimento non passerà dal consiglio comunale. Anche se su questa soluzione pesa un avviso che campeggia nella bacheca dell’Assessorato ai Servizi Sociali, dal quale si evince che il tommaso_bradascioComune si riserva di introitare un’integrazione a partire dall’inizio dell’anno.

E se i dirigenti scolastici non parlano, il silenzio non l’osserva il presidente della III Commissione consiliare Tommaso Bradascio, il quale dopo aver stigmatizzato il modo in cui la maggioranza ha gestito questa faccenda, haprecisato che quello della retroattività è un iter tecnicamente percorribile: “Ma fortemente discutibile sotto l’aspetto politico – dichiara – perché così facendo si impone alle famiglie un surplus di spesa per servizi già usufruiti e pagati. In pratica, una questione di stile e di buon senso”.

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